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David Mamet

Drammaturgo, sceneggiatore, regista, produttore, David Mamet nasce a Chicago, Illinois il 30 novembre del 1947. Formatosi al Goddard College, nel Vermont, e alla Neighborhood Playhouse School of Teather di New York (posti dove è poi tornato per insegnare) muove i primi passi a metà degli anni '70 come attore e regista. Nel 1976 s'impone all'attenzione del mondo del teatro e della letteratura con tre piece Off-Off Broadway, "The Duck Variations", "Sexual Perversity in Chicago" e "American Buffalo" (da cui poi trarrà la sceneggiatura dell'omonimo film di Michael Corrente del 1996), che portano alla luce il suo stile fatto di dialoghi sciolti e folgoranti, di relatività morale in un mondo ormai privo di direzione, di critica (o meglio di constatazione) dell'oppressivo sistema americano, amaro, disincantato e ironico allo stesso tempo.
Seguono altri due grandi successi ottenuti con le pièces "Il bosco" e "Nella nebbia", ma l'avvicinamento al cinema, nelle vesti di sceneggiatore, avviene all'inizio degli anni '80 e si concretizza nel successo dell'adattamento de "Il postino suona sempre due volte" per il film diretto da Bob Rafelson, bissato l'anno successivo dallo script per "Il verdetto". Da quel momento, Mamet continua ad alternare la sua produzione teatrale a quella cinematografica, dividendosi per quanto riguarda quest'ultima tra i progetti personali, spesso a basso budget, in cui adatta e dirige i suoi testi, e produzioni più altisonanti per le quali mette a disposizione il suo 'mestiere': per una major, per un produttore, poter contare sulla penna di Mamet, magari anche solo per supervisionare o 'registrare' un testo altrui, diventa quasi sempre certezza che le cose sullo schermo 'funzionino'. Pensiamo a "Gli intoccabili", rivisitazione gangsteristica tratta dalla popolare serie tv, a "Hoffa: santo o mafioso?", biopic sul controverso sindacalista diretto da Danny De Vito, a "Sesso e potere", commedia su intrighi alla Casa Bianca che nel 1998 diviene un caso di costume per le sue capacità profetiche.
Tra le cose più alte mai scritte da Mamet, "Glengarry Glenn Ross" gli vale nel 1984 un Premio Pulitzer e viene adattato al cinema, per la regia di James Foley, nel bellissimo "Americani", amara celebrazione del 'tutti contro tutti' per restare a galla, ambientata a Chicago in un'agenzia immobiliare.
Come regista Mamet esordisce nel 1987 con "La casa dei giochi", guadagnando elogi e consensi nonché un paio di premi minori al Festival di Venezia. Seguono "Le cose cambiano", divertente commedia giocata in tono minore, "Homicide" e via via gli altri, fino a "Heist - Il colpo" e "Hollywood, Vermont". Sono film spesso volutamente 'piccoli', in cui Mamet si diverte a rivisitare e decostruire i generi classici, portando a perfezione la sua proverbiale capacità ritmica nel costruzione di un dialogo cinematografico. Mamet ama lavorare in proprio, circondato da una cerchia fidata di collaboratori e attori che sono prima di tutto amici di vecchia data (William H. Macy e Joe Mantenga su tutti).
Legato in passato all'attrice Lindsay Crouse, è ora sposato con Rebecca Pidgeon, che compare regolarmente nel cast dei suoi ultimi film.
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