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Il gatto
Le Chat
Georges Simenon 
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Romanzo, Belgio 1967
165 pp.
Prezzo di copertina € 10
Traduzione: Marco Bevilacqua
Editore: Adelphi , 2011
ISBN 978-88-459-2611-2


Adelphi

Una coppia scoppiata. Una come tante, direte. E invece no, perchÚ non Ŕ da tutti odiarsi come si odiano ╔mile e Marguerite, soprattutto dopo che lei ha ucciso il suo gatto e lui ha ucciso il suo pappagallo.

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Il gatto: Una ragione per vivere

Per finire, pieg˛ il foglietto pi¨ volte, come fanno i ragazzini quando se li lanciano servendosi di un elastico. A lui l'elastico non serviva. In quel giochino aveva acquisito una destrezza stupefacente, quasi machiavellica. Si sistem˛ il foglietto di carta fra il pollice e il medio. Il pollice si pieg˛ come il cane di un'arma e, scattando all'improvviso, scagli˛ il messaggio nel grembo di Marguerite. Non sbagliava un colpo, per cosý dire, assaporando ogni volta la stessa profonda soddisfazione.

La sua creatura letteraria pi¨ famosa Ŕ il commissario Maigret. E tuttavia non c'Ŕ bisogno di amare i gialli per apprezzare i romanzi di Georges Simenon. Pochi sono gli scrittori come lui capaci di creare atmosfere, penetrare la psicologia dei personaggi, dare corpo e spessore alle scene che scorrono davanti agli occhi del lettore come in un film.
Scritto in otto giorni e pubblicato nel 1967, Il gatto non Ŕ un giallo. E' un romanzo psicologico tutto centrato su due personaggi impersonati, nella fortunata riduzione cinematografica, da Simone Signoret e Jean Gabin (Le chat - 1971, di Pierre Granier Deferre).
Ci sono anche un paio di comparse ma i protagonisti indiscussi sono loro, ╔mile e Marguerite, una anziana coppia male assortita, 73 anni lui e 71 lei, troppo diversi per temperamento, cultura, educazione, filosofia di vita, perchÚ il mÚnage familiare possa funzionare. E infatti non funziona.
Vedovi entrambi, avevano creduto che la somma di due solitudini potesse produrre qualche effetto positivo, ma si erano illusi.
Marguerite non sopporta il modo di mangiare vorace e rumoroso del marito, il suo parlare con un timbro di voce sempre troppo alto, i suoi modi rozzi e volgari, la sua vitalitÓ chiassosa e ordinaria, i suoi sigari puzzolenti, i peli neri e ispidi che gli ricoprono il petto, e soprattutto non sopporta Joseph, il gatto a cui il marito Ŕ affezionatissimo.
Da parte sua ╔mile detesta i modi aristocratici e leziosi della moglie, la sua avarizia, la sua perenne aria triste e malinconica, la mancanza di calore umano e di entusiasmo, e soprattutto detesta il suo pappagallo.
I due animali sembrano catalizzare i sentimenti negativi che si respirano nell'aria: il disprezzo, l'astio, l'acredine, l'ostilitÓ.
La situazione poi precipita con l'avvelenamento del gatto di cui ╔mile incolpa Marguerite, e la prima reazione Ŕ la vendetta consumata, neanche a dirlo, sul pappagallo.
Da allora c'Ŕ stato spazio solo per il rancore e per l'odio pi¨ viscerale.
Da quattro anni marito e moglie conducono due esistenze separate pur vivendo sotto lo stesso tetto, non si rivolgono la parola e comunicano solo attraverso bigliettini laconici e crudeli che rivangano le rispettive colpe: "Il gatto", "Il pappagallo".
Termometro in bocca e medicine, Marguerite si atteggia a malata, o magari lo Ŕ davvero. ╔mile Ŕ pronto col suo biglietto, "Per me puoi crepare". Marguerite legge e immediatamente risponde "Hai un colorito verdastro".
Marito e moglie non si parlano ma si spiano di nascosto lanciandosi messaggi muti.
Modificare le proprie abitudini potrebbe apparire come un segno di debolezza, e allora continuano a dormire nella stessa stanza, sia pure in letti separati.
"╔mile si spogliava quasi sempre per primo, con il massimo pudore possibile. Ma c'era un momento in cui doveva mostrare il petto nudo, le costole sempre pi¨ prominenti, le gambe e le cosce pelose, dai muscoli mollicci. Sapeva che lei lo spiava, felicissima di vederlo sciuparsi poco a poco; ma dopo toccava a lui lanciare occhiate furtive al seno magro e piatto, alle natiche flaccide e alle caviglie gonfie della moglie. "Sei proprio carina, ragazza mia!...". "E tu? Ti credi tanto bello, tu?...". Come sempre non si parlavano. Si giudicavano in silenzio".
Il loro Ŕ un gioco crudele e sadico in cui il solo obiettivo Ŕ ferire l'altro.
E alla fine non rimane che l'odio.
Ma pu˛ un sentimento cosý devastante unire in modo indissolubile due persone diventando la loro unica ragione di vita?
╔mile e Marguerite ci dicono di sý, e Simenon sembra dar loro ragione.


Giancarlo Montalbini  (15-01-2011)

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