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Elogio dell'immoralista
Elogio dell'immoralista
Roberto Mordacci 
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Saggio, Italia 2009
224 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Bruno Mondadori , 2009
ISBN 978-88-6159-307-7


Bruno Mondadori

E' un libercolo il saggio di Roberto Mordacci, fruibile, tascabile e di poco peso, ma a inizio lettura avvertiamo subito la lectio magistralis di filosofia morale. E' diviso in cinque parti: un breve storico dell'immoralista in autori come Trasimaco, Rameau, Nietzsche e Gide (Ritratto dell'immoralista); i moralisti classici e moderni (Le maschere del moralismo); in relazione al piacere e all'edonismo (L'immoralista e il libertino); come fuggire dalla moralità incalzante (L'amoralista e lo scettico); e infine l'analisi del libero arbitrio (Immoralismo e autonomia del volere).

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Elogio dell'immoralista: Il cattivo maestro

Non resta altro mezzo per rimettere in onore la filosofia: si devono come prima cosa impiccare i moralisti. (Nietzsche, Frammenti postumi)

Per capire l'Elogio dell'immoralista, una domanda in primis: chi è il moralista? E' colui che dice no. "C'è una cultura del no che affligge ogni moralismo, tanto quello ascetico-religioso quanto quello laicista-libertario, tanto quello trionfalista e tecnologico quanto quello apocalittico ed ecologista" chiarisce subito Mordacci. No alla creatività, no all'azione, no all'iniziativa in cui si sospetti un'indipendenza di giudizio. In pratica no alla vita. Il moralismo vuole strutturare la condotta delle persone in base a modelli ideali, gli altri sono "i diversi", i senza regole, e devono essere convertiti al buono e giusto, attraverso norme precostituite e conservate in una cassaforte collettiva inespugnabile. E l'immoralista? E' il nemico pubblico, colui che riesce a scassinare la cassaforte, che segue costumi e convenzioni diverse, coinvolto nell'azione e per questo nell'errore. Da non confondere con l'immorale o con il libertino, figure dello spirito con spessore e scopi diversi, l'immoralista dice sì al rischio, alla voce profonda dentro di sé, alla vita. E' un po' come nei film polizieschi, un'intera iconografia classica (La grande fuga, Nick mano fredda, L'evaso) ci affascina e ci traghetta come spettatori, nell'identificazione quasi sempre con l'evaso e/o il fuggitivo.

Tania Di Giacomantonio  (15-01-2011)

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