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Io non ci volevo venire qui
Io non ci volevo venire qui. Breve manuale di autodistruzione per il conseguimento della felicità
Angelo Orlando Meloni 
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Romanzo, Italia 2010
118 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Del Vecchio , 2010
ISBN 9788861100367


Del Vecchio

Il giovane protagonista, privo di un talento qualsiasi degno di nota, ambisce soltanto ad una vita tranquilla, e cerca di fuggire al costante stimolo dell'arte. Che invece lo perseguiterà senza tregua.

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Io non ci volevo venire qui: L'autoironia dello scrittore

Scrittori! A livello mediatico valgono zero, e per questo la notte piangono.

"Se io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, le attuali conclusioni..." cantava Francesco Guccini, autosfottendosi ne L'Avvelenata, sull'incauta scelta di fare il cantante. Angelo Orlando Meloni, siracusano classe 1975, fa la stessa cosa ma da scrittore, con un libro che è una spietata presa in giro, ironica, autoironica e un po' caustica sulla voglia di fare "arte" a tutti i costi. Il giovane -autobiografico?- protagonista, privo di un talento qualsiasi degno di nota, ambisce soltanto ad una vita tranquilla, e cerca di fuggire al costante stimolo dell'arte. Invece, "come accade quando l'istruzione di massa crea quale suo imprevedibile prodotto un esercito di chitarristi e poeti anziché di scienziati", il nostro uomo dovrà destreggiarsi tra scuole di scrittura che ci fanno ghignare (ma di chi parlerà mai?), abbozzate compagnie teatrali di quartiere e viaggi della speranza alla ricerca della fama.

E' dissacrante Meloni, traccia un quadro di quella parte di una generazione che, rifiutando il target basso di Reality e dintorni, si è lasciata fregare una bella fetta di adolescenza e gioventù dalla mission "artista a tutti i costi". Meglio così, questo è chiaro, ma certo fa ridere leggere alcune pagine che ti fanno venire in mente quella volta che anche tu sei stato trascinato in un teatro a vedere una pallosissima pièce che però faceva tanto "impegnato".

Ma come vanno a finire queste cose? Rubiamo all'autore due righe del suo divertentissimo libro per spiegarvi dove vanno a finire: "Lo sappiamo come vanno a finire queste cose. La sera di Ferragosto un amico ti ha trascinato a forza sulla spiaggia perché voleva chiederti un parere sui testi delle sue canzoni. Ma lì hai conosciuto una tipa e del problema della ricerca dell'io nella società tecnologica improvvisamente non te n'è fregato punto. Le canzoni del tuo amico, maddai!, nemmeno a parlarne".

E' così la scrittura di Meloni, ed è così la storia, sono fresche, chiare, dirette; ci riportano un po' con nostalgia a quella genialata di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, ci riportano a quando sei ancora lì, un minchione che insegue sogni e velleità artistiche ed ancora non si è svegliato. Insomma, una fetta di paradiso!

Le canzoni ce le mette pure, però, a far da colonna sonora. Ed è così che tra una pagina e l'altra, Meloni si fa accompagnare da pezzi come Sweet Child o' Mine dei Guns N' Roses, You Can Call Me all di Paul Simon o Drunk Sincerity dei Bad Religion. Si sta benissimo tra quelle pagine.



Simonetta Degasperi  (15-01-2011)

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