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Il volo della cicala
Il volo della cicala
Giorgio Ballario 
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Noir, Italia 2010
288 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Angolo Manzoni , 2010
ISBN 9788862040945


Angolo Manzoni

Giorgio Ballario, oltre che nella narrativa giallo noir ambientata nello spazio - tempo del ventennio fascista coloniale, con il suo detective Hector Perazzo si cimenta in una realtà contemporanea fatta di droga, violenza, ricatto, che esce dai confini torinesi per estendersi alle isole greche. Argentino di origine italiana, l'ex poliziotto Perazzo, a metà degli anni Ottanta, percorre al contrario la rotta dei suoi avi e arriva in Italia con pochi soldi, poche certezze e tanti sogni. A Torino, dove una vecchia zia gli ha lasciato in eredità un piccolo appartamento in un quartiere multietnico, apre un'agenzia di investigazioni e tira avanti stancamente finché non gli capita un incarico apparentemente semplice e ben retribuito per conto di uno fra i maggiori scrittori italiani: recuperare il manoscritto rubato all'autore di best seller.

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Il volo della cicala: Libri, droga e insalata greca

In quel momento si sentì un "ooohhhh" collettivo e una raffica di frasi urlate a voce così alta che non potevano che essere imprecazioni all'intero pantheon ellenico.
"Ha pareggiato il Paok", mi avvertì Nikos con la solita flemma.
Guardammo l'ora. La partita era praticamente finita, si giocava il recupero. Un paio di tifosi gialloneri, imbufaliti, stavano già lasciando il club discutendo animatamente sulle responsabilità del gol incassato al novantesimo. Gli altri, invece, bevevano fino in fondo l'amaro calice del pareggio a tempo scaduto e resistevano stoicamente davanti allo schermo.
All'improvviso notai Marzio sbucare dalle palme dei giardini pubblici e attraversare di corsa la piazza, trascinando Eka per una mano. Dietro di loro, a una cinquantina di metri, stavano arrivando due figuri vestiti di nero. Indossavano gli occhiali scuri, anche se di lì a poco sarebbe piovuto. Non li avevo mai visti prima, ma capii subito di chi poteva trattarsi. Uno dei due, che sotto la giacca nera indossava una polo bianca, stava mettendo mano alla fondina che portava nascosta sotto l'ascella.
Mi alzai di scatto, rovesciando il tavolino con i bicchieri ormai vuoti. Tenevo la Glock nella tasca del giubbotto, ma non volevo tirarla fuori se non in caso di vera emergenza. Lanciai un grido al pensionato.
"Scappa Nikos, sono loro! E sono sicuramente armati".


Il romanzo si presenta con uno spunto interessante, quello del furto, o meglio del sequestro, di un manoscritto opera di un ghostwriter (che è pure il sequestratore) per conto di un autore famoso. E qui entra in gioco il detective italo argentino Perazzo, che viene incaricato di rintracciare il maltolto e per farlo lascia una gelida Torino per il clima ben più gradevole dell'isola del Minotauro, dove troverà mostri ben più pericolosi dell'archetipo mitologico in quanto al posto delle corna hanno pistole sempre cariche e mani pronte, alla bisogna, a premere grilletti e scambiare soldi e bustine di polvere bianca. Il genere letterario si può classificare senz'altro come hardboiled, genere del quale rispecchia in gran parte i canoni. Tuttavia, più che strizzare l'occhio ai predecessori americani in stile Marlowe, l'autore sembra essere maggiormente ispirato dal buon Pepe Carvalho e probabilmente dal famoso commissario siculo che si chiama come il "padre" del detective catalano. Come i due sopracitati, infatti, Perazzo, oltre a essere comunque molto affascinato dalle giovani donne, è un vero buongustaio, e nel libro non mancano i momenti "gastronomici" nei quali vengono serviti dettagliati piatti della cucina locale. Particolare curioso, a questo proposito, l'avversione del protagonista per l'insalata greca (I hate Greek salad, ripete Perazzo come un mantra), che a detta di molti è invece un ottimo piatto oltre che un simbolo vero e proprio. Nel corso della narrazione (e del giro turistico dell'isola), mai noiosa - pur non mancando qualche forzatura letteraria - ironia e malinconia si alternano (con mano abbastanza felice), come è giusto che sia nella narrativa appartenente a questo genere letterario. Altra nota positiva è la mancanza della ricerca del colpo di scena a tutti i costi. Naturalmente si tratta di un'opera che proprio per la sua collocazione particolare nel "genere", può incontrare o meno il favore di un pubblico "specializzato"; in ogni caso, forse, sarebbe opportuno ogni tanto, che anche chi segue diete letterarie diverse, provasse ad assaggiare qualche piatto nuovo (servito in un ottimo corpo 16 che di certo non è pesante per gli occhi), e lasciare stare per una volta scaffali e banconi colmi dei soliti hamburger; e chissà che il nuovo piatto, oltre che agli occhi, risulti gradevole anche al palato...

Luigi Brasili  (15-01-2011)

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