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Lo spazio sfinito
Lo spazio sfinito
Tommaso Pincio 
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Romanzo, Italia 2000
157 pp.
Prezzo di copertina € 13,50
Editore: Minimum Fax , 2010
ISBN 978-88-7521-270-4


Minimum Fax

In un mondo parallelo può accadere di tutto, e anche personaggi storici, con una loro identità documentata e certificata, possono diventare altri. Marilyn Monroe fa la commessa in una libreria dove non ci sono libri, mentre Kerouac non è l'autore di "On the road" ma collauda penne a sfera, e poi fa il controllore di orbite lanciato in una navicella nello spazio dalla Coca Cola Enterprise. C'è anche Neal Cassady che si innamora di Marilyn Monroe, o meglio di Norma Jane Mortensen che è sposata con Arthur Miller. E Miller non è regista commediografo ma lavora per la Coca Cola, ed è lui che ha mandato Kerouac nello spazio.
E per concludere un dubbio: siamo sicuri che la conquista dello spazio, il cielo, le stelle, non siano tutta una bufala?


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Lo spazio sfinito: Strada senza uscita

E il Signore disse, "Non c'è niente di meglio di una bella partita a dadi con l'universo per ammazzare il tempo".
Quando gli riferirono le parole del Signore, Albert Einstein ci pensò su e poi domandò, "Ha detto per caso se sono truccati?"
"Cosa?"
"I dadi".
"No".
"L'immaginavo".


Sfinito quale sinonimo di esausto, stravolto, spossato, stremato, svuotato.
Nel romanzo di Tommaso Pincio Lo spazio sfinito, tutti i personaggi sono un po' stremati, svuotati, a cominciare da Jack Kerouac e dal suo amico Neal Cassady.
Avrete già messo a fuoco che siamo in America, in compagnia di alcuni dei protagonisti della beat generation. E poi, sia pure come comparse, ci sono anche Lucien Carr e David Kammerer con la loro storia omosessuale, e William Burroughs.
Nel lettore invece, almeno all'inizio, più che stanchezza prevale un senso di spaesamento, come quando si incontra qualcuno conosciuto ma fuori dal suo ambiente naturale, vestito in modo diverso rispetto al solito, e si stenta a riconoscerlo.
Pincio del resto lo dice fin dall'inizio, in una brevissima nota a margine: anche se nomi, persone e fatti coincidono talvolta con la realtà, ci si muove in un mondo che è quello della finzione. Spazio dunque alle invenzioni narrative le più diverse e stravaganti, che contribuiscono a creare un effetto surreale e straniante.
Immaginate una libreria senza libri, dove i volumi sono sostituiti da una serie di videoterminali, ognuno con la sua bella orientatrice che guiderà il cliente nell'acquisto. E dietro il nostro terminale c'è nientemeno che Marilyn Monroe.
Nulla da meravigliarsi se Neal Cassady si innamora della sua "bocca specchiante". Forse ce ne innamoreremmo anche noi.
Andato miseramente a vuoto il primo approccio Neal, nel tentativo di ritrovarla, si metterà in contatto con Jane Norma Mortensen, che poi è il vero nome di Marilyn Monroe, ma non è Marilyn Monroe, anche se è sposata con Arthur Miller e vive in una casa sulla cascata identica a quella realizzata dal famoso architetto Frank Lloyd Wright.
Vi siete persi? Non vi preoccupate. Non è che un assaggio di quanto Pincio ci propone in un'escalation di trovate, apparentemente esilaranti in realtà profondamente amare, dove nulla è così come sembra.
Mentre procedo nella lettura mi si compone davanti agli occhi il famoso quadro di Magritte che raffigura una pipa e dove campeggia la scritta "ceci n'est pas une pipe".
Il disorientamento del lettore è tutt'uno con quello dei personaggi del romanzo e dei protagonisti reali di una stagione fondamentale e unica nella cultura del Novecento.
Pur nella finzione narrativa, nomi e luoghi sono quelli della beat generation americana degli anni '50 che tanto ha condizionato la letteratura e la cultura dei decenni successivi nonché il nostro attuale modo di essere e di sentire. Forse Pincio ci vuole ricordare che non si è trattato solo di una moda passeggera ma di un movimento che, più e meglio di ogni altro, ha dato voce al disagio esistenziale di tutto un secolo e del quale anche noi, in qualche modo, oggi siamo figli.
Avevamo lasciato Kerouac "sulla strada", in un viaggio alla ricerca di se stesso. Lo ritroviamo ancora in viaggio, nello spazio questa volta, ma l'intenzione è rimasta la stessa.
"Quel Kerouac avrebbe vissuto per sessantatré giorni a bordo di una delle minuscole navette che perlustrano gli spazi orbitali delle grandi compagnie, girando intorno al pianeta Terra a un'altezza di circa trentaseimila chilometri. Tutto questo non lo avrebbe però aiutato a trovare quel senso della vita che andava cercando".
Che è poi quello che cercano anche Cassady e Norma Jane, ma non hanno miglior fortuna. La loro storia d'amore è di una malinconia struggente, nonostante facciano sorridere gli equivoci su cui si fonda, anzi forse proprio per quelli.
"Non si incontrarono mai. Non si videro mai, Si parlarono soltanto per telefono... Non ebbero nient'altro dal loro incontro. Solo l'illusione di aver percepito con chiarezza cos'è che volevano veramente. Ma proprio per questo fu vero amore, il loro. Aria stritolata tra gli ingranaggi delle cose".
Se il senso della vita non lo trova Kerouac, e non lo trova Cassady, e non lo trova Norma Jane, e non lo trovano gli altri personaggi del romanzo di Pincio, forse vuol dire che non c'è.
"All'inizio le cose capitano come niente, nel senso che capitano e basta. Poi le cose si incastrano tra loro e quel niente non basta più. Non basta più perché cominci a provare la sgradevole sensazione di essere rimasto incastrato nelle cose o, peggio ancora, che le cose ti abbiano incastrato".
Anche noi continuiamo a interrogarci e a cercare un senso, come tutti del resto, anche se Pincio non ci lascia molte speranze. Il capitolo 48 del suo romanzo è forse il più breve e impietoso di tutta la letteratura di ogni tempo: "Un cartello disse, Strada senza uscita".


Giancarlo Montalbini  (15-01-2011)

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