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Questo è il paese che non amo
Questo è il paese che non amo. Trent'anni nell'Italia senza stile
Antonio Pascale 
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Saggio, Italia 2010
188 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Minimum Fax , 2010
ISBN 9788875212179


Minimum Fax

Gli anni '80 hanno segnato l'inizio di una mutazione profonda eppure inafferrabile della società italiana, al punto che trent'anni dopo stiamo ancora cercando di capire cosa sia successo per davvero. Antonio Pascale ripercorre gli avvenimenti che dal Live Aid (era il 13 luglio 1985, un sabato) ci hanno portato, attraverso due governi Prodi, tre governi Berlusconi, il caso Di Bella, l'esplosione delle palestre e della tv commerciale, Eluana Englaro, al punto morto odierno. Lo fa seguendo un filo, quello della progressiva capitolazione del corpo sociale italiano nei confronti di un'inarrestabile caduta del livello del discorso.

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Questo è il paese che non amo: Questioni di stile

Più ci conosciamo (con metodo e onestà di rappresentazione), più ci difendiam

A un certo punto ti rendi conto che la gente ha smesso di fare quello che tu ti aspetti che faccia. Le due tremila persone che incroci ogni mattina mentre attraversi la città diventano davvero degli sconosciuti e cominci a chiederti cosa possa essere successo, ma non ne vieni fuori. Ti rendi conto di non essere da solo (anzi...) ma ti è di poco, pochissimo conforto ed è in quel momento che decidi che chiunque abbia un'idea, una teoria che può aiutarti a capire potrebbe essere un aiuto prezioso. Questo è lo stato d'animo con cui chi vi scrive ha preso in mano Questo è il paese che non amo (dev'essere stato il titolo).
A quanto pare anche Antonio Pascale, autore del volumetto uscito per minimum fax (ma questo lo sapete già), si è trovato spiazzato dagli sviluppi degli ultimi venti trent'anni ma ha reagito in modo più costruttivo, concentrando la sua attenzione sulle ricadute che la rappresentazione della realtà ha su ciò che vorrebbe rappresentare (la realtà, in una parola). Più in particolare Pascale si chiede quanto peso abbia il modo in cui raccontiamo qualcosa, lo stile insomma, e la questione non è affatto banale. Provate per esempio a pensare a tutte le volte che vi siete trovati di fronte ad un'articolazione sbagliata di un'idea o di un punto di vista in cui vi riconoscete. Questo è il paese che non amo, come è facile immaginare, fornisce grande abbondanza di esempi assai interessanti, a partire dal Live Aid del 1985 in cui un obiettivo tutto sommato condivisibile, portare immediato conforto alle vittime di una carestia, veniva perseguito appoggiandosi a degli stereotipi discutibili al punto che, rivisti oggi, i video girati allora per promuovere l'iniziativa provocano imbarazzo più che nostalgia. In altre parole il fine giustifica i mezzi? E se la risposta è negativa, quanto danno possono fare i mezzi sbagliati? Pascale analizza l'intima connessione tra livello del discorso collettivo e capacità della società di leggere la realtà per operare delle scelte. Se si abbassa il primo possiamo aspettarci delle ripercussioni sulla seconda. Pensate al tenore del discorso che si sviluppò intorno al caso di Eluana Englaro. La questione della possibilità o meno di decidere se essere tenuti in vita per quindici anni può essere affrontata in molti modi, indipendentemente da come la si pensi, certo è che quello scelto da alcune delle cariche più alte del governo (il Presidente del Consiglio informò la nazione del fatto che Eluana Englaro era viva a tutti gi effetti, visto che era bellissima e avrebbe persino potuto concepire dei figli) non fece molto per permettere agli italiani di farsi un'idea che non fosse semplicemente una scelta di campo, razionale quanto la scelta di una squadra di calcio da tifare.
E' questa la chiave di lettura che mi restituirà la pace quando viaggio in metropolitana? E' lavorando per non permettere a sottili errori di stile di sabotare subdolamente ciò che vogliamo esprimere o rappresentare che riusciremo a rinsavire tutti quanti? E come faremo? Pascale risponde "non lo so" (io ammetto di aver capito poco dell'ultimo capitolo del libro), e voi?


Marco Dellantonio  (15-01-2011)

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