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Distanza di fuga
Distanza di fuga
Silvia Bonucci 
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Romanzo, Italia 2011
224 pp.
Prezzo di copertina € 16,50
Editore: Sironi , 2011
ISBN 9788851801397


Sironi

Questo libro ha un pregio. Offre un percorso per uscire dagli anni di piombo, che possono essere devastanti se, da piccola, ti hanno ammazzato il padre, inchiodandoti a quel dolore di infante. Il personaggio, Zoe, in una maniera confusa e sconnessa, anela a raggiungere una pace interiore e col mondo e colla vita. Ogni atto della vita di Zoe è diviso in un perenne presente e passato. Ad un certo punto, però, un evento imprevisto ed imprevedibile, nella sua drammaticità, consentirà a Zoe di chiudere il cerchio.

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Distanza di fuga: Superare l'ingiustizia della vita, perdonandola

La distanza minima è quella a cui un animale si lascia avvicinare dal nemico biologico senza fuggire; superata tale soglia si entra nella distanza di fuga. Se questo spazio, per mancanza di possibilità di fuga, viene notevolmente ridotto, si determina, a partire da una certa distanza critica (distanza di autodifesa), un'aggressione difensiva dell'animale, quindi un attacco al nemico con il cosiddetto coraggio della disperazione.

Generalmente quando si parla degli anni di piombo, del terrorismo, si esamina e si pensa all'aspetto più evidente e cioè ai morti od ai feriti per mano, appunto, dei terroristi. Nessuno, salvo oggi Silvia Bonucci, invece, riflette e tratta di chi è rimasto, di chi ha perso un proprio caro, il padre, il marito, il fratello. Ed invero, è quasi incredibile, ma la scienza sociale, la psicologia non ha seriamente affrontato le conseguenze di quegli omicidi. Questo libro, ad oltre trenta anni dai fatti, cerca di colmare questo inspiegabile vuoto. Il libro, quindi, narra la storia di una donna incapace di superare il dolore della perdita del proprio padre. La donna è la figlia che ha visto uccidere il padre, che, negli ultimi attimi di vita del genitore, era presente e vigile, insomma, una figlia costretta a portare il peso della violenza che l'ha preceduta. Il racconto di un problematico incontro d'amore: tra Pietro, uomo disarmato, e Zoe, donna barricata nelle sue anguste abitudini. Un romanzo sulla sofferenza rimossa legata a quegli anni tragici; un romanzo dei sentimenti, la disperata ricerca di redenzione da una solitudine incolmabile. Zoe è una fisioterapista. Lavora a Genova, spostandosi in motorino tra le case dei suoi pazienti. Ha più di trent'anni ed è una donna solitaria e un po' scontrosa, restia alle amicizie e soprattutto alle relazioni sentimentali. Con i parenti rimasti, la madre e la sorella, Zoe non riesce ad avere un rapporto normale, spensierato, da parente, in altre parole. Con loro i litigi sono continui, i rapporti sono intessuti di aggressività irrisolta, la cui radice sta in un momento del passato che Zoe si rifiuta addirittura di nominare e di pensare. Incontra, quasi per caso, un uomo estraneo al suo mondo, alle sue paure, grazie ad un canetto, chiamato Sabbia: un bastardino randagio trovato davanti al supermercato. Pietro è "l'uomo perfetto", è presente senza pretendere risposte, è fermo ma pieno di dolcezza. La notte contiene Zoe tra le sue braccia mentre lei si avvinghia al suo corpo. Mediante questa insperata storia d'amore, Zoe inizia a guardare ad occhi aperti il passato, il lutto, la morte. Poco alla volta, inizia a farei conti della propria vita. Ciò che è irrisolto nella vita di Zoe è parte di quello che rimane irrisolto nella storia dell'Italia. Ancora bambina ha assistito a un episodio di terribile violenza da parte delle Brigate Rosse. Tra i vicoli di una Genova quanto mai ruvida e vitale, tra personaggi dipinti nella loro minuta quotidianità - a volte tragica, a volte meschina, a volte assolutamente ordinaria - lo snodo della vicenda di Zoe richiama il racconto della nostra storia recente. L'epilogo è incerto: per Zoe, come per tutti noi, superare la rimozione e cambiar vita è un processo che richiede coscienza, volontà e fatica, non può essere la magia di un singolo istante.

Ivan Cimatti  (15-01-2011)

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