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La manomissione delle parole
La manomissione delle parole
Gianrico Carofiglio 
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Antologia, Italia 2010
190 pp.
Prezzo di copertina € 13
Curatore: Margherita Losacco
Editore: Rizzoli , 2010
ISBN 9788817043687


Rizzoli

Questa "antologia anarchica", come l'ha definita lo stesso Carofiglio, si spacca solo in apparenza in tre parti: un'introduzione più generale e "generalista", un'analisi nel dettaglio di parole usurpate da riscattare (vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta) e Le parole del diritto, rielaborazione di un dialogo tra l'autore e Gaetano Savatteri al Festival del Diritto di Piacenza nel 2008. In realtà, il filo conduttore è un'evidente rabbia nei confronti del governo attuale.

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La manomissione delle parole: Quando le parole, se correttamente utilizzate, ricoprono un ruolo rivoluzionario

George Steiner ha osservato - scrive Carofiglio - che le ideologie cosiddette competitive, come il nazismo non producono lingue creative, e solo di rado elaborano nuovi termini: molto più spesso "saccheggiano e decompongono la lingua della comunità", manipolandola e usandola come un'arma.

L'autore, un tempo stimato giudice penale, ora senatore della Repubblica ma anche rinomato scrittore, nel suo La manomissione delle parole riesce nella funambolica impresa di non vestire nessuno di questi tre panni. Con questo libro, di facile lettura perché scritto con concetti semplici e chiari, l'autore, ancora una volta, esplora un nuovo terreno, un nuovo filone letterario, non quello del racconto/romanzo ovvero del giallo legale, quanto del pamphlet. L'autore, invero, è convinto che abbiamo consumato, svuotato le parole con un uso eccessivo spesso inconsapevole. Per questo dobbiamo rigenerarle e restituire loro un senso. Si potrebbe dire, come lo stesso autore ha riferito in molte interviste, che questa opera è mirata a restaurare il lessico e quindi è una funzione civile, quella del magistrato scrittore, perché, come ci insegnano da Socrate in poi, il parlare scorretto fa male all'anima."L'usurpazione, il furto delle parole è un fenomeno lento, progressivo e ricorrente", sin dall'antichità. E' dunque compito di tutti far vivere queste parole nel loro giusto e completo significato, non farsele rubare, difenderle e tramandarle. In questo, l'intento del volume è ambizioso, si potrebbe dire quasi rivoluzionario: restituire senso alle parole e dignità e fedeltà ad una lingua che è quotidianamente mortificata, svilita da una sistematica manomissione perpetrata dal potere dominante, amplificata dalla grancassa mediatica e non sufficientemente osteggiata dalle opposizioni. A causa dello spostamento di senso, e del disperdersi delle parole è stata attentata e lesa la nostra capacità di comunicare, di trasmettere idee, concetti, valori, posizioni politiche e prospettive sociali. In un mondo in cui le parole vengono manipolate e travisate, Gianrico Carofiglio ci ricorda in questo saggio che restituire loro il senso è il primo, indispensabile passo per fondare la verità: dei sentimenti e delle idee. Sono pochi, densi spunti di riflessione su termini importanti della nostra esistenza come libertà, democrazia, vergogna, giustizia, ribellione, bellezza, scelta, che si riferiscono a una conoscenza collettiva, a un'esperienza comune che non deve essere in alcun modo travisata per non perderne i valori profondi. Carofiglio ci propone queste parole anche attraverso le frasi, le citazioni di grandi autori come Calvino, Gramsci, Levi, Camus, Lewis Carroll, George Orwell, Toni Morrison, Ludwig Wittgenstein, Paul Auster, Goethe, Nadine Gordimer e molti altri. Cambiare il rapporto con il linguaggio può trasformare anche la politica, la società. Al centro dell'analisi c'è anche la questione del potere e della capacità di quest'ultimo di mutare il mondo delle parole, che è forte e vero. Le parole possono avere un potere straordinario e trasformativo, nel bene e nel male. Questo perché l'uso improvvido e distorto delle parole, fa male alla democrazia. La cura delle parole, lo ricordava di recente Gustavo Zagrebelsky, è pilastro dell'etica democratica. La loro manipolazione è spia di un fenomeno inquietante. Quel che occorre è un atto politico - e qui la riflessione di Carofiglio acquista un'intonazione da manifesto programmatico - uno scatto di ribellione che può cominciare dalla "più semplice delle parole" (George Steiner), dalla "più urgente ed essenziale" (José Saramago), dalla "più selvaggia del vocabolario" (Emily Dickinson). Lo dice anche Bartleby lo scrivano, i bambini ne fanno una bandiera, gli adulti lo dimenticano per acquiescenza. "E' un'arte difficile e perduta" quella di dire no, ma oggi appare quanto mai necessaria. Si può cominciare chiamando le cose con il loro nome. Basta questo - sembra dirci Carofiglio - per compiere un gesto rivoluzionario.

Ivan Cimatti  (15-01-2011)

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