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Storia abbreviata della letteratura portatile
Historia Abreviada De La Literatura Portátil
Enrique Vila-Matas 
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Saggio, Spagna 1985
105 pp.
Prezzo di copertina € 7
Traduzione: Lucrezia Panunzio Cipriani
Editore: Feltrinelli , 2010
ISBN 9788807721878


Feltrinelli

La ricostruzione dei legami e dei dialoghi della compagnia internazionale degli shandy, ispirati come è chiaro da Tristan Tzara e dalla sua "storia portatile della letteratura abbreviata", porta a leggere l'intersecarsi di suggestioni, amicizie, scambi e confronti in cui hanno avuto ruoli da protagonisti, tra gli altri, Francis Scott Fitzgerald, Georgia O'Keefe, Walter Benjamin e Marchel Duchamp che ha sintetizzato così lo spirito innovativo di quella caleidoscopica società: "ciò che viene ridotto diviene in un certo modo libero di significato. La sua piccolezza è allo stesso tempo un tutto e un frammento. L'amore per il minuscolo è un'emozione infantile".

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Storia abbreviata della letteratura portatile: La congiura più bella secondo Enrique Vila-Matas

Mi auguro che nessuno scorga nelle mie parole una manovra elusiva per nascondere l'insuccesso delle mie ricerche.

Spiegare un complotto non è facile. Figurarsi spiegarne uno che non aveva scopi, se non quello di trovare una forma all'illusione che, a ben vedere, è già una sorta di cospirazione. Avanziamo a piccoli passi e partiamo dall'inizio quando Tristan Tzara ispira, come lo descrive l'alchimista Aleister Crowley "un genere letterario che, secondo lui, è caratterizzato dal fatto di non avere un sistema da proporre, ma solo un'arte di vivere. In un certo senso, più che letteratura è vita". Ecco la pietra angolare del tempio della società shandy che tradotta e aggiornata si risolve nell'ordine del giorno che prevede per tutti i (segreti) congiurati "spirito innovatore, massima sensualità, mancanza di grandi propositi, nomadismo instancabile, forte convivenza con la figura del proprio doppio, simpatia per la negritudine, esercizio dell'arte dell'insolenza". E' un programma vasto e criptico da affrontare, con punti di criticità assoluta già nella sua conclusione ("E' bene considerare che l'insolenza, quando si manifesta, lo fa sempre in relazione agli altri, attraverso un movimento che tiene conto intensamente dell'altro") e che nel mondo in cui vige ancora una maledetta realtà appariva una chimera. Gli stessi shandy tendevano a soluzioni di comunicazione improprie come quella usata da Francis Picabia: "Parlavamo in silenzio e la nostra conversazione era tra le più interessanti che si possano immaginare; altre parole, pronunciate e ordinate per essere udite, non avrebbero mai potuto ottenere l'effetto di tale silenzio". O pensavano rivolti a dimensioni parallele dove le contraddizioni erano l'aria da respirare come scriveva George Antheil: "L'inutile è bello perché meno reale dell'utile, che permane a lungo; invece il meraviglioso futile, il glorioso infinitesimale, si ferma dov'è, rimane quello che è, vive libero e indipendente". Tutto ciò (e molto altro: dagli odradek al suicidio, dall'Europa tra le due guerre mondiali alla boîte en valise di Marchel Duchamp) non avrebbe senso confinato all'interno della cosiddetta normalità, ma anche nei contorni di un'utopia. Per identificare, anche da un punto di vista geografico, la "letteratura portatile" degli shandy ci viene in soccorso l'epigrafe di Paul Valéry che ha il compito (assolto con formula piena) di riassumere, introdurre e accendere la storia raccontata da Enrique Vila-Matas: "L'infinito, mio caro, è ben poca cosa: è una questione di scrittura. L'universo esiste solamente sulla carta". Brillante, effervescente, sintetica (come dice lo stesso Enrique Vila-Matas "dopotutto, la mia storia o sarà abbreviata o non sarà") l'epopea degli shandy si trasforma in un'elegia ribelle e iconoclasta, un'apologia dell'arte tout court, anche se come scriveva Aleister Crowley minimizzando il senso della congiura: "in realtà tutti stiamo facendo cose. Più che artisti, che suona vuoto e pomposo, siamo artigiani, cioè gente che fa cose". Alla fine Enrique Vila-Matas non concede soltanto l'onore delle armi a una strategia cancellata dalla bruttezza della storia: la riporta proprio in vita, ne tira di nuovo le fila, la sbatte in faccia ancora al mondo, "questo mondo, repubblica di vento, che tiene per monarca un accidente" come scriveva Gabriel Bocángel. Per quello che potrà servire, magari tenerci allegri, insolenti, nomadi e un po' più vivi.

Marco Denti  (15-01-2011)

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