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Tristissimi giardini
Tristissimi giardini
Vitaliano Trevisan 
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Saggio, Italia 2010
140 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Laterza , 2010
ISBN 978-88-420-9029-8


Laterza

Per la collana Contromano di Laterza è la volta di Vitaliano Trevisan, raccontare il proprio punto di osservazione sull'Italia contemporanea in maniera libera, utilizzando la forma del saggio personale. Si parte cioè dall'esperienza diretta, dal dialogo con i luoghi e le persone reali, per argomentare, riflettere, rappresentare "il rapporto tra lo scrittore e la terra che lo sostiene".

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Tristissimi giardini: Attenti a dove si mettono i piedi

Si tratterà piuttosto, individuato di volta in volta il terreno adatto, di abitarlo con il giusto atteggiamento, così che le immagini vi germoglino spontaneamente, con quella forza sorprendente e addirittura, per l'autore, commovente, che hanno certe piante quando bucano l'asfalto, o mettono radici in una crepa sul muro, o nell'incavo di una grondaia trascurata, e crescono e si sviluppano, in una parola vivono, senza rendersi conto che non è lì che dovrebbero essere, e di quanto precaria sia la loro situazione.

Nei sette capitoli del libro, Trevisan spazia dalla forma del territorio - la provincia vicentina - a quelle della società che vi è radicata, delle generazioni e delle forme di ascesa e discesa sociale, fino a digressioni sulla vecchiaia e la malattia, tornando alle città e periferie, strade, immagini, relazioni. E' inevitabile ad un certo punto il confronto con le immagini culturali dello stesso territorio: il cinema, Palladio, il teatro, la politica, la lingua dialettale, rivelando pratiche ottuse di creazioni di stereotipi con la falsa illusione di far del lavoro onesto. L'estrema libertà di movimento tra gli argomenti si mantiene specie verso la fine con grande felicità di collegamenti, spunti, strade che rimangono aperte. Pur procedendo così, da più punti di vista, non si perde mai l'immagine dello sfondo. Con echi di un Pasolini letto e compreso e della propria peculiare formazione tecnica, al di fuori di percorsi intellettuali prevedibili, Trevisan porta avanti un discorso misurato sulle caratteristiche fisiche della provincia veneta e dei suoi abitanti, con attenzione a volte severa perché amorevole, consapevole del fatto che "colui che non ha terra sotto i piedi non è un uomo".
"Hanno opinioni, addirittura convinzioni, ma non se le sono formate in proprio, le hanno prese in prestito qua e là, a frammenti; o meglio: essendo questo continuo circolare di opinioni insulse il lubrificante atto a far funzionare la macchina sociale, non le hanno nemmeno prese a prestito, ma gli sono rimaste addosso come un residuo; né ci si preoccupa di verificarle: ci sono e perciò le si usa. Se qualcuno gliene rende conto, si confondono, si irritano, diventano aggressivi".


Chiara Chindamo  (28-12-2010)

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