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Silenzio
Silence
John Cage 
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Saggio, Stati Uniti 1961
330 pp.
Prezzo di copertina € 19,90
Traduzione: Giancarlo Carlotti
Editore: Shake , 2010
ISBN 9788888865638


Shake

I testi delle conferenze, gli aneddoti e gli haiku, le teorie musicali e letteriarie ("Ciò che chiamo poesia è spesso chiamato contenuto. Io invece l'ho chiamato forma"), le riflessioni filosofiche e autobiografiche di un genio che ha saputo leggere e scrivere tra musica, silenzio e rumore.

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Silenzio: The Sound Of Silence, suono e scrittura secondo John Cage

Non esistono cose come lo spazio vuoto o il tempo vuoto. C'è sempre qualcosa da vedere, qualcosa da udire. Anzi, per quanto ci possiamo sforzare di creare un silenzio non ci riusciremo mai.

Applicando alla parola la stessa filosofia, semplice e geniale, che ha usato per la musica, John Cage sembra dettare un'autobiografia che coincide con la sua visione dell'arte. In realtà si tratta di una raccolta composita di scritti, relazioni, idee, aneddoti, storie e riflessioni, tutto all'insegna del "non ho nulla da dire e lo sto dicendo e questa è la poesia che mi serve". Il paradosso, strumento amato in modo particolare da John Cage, è l'elemento che lega e assimila in modo uniforme le parole che, organizzate in modo innovativo persino nell'impostazione sulla pagina, tracciano una linea comune tra rumore, musica e silenzio. La sequenza è ineludibile perché "abbiamo occhi quanto orecchie, e finché siamo vivi siamo tenuti ad adoperarli", magari servono un po' di istruzioni sul loro utilizzo. Allora, partendo dall'atmosfera che respiriamo serve accorgerci che "ovunque ci troviamo, quello che sentiamo è in gran parte rumore. Quando lo ignoriamo, ci disturba". E' la prima cernita nella funzione dell'ascolto, argomento su cui John Cage si spende con generosità cercando di evitare l'ovvio collegamento tra musica ed emozione. La sua idea è meno semplice, più plastica e anche più provocatoria: John Cage sostiene che "le emozioni nascono dalle persone che già le possiedono. E i suoni, quando gli permettiamo di essere se stessi, non esigono che chi li sente li senta senza provare nulla. Quanto si intende per capacità di reazione è l'esatto contrario". Le manovre di avvicinamento alla musica, all'estrapolazione di un'idea molto evoluta della musica, tendono a evitare la rigida separazione prima dal suono in generale (ivi compreso il rumore) e poi dal silenzio e anzi offrono un continuum molto preciso che ribadisce: "musica nuova: ascolto nuovo. Non il tentativo di capire quanto si dice, perché, se si dicesse qualcosa, i suoni assumerebbero forma di parole. Ma soltanto un'attenzione all'attività dei suoni". La parte fondamentale, quella a cui, in realtà, John Cage ha dedicato un'intera vita è proprio questa ed è la risposta alla domanda "E qual è lo scopo dello scrivere musica? Ovviamente, un primo scopo è non impicciarsi di scopi bensì di suoni. Oppure la risposta può assumere la forma di un paradosso: un'intenzionale mancanza d'intenti o un gioco senza scopo. Però questo gioco sarà un'affermazione della vita, non un tentativo di ricavare l'ordine dal caos e nemmeno di suggerire miglioramenti nell'attività creativa, ma semplicemente una maniera di risvegliarci alla stessa vita che stiamo vivendo, che sarebbe straordinaria se soltanto riuscissimo a escludere la mente e i desideri, lasciando che scorra come vuole". E' il riassunto di quello che ha espresso ed esprime attraverso le lezioni (se così si possono chiamare), gli aneddoti raccontati con il gusto raffinato dello storyteller, gli haiku e le pagine trasformate in visioni geometriche o geografiche con linee di scrittura che evocano quel silenzio che non dobbiamo temere, anzi dobbiamo amare perché, è la sentenza finale di John Cage, "noi creiamo la nostra vita da quanto amiamo". Fondamentale.

Marco Denti  (22-12-2010)

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