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Grunge
Grunge
Michael Lavine 
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Musica, Stati Uniti 2009
160 pp.
Prezzo di copertina € 29
Editore: ISBN , 2010
ISBN 9788876382024


ISBN

Nei ritratti di Smashing Pumpkins, Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden, Screaming Trees, Royal Trux, Meat Puppets così come della vita nelle strade di Seattle prende forma l'epopea del "grunge" definita tanto dalla musica quanto da un'immagine molto precisa.

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Grunge: Smells Like Teen Spirit, il grunge visto da Michael Lavine

All'epoca non avevamo stilisti, art director e critici musicali che ci tenevano il fiato sul collo, dicendoci che cosa avremmo dovuto fare. C'eravamo soltanto noi che facevamo casino e cazzeggiavamo in giro: era il momento perfetto per scattare fotografie.

L'incipit dell'utilissima prefazione di Thurston Moore è più che sufficiente a fornire un'ideale panoramica dei ritratti fotografici di Michael Lavine: "Grunge? Brutto nome. Un nome patetico, davvero. Ma piuttosto divertente nella sua pateticità. In qualche modo qui sta il succo della questione. Alla fine degli anni ottanta Nirvana, Mudhoney, Soundgarden e uno sciame di altre band di Seattle e dintorni pubblicarono i loro dischi con la Sub Pop Records, la casa discografica fondata da Bruce Pavitt e da Jonathan Poneman. I ragazzi erano così uncool, da essere oltre il concetto di coolness. Fecero proprio e ostentarono il modo in cui venivano chiamati al liceo: loser". Parte da lì, Michael Lavine e fissa nel suo elegantissimo bianco e nero una schiera di sguardi nell'obiettivo fieri e convincenti, anche se portano abiti stracciati e acconciature improbabili, anche se vivono a cavallo di uno skateboard o in appartamenti che sono un ibrido tra uno studio di registrazione, il magazzino di un rigattiere e una camera d'ostello. Novello Robert Frank, Michael Lavine mette nero su bianco i nuovi "americans" che pur avendo fatto di tutto per essere "uncool" sono diventati un fenomeno così "cool" da trascendere i garage da cui provenivano per sfondare su tutti i fronti dello show business. Moda compresa, ed è forse questo il paradosso più affascinante del "grunge": nelle fotografie di Michael Lavine è chiaro che erano grassi (Tad), sdruciti (Sonic Youth), anonimi (Buffalo Tom) e improbabili nei loro jeans comprati di seconda o terza mano chissà dove e che non passava un granché di differenza tra musicisti che nel giro di pochi mesi sarebbero stati ovunque (e in particolare su MTV) e i ragazzi e le ragazze che vivevano nelle strade e che con ogni probabilità in quelle strade ci sarebbero rimasti per sempre. Eppure, così come raccontano queste bellissime immagini, fissarono i contorni di un tempo con uno stile, lo fecero proprio e lo definirono per sempre, anche se durò più o meno quanto un riff di chitarra. Era il 1992 quando Kurt Cobain, in uno dei suoi orribili maglioni, fissava l'obiettivo di Michael Lavine. Due anni dopo era tutto finito, ma destinato a rimanere nella storia.

Marco Denti  (17-12-2010)

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