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Life
Life
Keith Richards 
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Autobiografia, Stati Uniti 2010
560 pp.
Prezzo di copertina € 24
Editore: Feltrinelli , 2010
ISBN 9788807490996


Feltrinelli

Dalle macerie di Londra ai fasti dei Rolling Stones, dalle faide con Mick Jagger alla lunga relazione pericolosa con gli stupefacenti, dal blues al rock'n'roll, da Anita Pallemberg a Patti Hansen, l'autobiografia di Keith Richards rispolvera, non senza una certa sincerità, miti e leggende di un'esistenza turbolenta, passionale e spudorata.

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Life: Already Over Me, la vera storia secondo Keith Richards

Giornata libera. Noia mortale.

L'introduzione, lo "start me up", il primo capitolo, on the road in America del 1975, gioca subito il poker d'assi di Keith Richards che sta tutto nella sua onestà. Grande politico non è mai stato (ecco la sua unica tesi sull'argomento: "Chi può sapere cosa sta succedendo veramente? Si chiama politica. E' uno dei giochi più sporchi che si possano fare in città") e dopo essersi ritrovato in casa poliziotti e fuorilegge per anni e anni, deve aver imparato che l'unico ordine possibile e rispettabile è il proprio, nel caso specifico il suo. E' l'unica teoria che regge al cospetto di questa corposa autobiografia che sembra costruita per restituire un'identità al legittimo proprietario dopo che sul suo nome sono stati costruiti improbabili castelli di carta. E' lo stesso Keith Richards a svelare l'architettura della visione della "life" di cui si sta parlando, che poi è la sua quando dice che "l'immagine è come un'ombra molto lunga, la si vede quando il sole sta tramontando. Ritengo che ciò sia dovuto al fatto che c'è così tanta pressione per farti essere quella persona che alla fine lo diventi, magari, almeno fino al punto in cui riesci a sopportarlo. E' impossibile non finire per essere la parodia di quel che pensavi di essere". L'essenza della sua autobiografia sta tutta in queste righe su cui Keith Richards (e James Fox) si diverte ad alternare le sue iperboliche ricostruzioni. Si comincia con una bella e varia geografia: dai paesaggi lunari del dopoguerra nel Regno Unito alla Swingin' London vista da appartamenti arredati con due materassi per terra e un pianoforte verticale (scordato), dalla scoperta dell'America fino alla Tangeri della Beat Generation, dall'esilio in Costa Azzurra al buen retiro ai Caraibi già i viaggi di Keith Richards sono indicazioni sufficienti a guardare oltre la sua fotografia sul passaporto (per non dire dell'esilarante, e un po' sopra le righe, safari in Africa). Con la matematica e altre scienze di precisione non è che vada meglio: bisogna stare attenti ai milligrammi delle dosi quotidiane (e i capitoli dedicati alla lunga marcia nella tossicodipendenza sono tra i più toccanti e oscuri) alle cifre spropositate di quell'affaire chiamato Rolling Stones fino al numero di amiche, amanti, mogli e figli distribuite su due o tre continenti. E' la narrativa (nonostante i gusti da best seller, primo tra tutti il master & commander Patrick O'Brian) l'argomento preferito di Keith Richards quando racconta Keef Richards. Se spesso e volentieri mette il piede nel posto sbagliato, tra una ripetizione e una contraddizione, la sua versione dei fatti e delle storie risulta avvincente anche grazie a un pizzico di ironia o forse proprio per quel disordine che, come i suoi caotici riff, ispira immediata simpatia. Grandi rivelazioni non ce sono, almeno per chi un po' ha masticato la storia degli Stones, ma questa "life" si accorda benissimo al personaggio e scorre come un romanzo, con quel giornale sincopato che, a seconda dell'umore e delle giornate e dell'ispirazione Keith Richards dice di aver preso dal blues, dal jazz, dal country & western o forse dal rock'n'roll che in fondo li riassume tutti.

Marco Denti  (09-12-2010)

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