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Dublinesque
Dublinesca
Enrique Vila-Matas 
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Romanzo, Spagna 2010
250 pp.
Prezzo di copertina € 18
Traduzione: Elena Liverani
Editore: Feltrinelli , 2010
ISBN 9788807018190


Feltrinelli

Samuel Riba ha vissuto con passione e coraggio la stramba, spericolata e affascinante avventura di editore. E' convinto, in un mondo che sta scivolando nel digitale e nella banalità, di essere stato l'ultimo editore tra "editori che ancora leggono e che sono sempre attratti dalla letteratura". Nonostante si sia ormai ritirato, è assillato dall'idea di non aver mai trovato il grande scrittore e questa ossessione lo porterà da Barcellona a Dublino via New York per una ricerca dai toni epici.

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Dublinesque: Alla ricerca dello scrittore perduto

Qual è la logica tra le cose? Davvero nessuna. Siamo noi a cercarne una tra un segmento e l'altro di vita. Ma questo tentativo di dare forma a ciò che ne è privo, di dare forma al caso, sanno condurlo in porto solo i buoni scrittori.

Samuel Riba è l'editore che tutti vorrebbero avere, forse. Un editore avaro e poco propenso a mettere mano alle sue abitudini, ma anche votato al libro, al romanzo, alla letteratura come un'ossessione, uno spirito che insegue una chimera, uno spettro che insegue il fantasma del genio perché "il mondo è molto noioso o, ed è la stessa cosa, ciò che vi accade manca di interesse se non c'è un bravo scrittore a raccontarlo". Nemmeno la pensione, un ritiro abbastanza agiato (a qualcosa sarà pur servito risparmiare sugli anticipi degli autori) riesce a mitigare i tormenti dell'editore, che, per dirla con le sue parole "vive in una potente e angosciosa psicosi da epilogo finale". Più turbato dei suoi stessi autori, sembra inseguire la chimera del grande scrittore che non ha mai trovato e nello stesso tempo è inseguito da quello che ha già intravisto perché "ha sempre ammirato gli scrittori che ogni giorno intraprendono un viaggio verso l'ignoto e tuttavia rimangono tutto il tempo seduti in una stanza. Le porte delle loro camere sono chiuse, non si muovono mai, ciononostante il confino offre loro l'assoluta libertà di essere chiunque vogliano essere, di andare ovunque li portino i loro pensieri". Quella libertà Samuel Riba non l'ha avuta in dono e anzi, forse anche per deformazione professionale, "ha la tendenza a leggere la vita come un testo letterario e a volte a vedere il mondo come un groviglio o un gomitolo" per cui decide di partire lasciandosi alle spalle una piovosissima Barcellona per avventurarsi nella Dublino di James Joyce passando per New York. Le due città sono, insieme, punto di partenza e capolinea: New York è la base da cui comincia la sua odissea, Dublino è l'approdo per i fantasmi, quasi un viaggio al contrario, una traversata di riflesso, da migrante della narrativa. Il percorso è costellato di voci che sente arrivare a cavallo delle musiche più disparate (Billie Holiday, Bob Dylan, Johnny Cash, Liam Clancy, Frank Sinatra e Tom Waits) ed è punteggiato dai nomi e dalle citazioni degli autori del suo catalogo (Julien Gracq, Claudio Magris, Hugo Claus, Martin Amis, Paul Auster, Brendan Behan, Mark Strand) "perché non ci si deve ingannare: il viaggio della lettura passa molte volte attraverso strade impervie che esigono la capacità di emozione intelligente, il desiderio di comprendere l'altro e di avvicinarsi a un linguaggio diverso da quello delle nostre tirannie quotidiane". Tra gli editori e gli scrittori, Enrique Vila-Matas finisce per regalare un manuale di lettura, un libro che, suggerimento dopo suggerimento svela una passione contagiosa per la letteratura. Quello che succede a Samuel Riba è relativo perché "se anche un giorno trovasse quell'autore così cercato, quel fantasma, quel genio, difficilmente questi potrebbe migliorare quanto già detto da tanti altri riguardo alle crepe che separano le aspettative della gioventù e la realtà della maturità, quanto già detto da tanti altri sulla natura illusoria delle nostre scelte, sulla delusione che mette fine alla ricerca di risultati, sul presente come fragilità e sul futuro come dominio della vecchiaia e della morte. E, d'altra parte, sarà sempre un fastidio, un male dell'anima per qualsiasi editore lucido, dover andare in cerca di tutti quei fantasmi che sono i maledetti autori". Samuel Riba ci prova ancora, anche quando ha ormai espletato il suo dovere professionale perché il suo "dramma personale" è non riconoscere la persona che ha costruito il suo catalogo, cioè se stesso. Enrique Vila-Matas lo racconta con un tatto sorprendente e geniale. Nel raccordare uno dopo l'altro lo scrittore, l'editore, il tipografo e il lettore. E' il libro degli scrittori perché sono fantasmi complicati da raccontare. E' il libro degli editori perché senza di loro gli scrittori sono una chimera. E' il libro dei tipografi perché vengono ricordati proprio nel momento in cui ci si affaccia al precipizio digitale. Ed è il libro dei lettori che possono sentirsi al sicuro da quel mondo di ossessioni che lega in modo indissolubile e ambivalente scrittori ed editori (e tipografi). Da leggere e rileggere spesso.

Marco Denti  (18-11-2010)

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