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Memorie
A Personal Record
Joseph Conrad 
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Autobiografia, Inghilterra 1912
140 pp.
Prezzo di copertina € 15,90
Traduzione: Cecilia Mutti
Editore: Mattioli 1885 , 2010
ISBN 9788862611596


Mattioli 1885

Nelle memorie di Joseph Conrad il racconto autobiografico della sua formazione, dall'infanzia al mare aperto, scorre in parallelo con l'apprendistato da scrittore ed è la principale e più autentica testimonianza della sua storia personale e della sua visione narrativa.

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Memorie: Quella linea d'ombra tra vita e scrittura secondo Joseph Conrad

So bene che un romanziere vive nella sua opera. Se ne sta lì, unica realtà in un mondo inventato, fatto di cose, persone e vicende inventate. Scrivendo di loro, non fa che scrivere di se stesso. Ma la rivelazione non è completa. Rimane, in qualche misura, una figura nascosta dietro il velo, il sospetto di una presenza più che qualcosa di visibile, un movimento e una voce dietro i drappeggi della finzione letteraria.

E' una navigazione a vista quella che Joseph Conrad conduce nel raccontare la sua vita. Parte dalle esperienze antecedenti il suo primo romanzo e la scrittura dovrebbe essere (ancora) in secondo piano e invece diventa un modo per rileggere la propria e le altrui biografie. La vocazione alla narrativa è così solida da fargli vedere che nel romanzo c'è qualcosa in più, perché, come scrive lo stesso Conrad "e cos'è un romanzo, se non una convinzione nell'esistenza degli altri esseri umani talmente forte da costruire una forma di vita immaginata che diventa più nitida della realtà stessa, e che accumulando una selezione di episodi verosimili riesce persino a mettere in ombra la storia documentata". Con una tale premessa, è inevitabile che le sue "memorie" diventino, fin dalle prime pagine, un'apologia dell'immaginazione, un vademecum di scrittura (davvero) creativa, un invito alla lettura e anche un modello di osservazione e valutazione del quotidiano. Ricordando episodi dell'infanzia, come l'episodio dei tre ufficiali napoleonici rimasti tagliati fuori che si sfamano mangiando un povero cane, o salendo sulle navi per i suoi primi mari, con Joseph Conrad si ha l'istintiva sensazione che non abbia mai avuto alcun dubbio nel "leggere" gli eventi perché guidato da uno scampolo di umanesimo e da un'infinita curiosità che gli fa dire: "Lo spettacolo delle cose umane merita ammirazione e pietà. Sono pur sempre degne di rispetto". Quando scopre quella piccola cosa selvaggia che è l'amore, e coincidenza vuole che succeda quasi in contemporanea con lo sbocciare dello scrittore, capisce che "solo nell'immaginazione dell'uomo ogni verità trova la propria effettiva e innegabile esistenza. L'immaginazione, non l'invenzione, è la forza che domina ogni arte e la vita stessa. Un'immaginaria, esatta ricostruzione di ricordi autentici può mettersi al servizio di quello spirito pietoso verso ogni cosa umana che guida lo scrittore, e suscitare le emozioni dell'uomo che rivisita la propria esperienza". Siamo già nel centro dell'obiettivo di un grande scrittore, uno che ha capito con chiarezza che "il potere del suono è da sempre superiore a quello del significato" e che rilegge la propria esperienza come una storia, saltando senza esitazioni quella fallace linea d'ombra tra realtà e verità. Il fatto importante, e in gran parte sorprendente, in queste "memorie" è che nella sua maestria Joseph Conrad costruisce mondi e universi senza farsi illusioni sostenendo che "benché il nostro lavoro non sia ancora del tutto finito, possiamo concederci ogni tanto qualche momento d'introspezione davanti al camino, a meditare sull'arte di allevare bambini e sulla piacevolezza di scrivere storie in cui vanno e vengono tante vite, mentre la nostra impercettibilmente, scivola via". Una lezione più che superiore: unica.

Marco Denti  (16-11-2010)

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