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Le mani in faccia
Le mani in faccia
Luca Martini 
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Romanzo, Italia 2010
139 pp.
Prezzo di copertina € 13
Editore: Voras , 2010
ISBN 978-88-96253-08-3


Voras

In una sorta di diario sentimentale Claudio Pedretti ci racconta la sua vita e i suoi amori, a partire dal primo, un amore fatto tutto di sospiri e di bomboloni sbocconcellati un po' per uno, durante l'intervallo, con una compagna di scuola. E dopo il primo ci sono il secondo, il terzo... Una storia finita troppo presto, non si sa per colpa di chi, che si lascia dietro una scia di rimpianti. Un'altra storia non meno difficile e un figlio non desiderato. L'esperienza drammatica della droga e la tentazione del gioco. Alle spalle una famiglia scombinata e per il futuro solo tanta paura.

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Le mani in faccia: Senza luce

Mi sento come se fosse mancata la luce, non perché c'è un guasto o perché non ho pagato la bolletta, no, soltanto perché si è fulminata la lampadina e io non ho un ricambio perché di quel passo non le fanno più. Mi manca la luce.

L'altro giorno leggevo in una rivista di psicologia un articolo su come alcuni gesti e alcune espressioni del viso costituiscano segnali linguistici universali, immediatamente riconoscibili e capaci di comunicare emozioni e sentimenti.
Mi chiedo cosa ci dicono due mani a coprire il volto. Disperazione? Dolore?
Nel romanzo Le mani in faccia di Luca Martini di dolore ce n'è quanto basta, al punto che dovendo pensare a un sottotitolo mi viene in mente "I dolori del giovane Claudio".
Per inciso Claudio Pedretti è il protagonista del libro e, dopo una presentazione ricca anche di ironia, ci invita ad accompagnarlo dall'adolescenza fino all'età adulta in quello che in altri tempi sarebbe stato definito un romanzo di formazione e che si sviluppa come una sorta di "educazione sentimentale".
Chiariamo subito che i riferimenti a Goethe e Flaubert sono solo un gioco, niente altro che due titoli presi in prestito nel tentativo di mettere a fuoco cosa c'è nel libro di Luca Martini.
"Io non ho mai capito cos'è l'amore, ho cercato di farlo per tutta la vita fin da ragazzo, ma ho avuto sempre diversi problemi con la realtà e spesso ho faticato a distinguere tra il sogno e la vita di tutti i giorni".
Claudio si presenta così, e ci racconta la sua storia sentimentale a partire dai primi amori sui banchi di scuola, l'infatuazione per la giovane supplente di ragioneria, il primo bacio sull'autobus numero 11, l'amore tra sogno e realtà per Catherine Bach, la Daisy di Hazzard su Canale Cinque.
Luca Martini è abile a variare il tono narrativo che, leggero e ironico all'inizio, si fa via via più incalzante e carico di tensione.
Le paure, le incertezze, le timidezze di Claudio rivelano un carattere fragile, un personaggio alla ricerca di se stesso che non sa dove andare e quale sia il suo posto nel mondo. E' come se fosse sballottato qua e là dagli eventi, incapace di padroneggiare la sua vita, senza radici e senza una famiglia alle spalle in grado di offrirgli appigli sicuri.
Forse lo snodo fondamentale delle sue insicurezze affettive sta proprio qui, in quella madre che non stima e in un padre assente prima ancora di andarsene di casa con una cubana.
Eppure proprio al padre sono dedicate alcune tra le pagine più toccanti del libro, la sua morte in ospedale, il suo corpo composto nella bara, e, andando indietro nel tempo, i silenzi più pregnanti di qualsiasi discorso.
"Ogni tanto mi guarda, cerca il modo di riempire i vuoti creati dal nostro silenzio... Non ho voglia, ora, di parole. Lui mi guarda e capisce, spegne la radio e sprofondiamo nel silenzio più chiassoso che possiamo inventare".
C'è tra loro un dialogo sospeso, un rapporto irrisolto, lo stesso rapporto che Claudio stabilirà con suo figlio, quasi ci fosse un conto aperto, un'eredità pesante di cui non riesce a liberarsi.
Alfredo sembra destinato a ripercorrere le orme del padre, a fare gli stessi sbagli e a vivere esperienze altrettanto dolorose.
Ma proprio in chiusura un lampo di speranza: "Ora sorrido e Bologna mi pare la città più bella del mondo. Nonostante tutto, qualcosa mi dice che se lo vorremo potremo essere ancora felici".


Giancarlo Montalbini  (08-11-2010)

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