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Via Katalin
Katalin utca
Magda Szabó 
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Romanzo, Ungheria 1969
200 pp.
Prezzo di copertina € 17
Traduzione: Bruno Ventavoli
Editore: Einaudi , 2008
ISBN 9788806190644


Einaudi

In via Katalin, a Budapest, vivono una accanto all'altra tre famiglie: gli Elekes, gli Held e i Biró. E' un angolo della città che, per un breve frangente, sembra al riparo dalle devastazioni e dalle tormente della secondà metà del ventesimo secolo. I bambini provano a intrecciare le proprie esistenze, gli adulti tentano di tenere a bada presagi e preoccupazioni fino a quando, nella primavera del 1944, anche sul piccolo mondo antico di via Katalin cade la tenebra.

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Via Katalin: Nei vicoli stretti della memoria con Magda Szabó

Tutto si stava dissolvendo, si scomponeva in elementi primordiali davanti ai suoi occhi, la casa cadeva a pezzi e tra le rovine restava ciò che era successo, le tracce di quelli che là dentro avevano vissuto, ma solo chi aveva abitato in quel mondo poteva riconoscerli.

A differenza di molte voci illustri, e anche di una visione piuttosto avanzata della memoria e del suo legame con la narrazione, la visione di Magda Szabó non è dinamica perché "anche le sensazioni e le reazioni, come gli eventi, non si possono né rivivere né cambiare". Forse questa immobilità dei ricordi lascia intendere la volontà di mantenere intatto un microcosmo, quello di via Katalin che viene attraversato dalla furia di un secolo sanguinoso. Conservare l'ingenuità (più che l'innocenza) dei legami infantili, ma anche l'ardita architettura degli intrecci delle tre famiglie, è uno strumento di autotutela che in via Katalin va raffinandosi, magari in modo inconsapevole, ma che poi diventa evidente perché "quando avviene una catastrofe troppo violenta, la coscienza cerca di difendersi fissandosi su qualche particolare insignificante". Magda Szabó ha una grazia tutta sua nel raccontare il passaggio da un "piccolo mondo antico" pacifico e bucolico dove il tempo sembra immobile come i ricordi alle devastazioni della guerra, delle persecuzioni, dei genocidi, di una storia che è fatta soltanto dalla variazione sul tema delle atrocità, tanto che dagli stessi affetti e dalle stesse intersezioni famigliari di via Katalin nasce un'altra amara certezza quando tutti i personaggi "ormai sapevano che la differenza tra i morti e i vivi è solo qualitativa, non conta un granché, e sapevano anche che a ciascuno tocca un solo essere umano da invocare nell'istante della morte". E' lì che la memoria cerca di non farsi ingannare da una realtà sempre più spietata, provando a preservare un pulviscolo di emozioni, di sentimenti, di storie incenerite dagli incendi infernali del ventesimo secolo. Ma è anche e ancora lì che Magda Szabó accenna a una lucida evoluzione e scrive, con un tono che non lascia dubbi, che "l'amore con cui veniamo amati è sempre una sorta di misericordia". Pur rimanendo circoscritto in un vicolo o nella cornice di un quartiere, Via Katalin è, per dirla con uno dei suoi personaggi, "uno di quei viaggi in cui si attraversano i fiumi": non è semplice, non è mai semplice.

Marco Denti  (20-10-2010)

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