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Il croccante e i pinoli
Il croccante e i pinoli
Antonella Ottai 
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Romanzo, Italia 2009
142 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Sellerio , 2009
ISBN 978-88-389-2444-9


Sellerio

Una figlia già grande e indipendente, con molto "senso pratico", chiede alla madre qualcuna delle ricette che sono parte del suo segreto. Ma nella pratica del mescolamento degli ingredienti la madre ha capito cose che vanno trasmesse insieme alle ricette, e allora scrive, procedimenti, dosi, cottura e ricordi, motivazioni e avvisi, perché i piatti riescano con lo stesso sapore e le stesse intenzioni e non tradiscano ingrati il ricordo così legato - si sa - al palato.

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Il croccante e i pinoli: Le pratiche che il cibo produce

"Ora credo di aver capito perché ne sono stata così gelosa: agli amici, ai compagni, agli amanti le ricette le ho rubate, donate, oppure concesse in cambio di altri beni; dai genitori invece le ho assorbite insieme alle cose con cui siamo esistiti".
"Non mi sarebbe riuscito di darti solo fatture e procedure: nel fiato acre dei sapori respirano ricordi scordati, intrecci sconnessi, parole perdute. Li abbiamo vissuti e non ce lo siamo mai raccontato".


Il cibo, che cattura i sensi anche nelle sue forme più essenziali, come passare le mani nella farina o mettere l'olio sul pane, si lega nella vita di tutti alla memoria - memoria delle cose buone, che si possono mangiare, che si desidera mangiare. Non si può non pensare a Proust che è riuscito a definirne il legame essenziale tra sapore e ricordo: Antonella Ottai rivela un amore per la Recherche, che "contiene, più di quello che è accaduto, tutto quello che potrebbe accadere alla nostra persona".
Rivolgendosi direttamente alla figlia, per la quale principalmente scrive, Ottai consegna un piccolo numero di ricette distillate da un'intera vita, un piccolo patrimonio di relazioni famigliari e spaesamenti, un racconto denso di amore che nel farsi pubblico pure non si mette in mostra. Il segreto sta forse in una scrittura onesta, limpida, nella concordanza di ricordo, esperienza e descrizione affascinata. L'autrice ci rende così partecipi degli accadimenti di più vite, come del lievitare degli ingredienti nella forma a loro assegnata da mani consapevoli e complici, andando oltre le consuete e abusate riflessioni sull'appartenenza del cibo a una tradizione territoriale particolare.


Chiara Chindamo  (18-09-2010)

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