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La caccia al tesoro
La caccia al tesoro
Andrea Camilleri 
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Giallo, Italia 2010
271 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Sellerio , 2010
ISBN 88-389-2478-3


Sellerio

A Vigata pare che non accada nulla: al Commissariato calma piatta fino a quando alla finestra di due anziani fratelli che oramai vivono segregati in casa da tempo immemore, appaiono strani striscioni. Salvo Montalbano, al terzo anatema lanciato tramite messaggio dai due, capisce dai tre punti esclamativi che qualcosa sta per accadere e che i presunti paladini del Signore stanno per colpire. Il commissario ci inzerta e la serata prende vita: spari, camurrìa generale, pompieri, autoambulanza, visita nel maniero divenuto campo di battaglia e la scoperta di una triste e lasciva solitudine. Tutto quello che rimane della folle serata è una bambola gonfiabile che finisce nei programmi delle televisione locale, una grande e sinistra casa vuota, i folli al manicomio e la noia che si riappropria delle ore e delle giornate di Montalbano. Il suo unico svago? Cercare una motivazione plausibile per non raggiungere la sua fidanzata Livia, mangiare e soffrire perché il suo giro vita è aumentato, cercare di giustificare il motivo per il quale nella sua casa sono presenti ben due bambole gonfiabili: quella appartenuta all'anziano vendicatore ed un'altra, identica, rinvenuta in un cassonetto e che sembrerebbe essere stata utilizzata per un macabro gioco. Poi, come se non bastasse, qualcuno decide di sfidare il commissario ad una strana caccia al tesoro e, di pari passo con la scomparsa di una ragazzina, il gioco a cui Montalbano viene suo malgrado invitato diventa sempre più pericoloso e sempre meno divertente.

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La caccia al tesoro: Montalbano e il gioco crudele

La conclusione fu che Ingrid si annò a corcare con lui, addrummiscennosi in un vidiri e svidiri. Il commissario passò un'orata d'infernu, con quella femmina allato che via via mannava un sciauro di vircoca sempri cchiù forti. Arriniscì a pigliari sonno allontanannosi cchiù che potiva, con mezzo corpo fora dal letto, a rischio continuo di cadiri. Ma s'arrisbigliò a ogni quarto d'ora.

Il tempo passa, Salvo Montalbano invecchia, Camilleri minaccia ogni giorno di ritirarsi e di dire addio al suo personaggio più famoso, Catarella rimane sempre uguale a se stesso (e meglio per lui...), Mimì Augello non resiste ai piaceri della carne, Livia è sempre più insopportabile, Ingrid è sempre più invitante e profumata e il commissario sente ogni giorno di più non solo il peso degli anni ma soprattutto quello della cattiveria umana. Le avventure di Salvo Montalbano con il passare del tempo diventano più crudeli - morbose continua a dire qualcuno - ma sono sempre ammantate di fascino perché il personaggio che abbiamo imparato ad amare è credibile, umano, reale, ha le nostre stesse paure, i timori che avremmo tutti, guarda al tempo che incombe temendo ciò che ognuno di noi più vorrebbe allontanare da sé: la solitudine.
Anche in questa nuova avventura si ride e si piange: non si può fare a meno di trattenere un sorriso quando si pensa alla sparatoria in pieno centro cittadino tra i due anziani usciti di senno a causa di un bigottismo esasperato e alla polizia ancora più "imparpagliata" del solito. A Salvo che si improvvisa eroe senza rendersene conto, sprezzante del pericolo come Brusi Vìllisi (Catarella docet), super uomo pieno di paure che solo la sua compagna, sempre più impietosa, riesce a cogliere e pensa bene di rinfacciargli alla prima occasione. Poi si piange o, meglio, si prova una sottile inquietudine che pian piano aumenta e stringe alla gola: una ragazzina scompare, subito si teme il peggio e, come prevedibile, la calma piatta che ha rammollito tutti e reso il commissariato un luogo dove passare il tempo a fissare il percorso compiuto dalle mosche sulle scartoffie burocratiche o a giocare ad una strana caccia al tesoro, sparisce lasciando il posto alla più nera angoscia.


Alice Scolamacchia  (02-06-2010)

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