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L'amore è una budella gentile
L'amore è una budella gentile - Flirt con Liala
Aldo Busi 
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Romanzo, Italia 1997
120 pp.
Prezzo di copertina € 8,50
Editore: Mondadori , 2010
ISBN 9788804433309


Mondadori

Aldo Busi alla ricerca di una celebre scrittrice di romanzi rosa. Due autori di spirito ottocentesco si confrontano senza esclusioni di colpi, ma con garbo, in un romanzo strano, diviso a metà come una mela.

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L'amore è una budella gentile: Aldo Busi e lo spirito di Liala

Se le donne si decidessero una volta per sempre a porre tutte indistinamente le loro energie nell'amore civile, allora anche l'amore intimo e intrinseco degli uomini sarebbe costretto a cambiare: in meglio. Sarebbe un altro tipo di sogno, a occhi aperti ma coi piedi per terra, forse addirittura più bello e più gambe all'aria - meno irrelato. Ma nessuno vuole sognarlo. Ma perché? Ma perché!

Io non ho mai letto Liala, al secolo Amalia Liana Negretti Cambiasi, scrittrice di fiction rosa e romanticona che ha educato - sentimentalmente, s'intende - almeno due generazioni di donne italiane. Liala, insomma, l'avrà letta mia nonna, pure la mia bisnonna. Io ci sono arrivato attraverso Aldo Busi - sì, proprio lui, il poeta agghindato con boa rosa e piume d'oca su Canale 5 e poi radiato dalla Rai dell'Isola - e un libro strano, L'amore è una budella gentile. Strano perché nella prima parte Busi racconta il pubblico di Liala in quel di Montichiari, e nella seconda si getta in un blitz-intervista a domicilio alla stessa Liala. Due spiriti ottocenteschi si fronteggiano a colpi di forme espressive da secolo scorso. Cose d'altri tempi, con autori - sì - d'altri tempi.
Eh già, perché autore - autorevole - è uno, Aldo Busi; ma anche l'altra, Liala, snobbata, ci mancherebbe, dalle antologie e dai critici italiani e - dunque - venerata da milioni di donne italiane - dai tempi dei telefoni bianchi in su, fino ad arrivare a qualche maschiaccio libidinoso che nell'eros delicato delle donne (che è, invece, pathos) ha trovato, di nascosto, qualche segreto. In soldoni, la letteratura lialiana racconta sempre: donna dalle palpitazioni facili s'innamora di aviatore - in senso metafisico: aviatore è ogni bell'uomo retto ma, ahinoi, ahiloro, in fuga per motivi di lavoro. Nella prima parte del libro, guarda un po', ci sono gli aviatori meridionali che frequentano il bar di Montichiari lasciando infinite schiere di donne a struggersi per l'italiano perfetto (letterario? va là) degli stessi. Vittime sul campo in ogni ordine sociale: dalla serva alla prostituta. Incantate dalla conquista dell'uomo che sta, però, solo nella loro testa e nei romanzi erotici (pardon, patetici, dolorosi) di Liala.
Stacco: una nobile magione, tre donne: Liala anziana, sua figlia, la serva. Una famiglia strana, che mai vedrete in un romanzetto commerciale. Un triumvirato, e un Aldo Busi che, in anticipo su se stesso (il libro è del 1994) scopre perché è legittimo andare sull'Isola dei Famosi (per suicidarsi, dirà poi, ma questa sì, è letteratura). Triumvirato, dicevo, perché con l'animo tipico che è solo suo Busi scopre e ci spiega che all'uomo servono tre donne per farne una, ideale: una che sappia esser madre, una che non diserti la tensione erotica, un'altra terribilmente romantica - lialiana, diciamo così. Così come per Liala ci son voluti due uomini per fare un amore da romanzo: uno, il marito imposto dalla famiglia, scomparso presto; e l'altro, guarda un po', aviatore, amore folle, da suggestione letteraria (e aviatore sarà pure quel D'annunzio che Liala saprà stupire durante una cena al Vittoriale). Una suggestione che si ghiaccia nell'animo della scrittrice che, nell'immobilità della maggior parte della sua vita, sfornerà romanzi a ripetizione sul filone dell'aviatore bello, impossibile e retto - un fantasma.
Ma cos'è l'amore di una donna? La ricerca di un fantasma, nei romanzetti di Liala. Un fantasma che non sa neppure d'esserlo. Così la donna cerca il niente e il niente, che non si fa trovare, rimane tale. I sogni sono polvere e le donne stringono un pugno di mosche. Gli uomini impazziscono per questo. Se solo le donne, dice Aldo Busi nel finale, se solo le donne si dedicassero a un amore - proprio così - civile, non più legato a un sogno preconfezionato, anche gli uomini potrebbero cambiare. Essere un altro tipo di sogno. Non così piegati su se stessi. Del resto, dice Busi irriverente davanti a una Liala ancor più irriverente, a una donna basterebbe leggere Liala per sapere cosa non dovrebbe fare per emanciparsi (da sé?).
Aldo Busi è sottile e cinico. Lo dimostrano i suoi libri. Liala di più, anche se non lo dimostrano i suoi libri (e neppure i suoi titoli, uno su tutti: Ombre di fiori sul mio cammino). Così quando Busi chiede: "Cosa ha insegnato alle donne?", la risposta è: "A lavarsi." Bene, nello scambio tra Busi e Liala c'è il motivo per cui tutto è libro e Busi non poteva sottrarsi alla tv commerciale. Uno spirito ottocentesco in fuga dal novecento.


Marco Montanaro  (09-05-2010)

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