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Le donne non invecchiano mai
Le donne non invecchiano mai
Iaia Caputo 
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Saggio, Italia 2009
160 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Feltrinelli , 2009
ISBN 9788807171765


Feltrinelli

Un'analisi su come invecchiano le donne oggi, in Italia. Tra i ritrovati della scienza ed una società che insegue il mito dell'eterna giovinezza si è generata una nuova forma di disorientamento e paure che le nostre nonne non avevano, legate al nuovo imperativo: vietato invecchiare (ed in Italia soprattutto).

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Le donne non invecchiano mai: Davanti all'idiozia non c'è lifting che tenga

Non è una contraddizione su cui riflettere quella per la quale proprio da quando finalmente crediamo di contare qualcosa la bellezza sia diventata un mito così spietato e tirannico?

Cosa significa invecchiare con dignità è una delle domande, lucide e spietate, che ci si propongono durante la lettura, e non sarà l'unica. Come affrontare i segni inferti dal passare del tempo in una società che ci bombarda di quindicenni seminude come termine di paragone della bellezza femminile o, addirittura, come unità di misura del valore femminile?
Le donne non invecchiano mai è solo un titolo ammiccante, una buona trovata di marketing oppure è vero? Sta dalla parte delle donne Iaia Caputo, e crede fermamente che le donne siano ben altro che un bel corpo ed un visetto ammiccante. Ricorda donne che si sono affermate per le loro capacità, per la loro cultura e la loro intelligenza, e cerca di capire cosa sia successo in questi anni dove a dispetto del fatto che la scienza e la medicina ci permettono di vivere meglio e di più, il rapporto delle donne con se stesse, il loro corpo e la loro età sia visibilmente peggiorato.
Le donne non invecchiano mai forse è un titolo emotivo, una frase dettata dalla solidarietà femminile e dalla speranza. In verità sembrerebbe che le donne invecchiano, eccome! Invecchiano peggio e più degli uomini perché agli uomini è concesso invecchiare: gli è concesso con il valore che la società in cui viviamo dà al fascino dell'uomo maturo e dei capelli brizzolati, alla saggezza attribuita ad una testa -ovviamente maschile- canuta, e la natura è d'accordo, visto che lascia al maschio la possibilità biologica di diventare padre a qualunque età e non fa lo stesso con le donne.
Sono tutte cose che -diciamocelo francamente- infieriscono sulla possibilità dell'altra metà del cielo di potersi permettere di invecchiare serenamente. Anzi, che fanno pensare alle donne di non poterselo permettere affatto.
Lasciare che i capelli diventino grigi, che la pelle perda la sua tensione giovanile? Che il corpo si adegui alle leggi fisiche della forza di gravità? Diventare vecchia? Impossibile. Inaccettabile. Lo dicono i media, le case farmaceutiche, gli uomini. E lo dicono soprattutto le donne, che varcata la soglia dei trenta, trentacinque, iniziano la grande battaglia (a perdere) contro l'implacabile tempo che scorre.
Certo, viviamo in un periodo storico in cui la possibilità di mantenersi in forma va di pari passo con l'allungamento della vita; non ci sono soltanto più farmaci, più cure, più ritrovati della farmaceutica, della cosmesi, della chirurgia estetica per affrontare l'invecchiamento, ma "per la prima volta nella storia, quella che era la terza età è diventata un'età di progetti, impegni, passioni, slanci, nella quale ognuna è libera di ridefinire la propria identità, persino di reinventarla" afferma l'autrice, e questo è vero. Ci sono donne che fanno figli a quarantacinque anni e donne che a sessanta sono nonne e insieme madri di adolescenti. La terza età è diventata, -o ce la stanno vendendo così?- una nuova età d'oro dove fare tutto ciò che non si è potuto, o che non c'è stato il tempo di fare prima.
Ma ridefinire la propria identità o reinventarla non vuole forse dire che quella alla quale si è giunti non va più bene? Qual'è la vita che dovremmo desiderare a cinquanta, sessanta, settant'anni? A che punto dovremo arrenderci per non trasformarci in ridicoli fantocci che hanno litigato con il calendario?
La ricerca dell'autrice non si ferma però ad un'analisi cinica sul fatto che alle donne di oggi, in Italia, tocca invecchiare in una società che della vecchiaia ha sommo orrore. Osserva anche e soprattutto le donne, e come esse si pongono rispetto alla questione. "La verità più dolorosa da pronunciare" afferma infatti in uno dei pezzi più pragmatici del libro, "è che insieme al femminismo sembra morta la consapevolezza femminile che il nostro corpo è e continua ad essere il luogo dove si esprime il potere e sul quale il potere stabilisce il suo controllo. Fino a quando ne saremo complici conteremo meno degli uomini e meno di loro saremo libere."
E la domanda che si pone e che ci pone sembra un grido di dolore, una lacrima versata in memoria di tutte quelle donne che per la condizione femminile hanno lottato, una lacrima per quelle che la condizione -orrenda- femminile, l'hanno dovuta subire per secoli. "Ma è possibile", dice, "non cogliere il nesso tra disparità lavorative, arretratezze legislative, le minacce che incombono sull'autodeterminazione di scelte come maternità e aborto, e il fatto che l'unica immagine che di noi trionfa è quella di un corpo sempre più giovane e sempre più nudo?"
Il nuovo tabù è la vecchiaia ragazze. E se abbiamo più di quarant'anni abbiamo un problema. Ma c'è poco da rilassarsi anche se ne abbiamo meno, quel problema arriverà.


Simonetta Degasperi  (04-05-2010)

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