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Italiani per esempio
Italiani per esempio. L'Italia vista dai bambini immigrati
Giuseppe Caliceti 
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Inchiesta, Italia 2010
237 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Feltrinelli , 2010
ISBN 978-88-07-49091-0


Feltrinelli

Un maestro da sempre impegnato per l'integrazione scolastica di bambini immigrati. Bambini immigrati che costruiscono un loro personale dizionario: A come Abitudine, Accoglienza, Amore... B come Badanti, Bisogni... Il maestro e i bambini che si raccontano, ci raccontano frammenti della loro vita. Sullo sfondo c'è l'Italia, ci siamo noi così come i bambini immigrati ci vedono.

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Italiani per esempio: L'Italia vista dai bambini immigrati

P come Pregiudizi e luoghi comuni. Io ho capito che i pregiudizi sono delle frasi che la gente pensa che sono vere però non sono vere. Ci sono dei pregiudizi sugli zingari, sui non italiani, su italiani del sud eccetera. A scuola abbiamo fatto esercizi per vedere come nascono i pregiudizi... Io non ho un lavoro + Uno straniero vicino a casa mia ha un lavoro = Gli stranieri vengono in Italia per rubarci il lavoro. Oppure: A far esplodere le Torri gemelle sono stati dei terroristi islamici + Nella mia città abitano degli uomini islamici = Nella mia città ci sono dei terroristi islamici. Oppure: Ho letto sul giornale che un albanese ha rubato + Vicino a casa mia è venuta ad abitare una famiglia di albanesi = Gli albanesi sono tutti ladri e io ho paura che mi rubano. (Vera, 10 anni, Albania - lavoro di gruppo).

Giuseppe Caliceti è un maestro elementare.
Non lo conosco personalmente ma, dopo aver letto il suo Italiani per esempio, sono sicuro che è uno dei tanti/pochi che crede in quello che fa e soprattutto lo fa con impegno e dedizione.
Sarei quasi tentato di evocare la retorica del "lavoro come missione".
Per fortuna ci viene in soccorso lo stesso Caliceti che con ironia ci ricorda come a volte la scelta di un indirizzo di studi - nel caso specifico l'Istituto Magistrale quando ancora il diploma era abilitante all'insegnamento - possa essere dettata da fattori contingenti e molto prosaici, tipo la sproporzione quantitativa tra fauna femminile e maschile.
"Mai visto in vita mia un luogo a così alta densità di ragazze. Un paradiso".
E così quasi per caso ci si può ritrovare maestro elementare.
Un percorso opposto al mio. Avevo vent'anni e tutt'altro per la testa quando la lettura di un libro - Il paese sbagliato di Mario lodi - mi aveva rovesciato la vita come un calzino e, novello Paolo folgorato sulla via di Damasco, avevo deciso che sarei stato maestro elementare. Il destino poi ci fa sempre qualche scherzo da prete e io ho preso un'altra strada, ma quella stagione della mia vita è stata importante e ha lasciato strascichi significativi.
Probabilmente è per questo che mi sono accostato al libro di Caliceti non solo con curiosità ma con partecipazione e coinvolgimento.
Fin dalle prime pagine mi trovo a sottolineare alcune considerazioni che mi paiono particolarmente importanti e con le quali tutti dovremmo confrontarci. Tutti vuol dire proprio tutti, insegnanti, genitori e adulti in genere.
"Spesso guardiamo e istruiamo i bambini immaginando come potrebbero o dovrebbero essere da grandi, o meglio: come noi crediamo bene e vorremmo che diventassero... facciamo ancora fatica a guardare i bambini - i nostri figli, i nostri alunni - semplicemente come sono, qui e ora, giorno per giorno".
Se non fosse abbastanza chiaro Caliceti poco dopo riprende il discorso. "Questo è il modello dominante con cui guardiamo i nostri bambini: siamo noi, gli adulti, il loro modello. Come se noi grandi avessimo tutto da insegnare - e solo da insegnare - e loro, i più piccoli, tutto da imparare - e solo da imparare".
Da adulto mi vergogno un po'. Ho l'impressione che non lasciamo in eredità ai nostri figli un mondo molto bello.
In quarta di copertina Carlo Feltrinelli fa riferimento al documentario di Vittorio De Sica I bambini ci guardano, ed è ai bambini che dovremmo chiedere cosa ne pensano, come ci vedono. E invece "facciamo fatica a dedicare loro tempo, a parlare con loro, ad ascoltarli, a trattarli alla pari".
Ben venga dunque un libro come questo se può aiutarci ad aprire gli occhi.
Da anni Caliceti è impegnato per l'integrazione dei bambini stranieri nelle nostre scuole elementari. Al riguardo c'era un progetto ministeriale che non c'è più, ma chi opera sul campo tutti i giorni non si ferma davanti alle pastoie burocratiche.
Queste pagine sono figlie di quell'impegno e aprono una finestra su L'Italia vista dai bambini immigrati. Da non perdere il gioco proposto nel breve paragrafo dal titolo Educazione sentimentale. Perché non proviamo a giocare anche noi?
Dopo l'introduzione sono proprio i bambini che prendono direttamente la parola, un "coro di voci bianche" a comporre un dizionario dai toni ora ingenui ora allegri, più spesso carichi di amarezza.
"A come abitudine. Oggi Carlo ha scritto sul mio astuccio 'ti odio!' Io però non sono né offesa né felice perché ci sono abituata. (Vera, 9 anni, Albania)". Di certo Carlo non si rende conto di quanto male possono fare le parole. Ascoltiamo dunque questi bambini e riflettiamo su quanto ci dicono. Forse non sarà sufficiente per migliorare il mondo in cui viviamo, ma vale comunque la pena di provarci.


Giancarlo Montalbini  (10-04-2010)

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