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La minima importanza
La minima importanza
Enrico Piscitelli 
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Racconti, Italia 2010
91 pp.
Prezzo di copertina € 10
Illustrazioni: Sara Pavan Alice Costantini
Editore: Las Vegas , 2010
ISBN 978-88-95744-13-1


Las Vegas

Quindici frammenti che compongono/scompongono lo spazio di una boccia per pesci rossi. L'esordio di Enrico Piscitelli per Las Vegas Edizioni è - in realtà - un non-esordio che si nutre di spazi e circostanze minime per descrivere un'umanità incapace del contagio.

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La minima importanza: Quindici Frammenti

Le donne vogliono fantasticare: il primo incontro, i primi contatti fisici, vivono l'attesa e non la vita; non soffrono di emicrania, hanno solo scoperto la scusa perfetta.

Parlare del navigato Enrico Piscitelli come di un esordiente è un azzardo scemo: nel suo esordio - appunto - La minima importanza, edito da Las Vegas, c'è ben poco dei temi e delle cadute di stile delle prime prove. Il mondo di Piscitelli ha già i suoi confini, le sue regole e la sua lingua. Anche perché i quindici racconti - frammenti - che compongono/scompongono il libro sono cresciuti negli anni. L'impressione è quella di attraversare delle singole stanze: non perché ci siano degli ambienti ben definiti (poco spazio alle descrizioni fisiche, quel che basta) quanto piuttosto perché definiti sono i contorni sfumati di chi abita quelle stanze. Il dove, insomma, come scrive l'autore, è sempre un quando (o forse è il contrario). Che poi siano stanze o bocce per pesci rossi - come da copertina e illustrazioni - cambia poco: resta il fatto che non si parla mai di pesci troppo grossi per bocce troppo piccole. A ognuno la boccia che merita, da lì si scruta il mondo. La prospettiva è solida, anche se annacquata, ognuno da sé: l'onanismo invece del contatto. Il contagio: manca, è assenza. Il tempo: non è un caso, allora, che il presente sia sempre quello giusto.
Dell'attraversamento delle quindici stanze rimane la sensazione dei luoghi, si è detto, ma non del Luogo. Piscitelli è pugliese, di Trani, e c'è da essergli grato perché - come in pochi altri casi - non si parlerà di lui a proposito della nouvelle vague letteraria pugliese. Niente pompa pompa pompa magna magna in salsa appulobalcanica. Che poi: si parla dei pugliesi che emigrano - fisicamente o letterariamente - a patto che scrivano di Puglia. Un cortocircuito. Mentre qui per chi scrive (la recensione, non il libro, in questo caso) la Puglia arriva come sensazione in un solo caso, in Se solo anche tu non riuscissi a stare seduta, materializzandosi in una delle tante stazioni ferroviarie di periferia (considerando periferia anche una metropoli pugliese) abitate di tanto in tanto da gente obbligata al meteorismo pur di non rimanere con le chiappe sulla panca.
Viene in mente invece l'America (Piscitelli negherebbe), quella di Carver, a partire dal titolo, dai titoli, per i denti che battono di alcol e i finali sospesi. Ma non è così - del resto abbiamo scoperto che Carver non era un minimalista - perché l'importanza "minima" è invece moltiplicatrice di vite. Minima è la lingua: ben più di Carver, perché impoverito e impolverato è il luogo del delitto. E i finali: non sono sospesi: "Frammenti, ché le storie si possono raccontare senza iniziarle e senza finirle". Ecco: il frammento. C'era già in D'Annunzio cieco e sta negli odierni pizzini mafiopolitici. Tutta Italia. Così come col destino pallonaro della Nazione (detto davvero senza offesa) s'incrociano le vicende dell'ultimo uomo dell'ultimo racconto. Titolo: Inutile è voler capire. Inutile, così come "minima" è l'importanza - appunto: vezzi, questi, che si concedono alle generazioni cresciute negli '80. Ultimi, unici: come figli. In bocca al lupo.
[Bonus track: copertina e illustrazioni di Alice Costantini; fumetto atipico e muto di Sara Pavan in chiusura]


Marco Montanaro  (10-04-2010)

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