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Assiotea
Assiotea. La donna che sfidò Platone e l'Accademia
Adriano Petta 
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Storico, Italia 2009
341 pp.
Prezzo di copertina € 15
Editore: Stampa Alternativa , 2009
ISBN 978-88-6222-105-4


Stampa Alternativa

Siamo nel 350 a.C. a Fliunte, Ellade. Un misterioso manoscritto, forse riconducibile al Grande Ordinamento di Leucippo, viene trafugato prima che Assiotea possa leggerlo e copiarlo. Quel furto, avvenuto in circostanze drammatiche, si porta dietro una infinita scia di sangue. Quale il segreto racchiuso in quelle pagine? E che legame c'è con le statuine che l'astronomo Eudosso di Cnido raccoglie per costruire la sua strana mappa? Prima copista, poi schiava, poi donna libera, Assiotea, in un crescendo di furti, assassini, complotti, condurrà la sua battaglia contro i potenti di Atene per far abolire la schiavitù e per affrancare le donne dalla loro condizione.

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Assiotea: In nome della libertà

La follia dell'uomo. La violenza e la guerra. L'uomo non sa fare altro. Uccidere... Questa creatura che ha sottomesso gli elefanti, che sta cacciando quasi definitivamente i leoni dall'Ellade, questa creatura che ha costruito il Partenone, capace di pensare l'impensabile, ebbene, questa creatura non sa progettare altro che la guerra. Da sempre. Ogni guerra è una sconfitta dell'evoluzione umana.

Che cosa si chiede a un romanzo storico? Quale il confine tra invenzione e "verità"?
Il problema non è di oggi. Spesso letterati e intellettuali si sono interrogati al riguardo offrendo risposte che inevitabilmente risentono delle diverse sensibilità e della differente formazione culturale che ciascuno ha alle spalle.
Una questione dunque di lana caprina, e per uscirne qualcuno ha voluto introdurre la definizione di "romanzo di ambientazione storica".
Non credo però che Adriano Petta acconsentirebbe di buon grado ad una classificazione di questo tipo per il suo Assiotea.
In una nota che fa da postfazione al romanzo lo stesso Petta sottolinea come tutti i personaggi principali appartengano alla "storia conosciuta", e come questo valga anche per Assiotea e Lastenia, "le prime due donne ammesse all'Accademia platonica". In realtà di queste due figure femminili si sa molto poco ed è difficile una loro caratterizzazione storica, ma non credo che la cosa sia poi così importante.
In questo come nei romanzi precedenti l'intento di Adriano Petta è soprattutto didattico educativo. C'è una tesi da dimostrare e da sostenere, una battaglia da condurre fino in fondo e con tutte le forze.
"Da sempre la storia l'hanno fatta, scritta e raccontata gli uomini. La stessa mano che ha retto la spada, ha usato anche il calamo: Re, faraoni, condottieri, arconti, strateghi, filosofi, attori, sacerdoti, cittadini liberi, meteci e anche schiavi, intenti a pensare, programmare, fare solo e soltanto guerre... I libri li scrivono gli uomini, perché sono gli uomini a fare la storia. Noi donne non contiamo niente nel cammino umano. Se non fosse che solo noi possiamo fare i figli, l'uomo ci avrebbe già eliminate".
Assiotea si ribella a questa visione maschilista del mondo per rivendicare alle donne pari dignità e un ruolo attivo nella storia. Che importa se Assiotea è un personaggio storico o letterario? La sua è una battaglia che qualsiasi persona ragionevole non può non condividere.
Non mi sento invece di condividere la lettura più strettamente filosofica che, a partire dalla demonizzazione di Platone e dalla radicale critica al suo pensiero, vorrebbe rivoluzionare tutta la storia del pensiero e della cultura occidentale.
Poi mi viene in mente che stiamo parlando di una collana dal titolo un po' provocatorio: Eretica. Ho l'impressione che l'eresia, assurta a verità assoluta, diventi anch'essa una sorta di ortodossia a rovescio.
Le crociate ideologiche sono sempre pericolose e rischiano di portare con sé il seme dell'intolleranza, quella stessa intolleranza che in queste pagine si vuole combattere.
Rimanendo al romanzo storico o di ambientazione storica, particolarmente felice e credibile la ricostruzione del clima culturale che si respirava ad Atene nel IV secolo a.C., e Petta, in virtù di una scrittura incisiva ed efficace, è abile a guidarci in quel mondo, e non si limita a raccontarcelo ma ce lo fa vivere dal di dentro.
Una breve osservazione sulla trama: quando la storia si tinge di giallo il lettore è catturato dall'incalzare delle vicende in un crescendo di tensione che l'autore riesce a costruire in maniera magistrale. Ma crediamo che non sia questo l'aspetto che più gli sta a cuore. Fortemente realistiche e ricche di pathos le descrizioni della vita in miniera di schiavi, donne e bambini, e le pagine in cui si riflette sulla condizione della donna in una società che, pur culla della democrazia, conserva ombre inquietanti e lati oscuri su cui è necessario far luce per non ripetere gli stessi errori.


Giancarlo Montalbini  (15-02-2010)

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