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Remo contro
Remo contro
Enzo Gianmaria Napolillo 
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Romanzo, Italia 2009
244 pp.
Prezzo di copertina € 14
Editore: Pendragon , 2009
ISBN 978-88-8342-763-3


Pendragon

A trent'anni si può essere già vecchi, morti dentro, sconfitti dalla vita che ha bruciato tutti i sogni. Ma Remo non si rassegna ad un'esistenza normale, un lavoro alienante, il mutuo da pagare, un rapporto affettivo tranquillo, troppo tranquillo, senza slanci e senza passioni. Remo conosce Naileen, la ragazza di Formentera, e per lei sarà pronto a mettersi in gioco, pronto a rischiare e a perdere tutto. Crescere, diventare adulti, vuol dire anche questo.

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Remo contro: Trovare la rima

Scrivania, computer, telefono, pause caffè, divisori di plastica e open space, una sedia su cui modellare il corpo, gli ordini del capo, nuove gerarchie, le luci al neon, i buoni pasto, i panini al bar, la strada imparata a memoria e la meraviglia per un inedito pannello pubblicitario allo svincolo. Un pacchetto tutto compreso, una truffa. Il modo per immergerti nello scorrere circolare del tempo, che come un'enorme trottola non si ferma e quando lo fa è troppo tardi.

Dopo qualche incertezza - parto dalla trama? dai personaggi? dalla bellissima postfazione di Alessandro Quasimodo? - ho deciso di partire dal titolo, Remo contro, in cui fa bella mostra di sé un trasparente gioco di parole, di certo non casuale ma ricercato ad arte al punto da diventare una delle linee guida attorno a cui si sviluppa tutta la storia.
Remo è il nome del protagonista del romanzo di Enzo Gianmaria Napolillo, ma è anche una voce verbale.
Contro chi rema, Remo? Contro Lara, contro Naileen, contro se stesso - sono le tre parti che scandiscono il libro - ma soprattutto rema controcorrente per ritrovarsi, per cercare di non precipitare nel gorgo di una vita monotona, senza senso, fatta di gesti sempre uguali ripetuti all'infinito, una vita che ai suoi occhi assomiglia alla morte civile, e che segnerebbe al contempo la fine definitiva di sogni e speranze.
Remo è un trentenne insicuro e inquieto che ha un lavoro non appagante - "otto ore al giorno in un totale stato di incoscienza" - e una relazione con Lara, una storia che si trascina stancamente e senza entusiasmi dove "l'amore è un optional non considerato".
Ma il suo male di vivere è più radicato, incistato nelle pieghe di un'esistenza in cui non solo l'amore ma la felicità in senso più ampio sembra essere un optional.
"... da qualche parte mi devo essere guastato. Ci deve essere stato un momento nel passato, un preciso momento, in cui qualcosa mi ha reso quello che sono: un insoddisfatto. Insoddisfatto di tutto e di tutti, compreso me... Immagino di essere un robot con un software difettoso, che manifesta il disagio che altri camuffano".
Forse è davvero un difetto di fabbrica, ma la sua incapacità di vivere senza interrogarsi sul senso del vivere stesso, il suo continuo confrontarsi col tempo che passa e porta via con sé sogni e illusioni, l'impossibilità di essere felice accontentandosi di una felicità posticcia e presa in prestito, tutto questo ci fa amare Remo e ce lo fa sentire vicino.
C'è un'immagine che il nostro protagonista ruba sulla metropolitana e che, pur nella sua infinita tristezza, mi sembra bellissima. "Un suonatore di fisarmonica accenna una musica popolare... Sbaglia una nota su due, sorride senza denti e non c'è niente da sorridere, proprio niente, mentre manda suo figlio a chiedere l'elemosina con un bicchiere di carta di McDonald's".
E allora la felicità è un inganno, un miraggio, una presa in giro?
Non so più chi ha detto che il segreto della felicità è tutto nel non chiedersi mai se si è felici.
E' un po' come per l'insonnia. Cercare di imporsi il sonno è il modo migliore per arrivare al mattino con gli occhi ancora spalancati sul soffitto.
Guardando al suo passato Remo pensa di mettere a fuoco il momento, l'esperienza che è alla base del suo disagio. "Il mio amore, dopo anni che credevo infiniti, mi ha telefonato per lasciarmi. Una telefonata, uno stacco della linea, un clic, e poi il vuoto più vuoto che c'è. Perché se l'amore ti abbandona in mezzo a una strada deserta, con la pioggia, e il tempo che si sa che non migliorerà, come fai a credere ancora nell'amore?".
Forse è per questo che si è legato a Lara, che gli ha regalato "un nascondiglio perfetto".
Ma non si può restare sempre nascosti, bisogna uscire allo scoperto, e quando Remo conosce Naileen, l'affascinante e sensuale ragazza di Formentera, è pronto a rimettersi in gioco rischiando tutto, perdendo tutto, perché bisogna toccare il fondo per trovare la forza di risalire.
Remo contro si snoda tra Milano, Formentera, Londra, per approdare alla Valle Otro, punto di arrivo e punto di ripartenza.
Quello della Valle Otro è un vero e proprio topos letterario caro soprattutto alla letteratura romantica e ai primi romanzi di formazione (Goethe, Novalis, Stendhal,... ), il luogo magico dove ritrovare se stessi in armonia con la natura, uno spazio che è anche un tempo, per le domande e per le risposte.
Anche questo di Enzo Gianmaria Napolillo è in fondo un romanzo di formazione, "un romanzo - come recita la IV di copertina - disperato e tenero sulla fatica di diventare grandi".
Ci sembra importante anche una riflessione sull'atmosfera che si respira in queste pagine, perché Napolillo è abilissimo a stemperare il dramma con toni da commedia. La macchietta del ragioniere balbuziente assunto per ritardare i pagamenti sembra presa di sana pianta da un film di Verdone, così come è divertente vedere Remo in cucina: "Estraggo dal congelatore uno di quei sacchetti di cibo precotto che salta allegro in padella passando in cinque minuti da meno trenta gradi a più trecento. Salterei anch'io se mi scongelassero in quel modo".
E per chiudere il cerchio, visto che eravamo partiti dal titolo, non resta che concludere con la postfazione di Alessandro Quasimodo. Un piccolo dilemma: leggerla prima o dopo il libro? Fate come volete, importante è che la leggiate perché è davvero ricca di spunti, sottolineature, chiavi di lettura interessanti che ci permettono di andare oltre le pagine stampate per entrare nell'intimità dei personaggi, nella nostra intimità, ponendoci interrogativi scomodi che però non possono essere elusi.
Questo romanzo è tante cose, e tra le altre, ci ricorda Alessandro Quasimodo, è la storia di un'ossessione, il desiderio di Remo di trovare una rima, la sua rima.
"Remo , non fare lo scemo. E lo so, una rima diversa non l'ho trovata, ma confido che esista, che in un momento imprecisato verrà da sola, come una scoperta che scoperta non è perché conseguenza di una ricerca. Un'affannosa ricerca".
E noi, la nostra rima l'abbiamo cercata? L'abbiamo trovata? Buona lettura e buona fortuna.


Giancarlo Montalbini  (05-02-2010)

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