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La cena
Het Diner
Herman Koch 
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Romanzo, Olanda 2009
285 pp.
Prezzo di copertina € 16
Traduzione: Giorgio Testa
Editore: Neri Pozza , 2010
ISBN 9788854504004


Neri Pozza

Una cena in un ristorante di lusso è l'occasione, per quattro genitori, di discutere le decisioni da prendere nei confronti dei figli, autori di un inaudito gesto di violenza, finito con la morte di una clochard.

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La cena: Un menù pieno di dubbi, a tavola con Herman Koch

Se dovessi dare una definizione di felicità, sarebbe questa: la felicità basta a se stessa, non ha bisogno di testimoni.

Mamma e papà davanti alla televisione riconoscono, in un programma di cronaca, il figlio come protagonista di un'aggressione brutale e tragica nella sua conclusione. Il papà non dice nulla: la violenza è un parte della sua malattia. La mamma non dice nulla, e basta. Il filmato è di bassissima qualità, i figlio e i complici sono vestiti come migliaia di ragazzi, nessuno li riconosce. Ma tra gli altri c'è un cugino figlio di un politico professionista e candidato a primo ministro che, avendo scoperto il fatto, non vuole saperne di proseguire la sua carriera con una mina pronta a esplodere da un momento con l'altro. La "cena" convocata per l'occasione diventa un consiglio di guerra famigliare per decidere cosa e come fare. Il romanzo è solido e trascinante, anche se la scrittura è abbastanza diseguale. In alcuni passaggi è molto lirica, altrove riflette il passato di autore televisivo di Herman Koch, tradendo un insolito affetto per le immagini e per il loro dettaglio. Colpiscono i passaggi in cui il lettore viene proiettato sul tavolo, dentro il menù, nel fuoco amico della discussione e poi fuori, come se fosse uno spettatore degli eventi "Potevo scegliere fra due alternative: rimanere a guardare dalla finestra o confondermi nella folla. Avrei potuto fare finta di avere una destinazione anch'io": la considerazione di uno dei protagonisti della "cena" vale anche per il lettore. Una serie di cambi di prospettiva che permette al romanzo di mantenere la tensione di un thriller dall'inizio alla fine. Solo che qui non c'è alcun mistero sui colpevoli (sono noti fin dall'inizio i responsabili dell'omicidio), sui moventi o sulle motivazioni, peraltro piuttosto evanescenti. C'è una grande pressione, a tratti palpabile nei momenti più feroci della "cena", in attesa di risposte che, in effetti, non arrivano. O meglio, diventano chiare una volta imboccata la ripida discesa del finale, a suo modo rivelatorio, che lascia aperte al lettore tutte le possibilità narrative. Mettendolo in un vicolo cieco dal punto di vista morale: cosa è giusto, cosa è sbagliato, in questa inquietudine moderna, viene deciso a tavola, dove quattro persone sono costrette a confrontarsi con una drammatica scelta (come difendere i figli senza tradire i propri valori) e a discuterne tra una portata e l'altra con la soluzione (se si può parlare di soluzione) che arriva insieme a un enorme conto finale. La violenza, endemica e nascosta, si rivela, ancora una volta e fino in fondo, un'opportunità perché "da qualche parte sarebbe rimasta una cicatrice, ma una cicatrice non impedisce di essere felici". Fa pensare.

Marco Denti  (25-01-2010)

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