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Golden Gate
The Golden Gate
Vikram Seth 
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Romanzo, Stati Uniti 1986
320 pp.
Prezzo di copertina € 25
Traduzione: Luca Dresda Christian Raimo Veronica Raimo
Editore: Fandango , 2008
ISBN 9788860440549


Fandango

Colpito al cuore dai versi di Puskin, Vikram Seth abbandona una già avviata carriera da economista per lanciarsi in un'impresa di 590 sonetti in rima ispirati a San Francisco, alla guerra fredda e a una vita intrisa di parole.

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Golden Gate: Così viviamo oggi, l'infinita ballata di Vikram Seth

Cos'è in fondo l'origine del mondo? Un tic-tac nel silenzio dello spazio.

La sfida era dichiarata, sfrontata, netta. Raccontare in versi, in una lunga ballata, il mondo in cui viviamo con la sua moltitudine di voci, di simboli, di idee per aria, di connessioni che non uniscono e di parole che non dicono. Doveva essere un romanzo in forma di poema, chissà forse un omaggio senza pudore alle glorie di Walt Whitman, oltre che al dichiarato colpo di fulmine con Puskin. In corso d'opera è diventato qualcosa di molto simile a un poema in forma di romanzo perché la frammentazione delle parole in versi ha riflettuto il caos del nostro mondo, dove morale e legge spesso non combaciano ("Ci sono delle occasioni in cui morale e legge civile sono in conflitto. Anche se l'unica legge ufficiale è quella del diritto. Se rispondiamo alla nostra coscienza e non vogliamo distruzione e violenza e né che degli ordigni intelligenti colpiscano degli umani innocenti, ci vuole una chiosa alla citazione. Una corretta analisi filologica deve comprendere l'intera logica del testo"), la guerra è onnipresente ("La nostra nazione ha creduto a lungo che la guerra era uno sport") e il dubbio è l'unica certezza ("Non c'è salvezza e non c'è vittoria. Non c'è difesa, non c'è alcun confine. Non ci sono limiti, non c'è storia"). Prosa o poesia, l'originalità di Vikram Seth non è in discussione perché Golden Gate è un notevole laboratorio linguistico (e complimenti ai traduttori per le fatiche e i traguardi raggiunti) che purtroppo è rimasto tale. Dovessero contare più le promesse delle ambizioni, Golden Gate vincerebbe ancora oggi il premio Pulitzer. Essendo rimasto un caso, eclatante ma pur sempre un caso, rimane sospeso tra la certezza di una frattura epocale ("Noi/Loro. La scoraggiante visione che sottintende questa ribellione. L'ipocrita superficialità non estirperà il seme del peccato, e non guarirà questo caos dannato") e la sincera curiosità che Vikram sintetizza, con una sacrosanta questione, così: "Se il desiderio lacera il tuo cuore, come può quello che hai letto qua e là, cose risalenti a secoli fa, convincerti che è fasullo l'amore che provi, e che questa tiritera di dogmi, cavalli e carri, è vera?". La domanda rimarrà senza risposta e la sfida è vinta, ai punti.

Marco Denti  (19-01-2010)

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