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Arte e televisione
Arte e televisione. Da Andy Warhol al Grande Fratello
Marco Senaldi 
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Saggio, Italia 2009
129 pp.
Prezzo di copertina € 18,60
Editore: Postmedia , 2009
ISBN 88-7490-041-4


Postmedia books

In Arte e televisione l'autore si domanda se la Tv e l'arte contemporanea possano convivere, ma cosa ancora più importante fino a che punto la televisione faccia bene agli artisti. Per tale motivo Senaldi ha raccolto in questo volume alcuni suoi scritti basati sui sempre più stretti rapporti tra arte e televisione.

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Arte e televisione: Ma la televisione è arte?

La Tv di Warhol va considerata con estrema attenzione, proprio sullo sfondo della sua precedente attività come cineasta: se Warhol, oltre alla produzione di opere visive (installazioni, serigrafie, foto, ecc.) avesse fatto "solo del cinema", sarebbe lecito interpretarne l'opera come quella di un artista multimediale in senso "moderno".

In principio era l'arte visiva, in seguito nacque la televisione, "summa maxima" dell'immaginario visivo, eppure questi due universi non hanno ancora trovato un terreno comune, se non in rare eccezioni.
La storia di questo rapporto quasi impossibile viene ben delineata da Marco Senaldi, critico d'arte e filosofo, nel suo saggio Arte e Televisione. Un testo composto in modo apparentemente semplice e scorrevole, in realtà assai profondo e complesso, dati i continui rimandi a teorie filosofiche, antropologiche ed estetiche. E da buon antropologo culturale, Senaldi, facendo riferimento alla sua esperienza di redattore televisivo, cerca di trasmettere ai lettori un concetto basilare al tema in questione: per comprendere la Tv bisogna entrarci dentro. "Se la retorica non fosse un peccato mortale, si dovrebbe infatti dire (usando un'espressione ultra-retorica) che la Tv si capisce davvero solo facendola o, se proprio questo non è possibile, almeno guardandola 'da dentro'".
Partendo da questo presupposto, lo studioso ci informa che "la televisione è un vero e proprio sistema comunicativo dotato di una specificità irriducibile ad altri media. In tal senso, la Tv non è stata un semplice mezzo di comunicazione fra tanti, ma una gigantesca impresa di trasformazione culturale, un vero comunicatore di mediazione con cui oggi tutti - artisti inclusi - sono tenuti a confrontarsi". Difatti questi ultimi tendevano a ribellarsi più al mezzo di comunicazione, in questo caso al televisore, che non propriamente all'idea propagata dalla stessa Tv.
Alcuni, tra i contemporanei, hanno meglio saputo distinguere tra l'apparecchio televisivo e il sistema televisivo. Tra questi possiamo citare il musicista americano John Cage, intervenuto nel 1958 al concorso televisivo a premi "Lascia o raddoppia", ed Andy Warhol, autore anche di show televisivi.
Cage, che è stato uno dei compositori sperimentali più prolifici del secolo scorso e un sostenitore della filosofia zen, giustificò la sua apparizione nel programma condotto da Mike Bongiorno con il fatto che l'arte a lui contemporanea aveva perso la sua canonicità naturale. Per tale motivo creò dei veri e propri happening artistici all'interno dello stesso evento televisivo, attribuendo così alla Tv l'etichetta di comunicatore di mediazione della stessa azione artistica.
Andy Warhol fu talmente attratto dalla televisione al punto di abbandonare negli anni Ottanta cinema ed arte per dedicarvisi completamente. Lo fece con due programmi prodotti e diretti da lui stesso: "Fashion" e "Andy Warhol's Tv".
Solitamente eccentrico e presenzialista, Warhol ridusse in essi progressivamente la sua partecipazione fisica fino al punto di intervenire solo da dietro la telecamera. Questo atteggiamento va letto sulla trama di quanto più volte ribadito dall'artista: "Il diventare un personaggio famoso nella società dello spettacolo mediale implica il cessare di essere 'persone', cessare di 'essere se stessi', perdere la propria identità".
"In realtà tanto l'arte che la Tv, nel panorama dominato dalla mediazione, da lungo tempo non sono più veramente 'se stesse', ossia, sono già da lungo tempo preda di un destino di disidentità intrinseca, che costituisce paradossalmente il tratto ineffabile della loro segreta somiglianza" conclude Marco Senaldi.


Roberto Barzi  (13-01-2010)

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