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Fantasmi vesuviani
Fantasmi vesuviani
Felice Piemontese 
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Racconti, Italia 2009
109 pp.
Prezzo di copertina € 10
Editore: Hacca , 2009
ISBN 978-88-89920-33-6


Hacca

Una galleria di personaggi - scrittori, artisti, poeti, giornalisti, editori, galleristi, intellettuali - che hanno fatto cultura nella Napoli tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso. E poi spazi e luoghi aperti alle sperimentazioni, giornali, pubblicazioni e case editrici, gruppi e avanguardie letterarie e artistiche, iniziative culturali estemporanee o di più ampio respiro. Un quadro generale ricco di stimoli e fermenti culturali in linea con la storia e la straordinaria tradizione partenopea. Di tutto questo, ci dice Felice Piemontese scuotendo la testa in un misto di rassegnazione, rimpianto e nostalgia, non restano che fantasmi.

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Fantasmi vesuviani: Non è rimasto più niente

Percepii dolorosamente, per la prima volta, che spingersi troppo in là, nella ricerca di territori sconosciuti, poteva essere pericoloso; che per farsi "esploratore del limite" occorrono una tempra e una determinazione che non sono di tutti, e che i prezzi da pagare, per chi decida di spingersi "oltre" possono essere altissimi se non insopportabili.

Comincio subito col chiedere scusa a Felice Piemontese per le imprecisioni e le omissioni di cui certamente mi sono reso colpevole. Il suo libro avrebbe meritato un recensore più colto del sottoscritto e magari napoletano. Ma ho cercato comunque di fare del mio meglio.
E dunque eccomi a parlare dei suoi Fantasmi vesuviani che nel risvolto di copertina vengono definiti un memoriale. C'è qualcosa nella definizione che non mi convince del tutto, ma quasi sicuramente la cosa dipende dalla mia scarsa frequentazione di quel particolarissimo tipo di scrittura.
Faccio dunque ammenda e parto proprio da lì, convinto che definire vuol dire in qualche modo limitare, fissare dei confini, e i confini ci sono proprio per essere superati.
"Fantasmi vesuviani è un importantissimo memoriale sulla cultura a Napoli dagli anni Sessanta agli anni Novanta del secolo scorso".
Sempre a proposito di confini, l'argomento è molto circoscritto e sembrerebbe riservato ad un pubblico di lettori selezionato e quantitativamente esiguo, ma, come spesso accade in letteratura, soprattutto se si parla di buona letteratura, il risultato è difforme rispetto alle aspettative.
Nel caso specifico l'essere completamente estraneo al mondo che Piemontese andava raccontando, non mi ha impedito di gustare e apprezzare il suo libro in virtù di una scrittura scorrevole e vivace di piglio giornalistico.
Le decine e decine di personaggi - forse dovrei dire fantasmi - che animano queste pagine mi erano assolutamente sconosciuti ma la ricchezza e la vivacità degli aneddoti me li ha resi simpatici e ricchi di fascino.
Come non sorridere con Lucio Amelio, gallerista, capace di sfidare pregiudizi e fin troppo facili ironie facendo della sua omosessualità quasi una bandiera?
"Sei normale o ti piacciono le donne?". In questa sua battuta riservata alle nuove conoscenze c'erano quei tratti tipicamente napoletani che sono l'ironia e il gusto dello scherzo.
Non meno napoletano era Luigi Incoronato, e in questo caso a conquistare il lettore è la sua drammatica vicenda umana che tanto ha influenzato la formazione culturale e professionale dello stesso Piemontese.
Questi e molti altri i protagonisti della vita culturale napoletana, un mondo di intellettuali a cui Felice Piemontese non risparmia critiche, anche se poi affiora sempre il rimpianto e la nostalgia, soprattutto per le persone a cui lo hanno legato rapporti di amicizia profonda e con le quali ha condiviso esperienze sperimentali e d'avanguardia destinate perlopiù al fallimento ma non per questo meno importanti. Il suo è "un donchisciottesco amarcord scritto con levità e freddezza sentimentale; è una confessione in cui la nostalgia ha il collo strozzato, e cede il passo a una dura poesia radiografica, di pianto senza lacrime".
E così siamo arrivati a parlare dei fantasmi del titolo.
"Ogni scrittore sa, anche se disperatamente cerca di non crederci e di comportarsi come se non fosse così, che il suo destino è di essere dimenticato, già in vita o subito dopo la morte. Sfuggono a questa regola ferrea non più di tre o quattro scrittori per generazione. Agli altri toccherà, nel migliore dei casi, una rapida citazione in quegli immensi repertori cimiteriali che sono le storie letterarie... A Napoli il fenomeno è forse più impressionante che altrove. Vere e proprie meteore attraversano l'universo letterario scomparendo subito dopo nei buchi neri dell'inesistente e trasformandosi in fantasmi".
E il destino di galleristi, poeti, artisti, intellettuali, non è diverso.
Un motivo in più per ringraziare Felice Piemontese che col suo libro ha regalato a questi fantasmi una momentanea nuova epifania.


Giancarlo Montalbini  (07-01-2010)

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