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Anni di cemento
Anni di cemento. 1999-2009: dieci anni di guerra al mattone selvaggio di Massimo Miglio, sceriffo senza pistola
Chiara Lico 
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Inchiesta, Italia 2009
180 pp.
Prezzo di copertina € 12
Editore: Stampa Alternativa , 2009
ISBN 978-88-6222-103-0


Stampa Alternativa

Anni di cemento, ovvero dieci anni di guerra al cemento: più di 700 demolizioni, molte minacce e due auto di Miglio date alle fiamme, il tutto raccontato in un libro.

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Anni di cemento: Dieci anni di lotta all'abusivismo del mattone

Il termine condonopoli racchiude e condensa un turbinio di situazioni che si sono verificate - alcune grottesche e caricaturali, se non fosse che hanno avuto luogo sul serio - per sanare abusi d'ogni fattezza e di ogni destinazione. A un certo punto si è avuta la sensazione che tutto, ma davvero tutto, per il fatto stesso di essere fisicamente tangibile, potesse essere condonato e quindi trasformato.

Sono dieci gli Anni di cemento narrati in questo libro-inchiesta dalla giornalista Chiara Lico. L'autrice si riferisce in particolare agli anni che vanno dal 1999 al 2009, periodo in cui Massimo Miglio era a capo dell'Ufficio antiabusivismo del Comune di Roma. Quella raccontata in questo libro è la storia delle nefandezze e delle costruzioni abusive nel territorio dell'Urbe, delle incursioni in questi luoghi di Miglio e del suo staff, a cui hanno fatto seguito i legittimi abbattimenti da lui ordinati. Una narrazione che sembra delineare una specie di girone dantesco, tanti sono stati gli abusi edilizi che hanno deturpato, e che in parte deturpano tuttora la capitale d'Italia. Un girone infernale, che Miglio ha tentato di distruggere facendo demolire numerosissime costruzioni abusive, colpendo a fondo gli arroganti deturpatori del territorio, pagandone però personalmente un prezzo molto alto: due auto bruciate e alcune aggressioni subite. Ma lo "sceriffo senza pistola", come comunemente veniva definito, non ha mai desistito dalla sua missione: rendere Roma e il suo territorio il meno danneggiati possibile. Una lotta all'abusivismo edilizio spesso focalizzata sui parchi, dall'Appia Antica alla Marcigliana, passando per il Vejo, e che è condensata nella cifra di più di 700 demolizioni e di oltre mezzo milione di metri cubi di costruzioni illegali spazzate via. Ma ad essere stato assurdamente colpito da questi squallidi affaristi del mattone è soprattutto il centro storico: numerosissimi sono stati infatti gli interventi di Miglio e della sua squadra in via Margutta, via Veneto, via di Monte Testaccio, via Frangipane, solo per citarne alcuni. Un durissimo impegno che fecero rinunciare Miglio e i suoi più stretti collaboratori perfino alle ferie estive, dato che è proprio questa cruciale stagione il periodo più caldo sul fronte degli abusi edilizi. Non vengono meno pure casi sorprendenti di abusivismo "istituzionale", legato ad alcuni centri di potere che si ritengono immuni dalle leggi e che pensano perciò di poter fare ciò che a loro più aggrada. Ma l'interessante reportage non si limita a dare il resoconto delle imprese del responsabile dell'antiabusivismo, bensì intende analizzare quanti e quali aspetti, a volte perfino surreali, ha l'abusivismo e soprattutto fino a che punto la fantasia viene in soccorso degli abusivisti, ce n'è davvero per tutti i gusti. La Lico inizia dalla descrizione dell'abusivo semplice, "storico", quello cioè che si industriava ad edificare la propria casa nei giorni di riposo e definito quello della "casa della domenica". Continua con l'abusivo speculatore, i cosiddetti "speculatori mediani" che passeranno alla storia con l'epiteto di "furbetti del mattone". La giornalista si occupa in seguito del cosiddetto "abusivo scientifico", quello che si fa forte del condono del 2003, con intenti speculativi assai mirati, godendo di assistenza legale e tecnica continua - e che ha nel centro storico uno dei suoi terreni privilegiati di azione illegale. Non poteva infine mancare l'abusivo arrogante, che si avvale anche di appoggi e di omertà decisamente allarmanti, di segno malavitoso.
I dieci anni di abusivismo descritti in questo saggio sono quindi un utile spaccato sulle logiche della criminalità del mattone, ribelle a qualsiasi legge e a qualsiasi piano regolatore. Leggere attentamente queste pagine aiuterà a comprendere come i filibustieri edilizi siano riusciti a gabbare le regole e fa intuire soprattutto che chi tenta di opporsi alla politica della costruzione selvaggia paga in prima persona. E' successo infatti che Massimo Miglio, conosciuto anche come Il Cagnaccio, si sia impegnato senza sosta per due lustri e abbia poi subito per la sua dedizione alla causa numerose e pesanti intimidazioni. Alla fine, al cambio dell'amministrazione comunale, è stato sollevato addirittura dall'incarico. Ora, dopo un breve periodo di forzato riposo, il geometra Miglio è divenuto il responsabile unico dell'Ufficio dell'antiabusivismo della Regione Lazio, con giurisdizione perfino su Roma e il suo immenso territorio. Lo "sceriffo", insomma, è risalito in sella.


Roberto Barzi  (08-12-2009)

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