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Centuria
Centuria. Cento piccoli romanzi fiume
Giorgio Manganelli 
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Racconti, Italia 1979
316 pp.
Prezzo di copertina € 25
Editore: Adelphi , 1995
ISBN 9788845911521


Adelphi

Trent'anni fa: un po' di Django Reinhardt, un po' di Magritte. E le centurie di Boccaccio, Nostradamus, Boccalini e il Novellino (testo anonimo del '200). Ecco cos'è Centuria (1979) di Giorgio Manganelli - cento piccoli romanzi fiume, è il sottotitolo.

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Centuria: Cento piccole sceneggiature per brevi videoclip

Ha comprato un grosso orologio, per insegnare il tempo al tempo, ma il tempo non impara da se stesso.

Se vuoi rendere innocuo qualcuno, digli pure che è geniale. A Calvino mi piace dirlo, di tanto in tanto (senza esagerare). Di quel suo amico chirurgo della parola che era Giorgio Manganelli, invece, preferisco dire che è contorto, misterioso, fantasioso e persino stancante. Perché anche Centuria - Cento piccoli romanzi fiume (1979), nonostante quei cento (e più, in questa edizione Adelphi) pezzi da una pagina soltanto, è un libro perversamente intenso.
Sono passati trent'anni dall'uscita del volume. Eppure val la pena rileggerlo, farlo conoscere, spedirlo nelle mani e negli occhi dei lettori magari più giovani, magari cresciuti con Internet (mi ci metto anch'io, ovvio). Perché non è detto che Internet sia nemico della lettura, ma certo richiede un tipo d'intensità diversa da quella richiesta dalla pagina di carta. Allora, qui abbiamo cento romanzi da una pagina ciascuno, l'esperimento supremo di uno sperimentatore folle com'era Giorgio Manganelli. Spesso Internet richiede brevità, istantaneità, forse anche un po' di quell'essere innocui che non va scambiato con la leggerezza calviniana. Manganelli, in una pagina, è capace di creare una vera e propria cosmogonia. Ogni romanzo-fiume ha più o meno la stessa struttura: enunciato con soggetto più attributo ("una donna ha appena partorito una sfera") e via, partono le elucubrazioni-parodia dell'autore, che mette su dei veri e propri universi paralleli in cui i tacchini possono ambire a una carriera forense, le scimmie urlatrici avere dignità teologica e i monumenti mettere in dubbio l'esistenza stessa del personaggio storico che ritraggono. Fino, va da sé, alla Guida e all'Infernale Creazione del Mondo.
C'è tutto il Manganelli precedente (e successivo), con le sue lezioni di logica, teologia e geografia del nulla che partono dalla liberazione del corpo (il corpo come inferno, appunto, nel successivo Dall'inferno, del 1985) per procedere, con geometria esatta e lucida, al cuore dell'infinito. Degli anni '60 l'autore recupera non solo la scrittura come gioco, la voglia di sperimentare, ma anche la psichedelia. Si sta tra un quadro di Magritte e la capacità di fare con le parole, e con l'immaginario, ciò che Django Reinhardt sapeva fare con la chitarra - cioè, tutto. Lo scrittore come esecutore/interprete è una figura poco frequentata, forse, ma Manganelli è anche questo; i cento romanzi-fiume sono anche pezzi classici, e lo dimostra il fatto che pongano, dietro una patina di ironia e satira, questioni ancora vive. Così come un interprete vocale/musicista interpreta vecchi pezzi, lo stesso Manganelli recupera il concetto di centuria da Nostradamus, Boccaccio, e dal Novellino, testo anonimo del '200, cui attinge anche sotto l'aspetto dei temi. La formula del romanzo-che-sta-in-una-pagina, spiegò Calvino prima ancora dello stesso Manganelli, è del resto l'equivalente del sonetto - che t'inchioda a creare in uno schema - per i poeti.
Dopo trent'anni, è ancora viva la forma che l'autore scelse all'epoca, sperimentale, appunto, allora, e attuale oggi. Chi vede in Internet un mezzo per scrivere, di qualsiasi cosa, non può non tenere conto degli universi paralleli di Centuria, ognuno regolato da precise leggi fisiche, matematiche e teologiche, capaci di gettare l'ombra dell'assurdo sulla realtà che supponiamo essere l'unica abitabile; provate a leggere Centuria d'un fiato: è impossibile. Cento romanzi-fiume da una pagina non significa che tutto filerà liscio. Ogni pezzo di Manganelli è un mondo, un universo che va affrontato e digerito. L'intensità, ancora una volta, è il punto fondamentale della questione.
(Aggiungo: provate anche a immaginare, dare corpo a ciò che leggete in Centuria: troverete cento piccole sceneggiature per brevi videoclip degni del miglior Michel Gondry)


Marco Montanaro  (23-11-2009)

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