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Bambi contro Godzilla. Teoria e pratica dell'industria cinematografica
Bambi vs. Godzilla
David Mamet 
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Cinema, Stati Uniti 2006
265 pp.
Prezzo di copertina € 14,50
Traduzione: Giuliana Lupi
Editore: Minimum Fax , 2008
ISBN 9788875211745


Minimum Fax

In un grande studio cinematografico, chi seleziona veramente le sceneggiature da trasformare in film? Come si sottopone un soggetto a un produttore? In che senso una sceneggiatura assomiglia a un'inserzione da cuori solitari? Quali sono gli ingredienti per una perfetta scena di inseguimento? Come mai nei titoli compaiono così tanti produttori? E soprattutto: cosa diamine fanno, esattamente? In questo libro David Mamet, regista teatrale e cinematografico di culto, offre risposte dirette, illuminanti e spesso sconcertanti a queste e altre domande, descrivendo con abbondanza di ironia e senza alcuna soggezione i reali processi (e le aberranti disfunzioni) dell'industria cinematografica. Un irriverente viaggio dietro le quinte della più grande e redditizia "macchina dei sogni" del pianeta: una lettura fondamentale per chi ambisce a lavorare nel mondo del cinema, ma rivelatoria e appassionante per chiunque subisca la magia della settima arte.

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Bambi contro Godzilla: Il mestiere del cinema, fuori dai denti, con qualche sassolino nella scarpa

Lo diceva Billy Wilder: sai di aver finito di dirigere quando non ti reggono più le gambe. Così riflettevo alla fine di una ripresa piuttosto impegnativa. Il copione prevedeva cinque settimane di riprese notturne, e non potevo prendermela che con me stesso: ero stato io a scriverlo.
Dirigere un film, soprattutto in notturna, ha a che fare principalmente con la gestione della fatica. Il corpo rifiuta di alzarsi, avendo dormito poco; né vuole spegnersi e andare a letto alle dieci del mattino.


Una lettura davvero interessante quella proposta in questo libro. Per chi ama il cinema semplicemente "da seduto", e per chi, sempre "da seduto" lo vuole studiare con una penna o una tastiera sotto mano. Pane per i denti (e per la curiosità) per i semplici cinefili, e pane per i denti per quelli che aspirano a usare davvero quella penna, quella tastiera, quella macchina da presa, per poter dire un giorno: "C'ero anch'io". Non un manuale di scrittura vero e proprio, (alla larga, direbbe lo stesso Mamet), ma un saggio-romanzo-manuale-glossario-e-tanto-altro sul cinema, su chi fa cinema; e su Hollywood, sul fascino di quell'angolo di California e sulle ombre dei suoi tanti, troppi, viali del tramonto; sulla perfidia del genere umano, e in particolar modo di quello cinematografico che vive, a volte, lontano dallo schermo, e spesso ai lati del lenzuolo dietro il quale aleggiano infiniti fantasmi, veri e finti. Un libro fatto per leggere di produttori vincenti, falliti, incompetenti (non solo di cinema); di raccomandati; di grandi attori e di piccoli uomini, e donne; di gente sconosciuta senza la quale molti film non avrebbero mai visto la luce, e di gente più conosciuta per colpa della quale troppi film mediocri l'hanno vista, quella luce effimera. Per leggere qualcosa che non sia il solito film di carta americano, e per ascoltare un'altra voce. Insospettabile. E per questo così intrigante. Una voce di certo autorevole, ma, proprio per questo, forse, ben lontana dall'essere intoccabile (parafrasando un famoso titolo dell'uomo a cui appartiene questa voce), anche in considerazione dei sassolini che l'autore si toglie dalle scarpe, tra un racconto, un film, e l'altro. E se poi qualcuno non fosse così ferrato in materia, al punto da non conoscere nel dettaglio i tanti film citati in questo libro, non c'è problema: per soddisfare la curiosità basta l'indice del libro e un click su Internet, così come per capire il perché del titolo basta leggerlo...

Luigi Brasili  (15-11-2009)

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