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Un cielo troppo blu
Um céu demasiado azul
Francisco José Viegas 
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Romanzo, Portogallo 1995
283 pp.
Prezzo di copertina € 17
Postfazione: Serena Magi
Traduzione: Serena Magi
Editore: La Nuova Frontiera , 2008
ISBN 978-88-8373-118-1


La Nuova Frontiera

Un uomo viene trovato cadavere nel bagagliaio della sua auto. Tutti i sospetti si concentrano su una spogliarellista con cui l'uomo ha trascorso le ultime ore, anche perché la donna è scomparsa nel nulla. Sembra un caso abbastanza semplice ma, pagina dopo pagina, le cose si complicano. Per trovare le risposte l'ispettore Ramos e il viceispettore Castanheira dovranno scavare nel passato, nel loro passato, cercando di non lasciarsi sopraffare dalla malinconia e dalla nostalgia.

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Un cielo troppo blu: Una cartolina dal Messico

Un uomo non deve cambiare molto. In fatto di donne, di sigarette, di macchina o di ristoranti. Alla lunga stanca. E ingombra parecchio la testa.

"L'inevitabile incontro tra la saudade e il romanzo poliziesco". Questo lapidario commento di Le Monde mi sembra colga con immediatezza il senso profondo, l'anima di Un cielo troppo blu di Francisco José Viegas.
L'uso dell'aggettivo inevitabile trova la sua giustificazione nel fatto che parliamo di uno scrittore portoghese e della ennesima indagine dell'ispettore Ramos.
Forse altrettanto inevitabile è che in questo connubio la dimensione poliziesca, pur sempre presente e filo conduttore della storia, sfumi via fino ad apparire quasi posticcia, un pretesto per parlare d'altro, lasciando affiorare quel sentimento così tipico della cultura lusitana che caratterizza ogni pagina del romanzo.
Nella bella postfazione la traduttrice Serena Magi osserva come l'ispettore Ramos e il viceispettore Castanheira siano l'uno il contraltare dell'altro, il "collezionista" che raccoglie indizi e li ordina, li classifica, li confronta, e il "sognatore" che si affida più all'intuito riempiendo con l'immaginazione i vuoti dell'indagine. Identica però è la sensibilità che li fa amici e li fa guardare al presente con un occhio sempre al passato in quel misto di nostalgia/malinconia e mille altri sentimenti che rendono il termine portoghese saudade intraducibile.
"... entrare in macchina, guidarla lentamente, scendere per l'Avenida da Boavista, cercare il mare di Leixões, il mare sporco del porto industriale, il mare d'estate e della sera, il mare più malinconico che lui conoscesse, il mare di Porto, il mare che si congeda dalla città, il mare della Foz, il mare degli inglesi, il mare del Molhe, il mare di Castelo do Queijo, il mare delle coppie al riparo nelle macchine parcheggiate sulla vecchia rotonda di selciato, il mare stanco di sbattere sugli scogli, di divorare lo scafo delle barche, di alimentare gli odori di marcio e di pesce andato a male a Leça, il mare il cui odore entra nel naso e permane a lungo, e si ama".
A molti di noi che non hanno avuto la fortuna di visitare Porto, questi nomi sono estranei, e tuttavia capaci di evocare la magia di quel mare che Francisco José Viegas ama intensamente, e ci fa amare.
Questa descrizione ha qualcosa di grande, imponente, altrove ci confrontiamo con quadretti più intimi e familiari.
"... guardare l'orologio con la soddisfazione di essersi svegliato presto, e aver verificato che il corpo obbediva alla volontà di alzarsi, radersi, passare in cucina, guardare l'orticello in cui le aiuole sono allineate geometricamente come in un giardino curato, ecco l'angolo coltivato a insalata viola, poi i pomodori, i peperoni, la menta e, a seguire, l'angolo dei fagiolini, pulito dalle erbacce, e quello delle cipolle, ancora sottili e pronte per essere ripiantate, fila per fila, solco per solco, e i cespi di fragole nella terra umida, il pesco protetto dalla luce del pomeriggio, sotto la tettoia del pollaio dove si appoggia un fico, e ancora, il viottolo che porta al pollaio, dove cresce qualche ramo di cedro che finirà per essere tagliato la notte di São João, il cavolo gallego poggiato al muro, la portulaca quasi selvatica da cui si ottiene con pazienza un'insalata a settimana, foglia per foglia".
Da Porto ci siamo trasferiti alle Azzorre, poi la storia va avanti e ci porta fino a Cuba e in Messico, ma la saudade non ha confini, i nostri protagonisti la portano nel cuore, ed anche i lettori, se avranno la pazienza di andare oltre l'intreccio e la trama, potranno viverla sulla loro pelle.


Giancarlo Montalbini  (09-08-2009)

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