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Verso la libertà
Der Weg ins Freie
Arthur Schnitzler 
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Romanzo, Austria 1908
330 pp.
Prezzo di copertina € 9
Traduzione: Liliana Scalero
Editore: Mondadori , 2008
ISBN 9788804577447


Mondadori

La relazione tra Georg won Wergenthin e Anna Rosner nelle mille luci e altrettante ombre della società asburgica diventa il motivo per raccontare una società decadente giunta prossima alla sua apocalisse.

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Verso la libertà: Viaggio alla fine di un mondo

Vi sono momenti in cui invidio gli uomini che hanno una propria visione del mondo. Io, quando voglio avere un mondo ben ordinato, devo sempre crearmelo nuovamente da solo.

Il quadro di una società a partire dal microcosmo della famiglia (o della sua disgregazione), è anche il quadro di un tempo decadente (in questo anche molto attuale), di un'Europa "prossima a precipitare dalla torre", come disse lo stesso autore. Le storie personali, quel tentativo di creare una famiglia poi naufragato che è al centro del romanzo, appaiono come graffi su un'apparenza formale, che però ha lo scopo di nascondere una realtà torbida, se non proprio ambigua. "Davvero un bell'ambiente" come dice Anna ormai a metà della storia e dato che Arthur Schnitzler sapeva che "le parole non corrispondono mai al concetto, e più hanno l'aria di essere precise meno lo sono", ritrae quell'atmosfera plumbea e densa di segnali irrisolti con un tono e un ritmo che sembra dipingere più che scrivere. La densità e la complessità del romanzo, la ricchezza dello stile di Arthur Schnitzler stanno nell'idea, propria dello stesso autore, che "le cose non sono mai così semplici da potersi definire con una sola parola". Però la raffinatezza dello stile, l'eloquenza del linguaggio al servizio del complesso quadro psicologico dei personaggi, i voluttuosi arabeschi che volteggiano pagina dopo pagina non perdono mai per un attimo il contatto con la realtà e riescono a vedere gli spettri nelle strade di Vienna come di tutta l'Europa: "Ci sono cose più gravi della morte, certo più tristi, perché manca loro quel carattere definitivo che, in un senso più elevato, toglie alla morte ogni tristezza. Ci sono per esempio fantasmi viventi che vanno per strada in pieno giorno, con occhi già spenti, e che pure vedono benissimo, spettri che si siedono vicino a noi e parlano con voce umana, che ci giunge assai più lontano che non dalla tomba". A distanza di un secolo, il romanzo è ancora una sorpresa perché suona drammaticamente attuale, tanto nella chiarissima percezione dell'essenza della politica ("In fondo non ci sono, in politica, che due sistemi di qualche utilità pratica: una profonda frivolezza, per cui si considera l'intera vita pubblica come un gioco divertente, che in realtà non suscita né alcuno sdegno né alcun entusiasmo, e per il quale gli uomini, della cui felicità o infelicità in definitiva si tratta, sono completamente indifferenti. Confesso che molte volte ho desiderato di potervi giungere. L'altro metodo è quello di esser pronti a giocare in ogni momento la propria esistenza, la propria vita nel senso più rigoroso della parola, per ciò che si ritiene giusto") quanto nell'intuizione che "viviamo in un mondo impazzito", nella Vienna di ieri come ovunque oggi. Un capolavoro da riscoprire.

Marco Denti  (06-07-2009)

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