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Low. David Bowie. 1977
Low. David Bowie
Hugo Wilcken 
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Musica, Stati Uniti 2003
170 pp.
Prezzo di copertina € 12
Traduzione: Stefano Nardini
Editore: No Reply , 2009
ISBN 9788889155417


No Reply

Il "making of" di Low, album di David Bowie che inaugurò la cosiddetta trilogia berlinese (composta, oltre a Low, da Heroes e Lodger) diventa l'occasione per rileggere alcuni passaggi fondamentali nella vita e nella carriera del "duca bianco" e anche di un certo modo di vivere la musica e lo stardom system.

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Low. David Bowie: Lettere da Berlino, un ritratto di David Bowie secondo Hugo Wilcken

In fin dei conti, Bowie a Berlino con gli studi vicino al muro, le bravate con il complice Iggy Pop, la pittura impressionista, la vita alla Isherwood fatta di decadenza e dilettantismo, tutto resta probabilmente il suo mito più durevole.

Il solito David Byrne (e prima ancora di lui Frank Zappa) diceva che scrivere di musica è come ballare di architettura. La battuta, per quanto caustica, ha un suo senso, ma la verità è che scrivere è scrivere e scrivere è in gran parte, in un modo o nell'altro, raccontare. Per cui si può narrare bene o male, scrivere bene o male, ci si può persino perdere in un disco in gran parte oscuro come Low o in un personaggio distante da queste pagine come David Bowie eppure tirare fuori un libro che è nello stesso tempo piccolo (per le dimensioni) e grande (per come si legge). Sintetico e puntuale nello stesso tempo, Hugo Wilcken racconta la complessità della gestazione di Low, il primo capitolo della famosa trilogia berlinese di David Bowie che influenzerà una bella fetta della musica occidentale, riassumendo così (e valga come prova di lettura) l'identikit del protagonista: "E' il narratore inaffidabile, un eterno tentativo di mantenimento degli equilibri tra sincerità e ironia, anche nel bel mezzo di una crisi personale. La sua angoscia esistenziale è allo stesso tempo genuina e una posa alla moda". Non manca niente e che piaccia o meno David Bowie è proprio così che si può (anche) scrivere di musica. Hugo Wilcken, pur conoscendo a fondo vita, carriera, miracoli e miraggi di David Bowie non si fa incantare dalla leggenda della "trilogia berlinese" che Low andò a cominciare e sforna un ritratto molto efficace, onesto e sincero che non dimentica né gli eccessi e i disastri né la composita formazione di quel disco. Più di tutto, al di là delle notizie tecniche (molto puntuali e precise) o delle scansioni critiche (comunque molto coerenti) riesce ad intravedere la bellezza nel difetto fondamentale di Low, ovvero quello di essere pervaso da "un senso di smania per un futuro che tutti sapevamo non si sarebbe mai avverato". Un bel libro, consigliato anche a chi la "trilogia berlinese" (o la musica in generale) dice poco o niente.

Marco Denti  (30-06-2009)

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