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La giara cinese
Duelo en Chinatown
William C. Gordon 
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Noir, 2006
280 pp.
Prezzo di copertina € 17
Traduzione: Valentina Riolo
Editore: Kowalski , 2009
ISBN 9788874966530


Kowalski

Nelle tasche di Reginald Rockwood III, suicida (almeno in apparenza) per le strade di San Francisco, viene trovato un biglietto d'invito per uno dei più escluvisivi cocktail party della città. Il nome altisonante e altri dettagli però non ingannano Samuel Hamilton che gli era amico e confidente e andrà alla ricerca della verità nei meandri di Chinatown.

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La giara cinese: Natural Born Losers

E così il ragazzo viveva nel vostro sgabuzzino e si nutriva alle feste dei vostri clienti. Non mi sorprende che il suo fegato fosse messo male.

Una simile parata di perdenti non si vedeva da tempo: con atmosfere che ricordano l'abc di Raymond Chandler e un tono senza grandi pretese che lo avvicina alla migliore tradizione dei "pulp books", William C. Gordon lascia libera nelle strade di San Francisco una mezza dozzina di losers di primissima qualità. Il primo di loro, Reginal Rockwood III, è persino morto, ma non è che facesse una gran vita. Dormiva in uno sgabuzzino, mangiava solo quello che trovava ai cocktail party e di lavoro faceva le pulizie in una tipografia. Non un identikit abbagliante, ma chi vive di espedienti non se lo fa scrivere sulla carta d'identità ed è ragionevole pensare che prima o poi finisca in qualche guaio più grosso di lui. Un tema così banale che non sfugge a Samuel Hamilton che, nei primi e acerbi anni Sessanta, vorrebbe essere un reporter investigativo e invece si ritrova a vendere spazi pubblicitari. La scomparsa di Reginald Rockwood III che gli era amico e confidente davanti al bancone del Camelot (nomignolo che inequivocabilmente evoca l'era di JFK) diventa un possibile snodo nella sua vita. Glielo fa notare Melba (che al Camelot sta dietro il bancone), perché difficilmente riuscirebbe a capirlo da solo: "Hai poca fantasia. Sei bloccato nella sezione pubblicitaria di quella porcheria di giornale ma vorresti fare il reporter. Il perché non riesco a spiegarmelo. Adesso hai la tua occasione. Devi solo metterti a scavare, magari ti stupirai di quello che trovi". Così parte l'indagine di Samuel Hamilton: quello che trova sul cadavere dell'amico (un tuxedo, un invito per un lussuoso party e poco altro) lo porterà a infilarsi nelle vie e negli angoli più oscuri di Chinatown per rendere giustizia ad un loser che, sarà stato anche disperato, ma non aveva nessuna intenzione di finire sotto le ruote di un tram. La storia, con ampi squarci di San Francisco, Dave Brubeck al pianoforte, i sapori di Chinatown e tutti i linguaggi di una città cosmopolita frullati in uno shaker scorre come una sana bevuta al bancone del Camelot, peraltro senza controindicazioni, visto che al lettore chiede poco o nulla, se non di tenere sempre in conto che anche i peggiori tra i losers, prima o poi hanno il loro momento fortunato.

Marco Denti  (30-06-2009)

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