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Chiuso per turno
Chiuso per turno
Massimo Zanettini 
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Romanzo, Italia 2009
233 pp.
Prezzo di copertina € 13
Editore: Round Robin , 2009
ISBN 978-88-95731-06-3


Round Robin

Michelangelo vive per il cibo. La morte del padre, che con lui gestiva un ristorante in centro Parma, lo induce a riflettere su scelte e valori che fino a quel momento hanno ispirato la sua vita. Altre vicende drammatiche lo segneranno nel profondo fino alla constatazione che forse, di fronte alla paura del dolore, della solitudine, della morte, il benessere economico e il successo professionale non sono tutto. Sarà capace Michelangelo di rinunciare a quei piaceri della vita che da sempre rappresentano la sua filosofia esistenziale?

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Chiuso per turno: Ci mancava anche Sandokan

- Hai paura? - disse una voce maschile alla mia destra.
Mi spaventai, tanto che per poco non finii fuori strada. Senza fermarmi, mi girai e vidi seduto al mio fianco Sandokan.


Leggo il primo capitolo di Chiuso per turno di Massimo Zanettini e mi dico che l'autore ha dei numeri. Il fatto è che mentre leggo vedo la scena di un film con Totò o, meglio ancora, con Massimo Troisi. Perché proprio Troisi? Perché mi sembra che, meglio di qualsiasi altro artista, riesca a coniugare malinconia e ironia, e non è una cosa da poco. Ma vediamo questa scena.
Funerale. Becchini che provano a infilare nell'avello la cassa che inesorabile sporge dieci centimetri. O la cassa è troppo lunga o la tomba troppo corta.
"-Suo padre era un pezzo d'uomo./ Ecco di chi è la colpa./ - , - confermai./ - Deve aver preso da lui, - giudicò alludendo alla mia corporatura."
Non possiamo fare a meno di sorridere vedendo i becchini che con l'ausilio di una scopa misurano l'interno della tomba prima di constatare che la cassa proprio non ci sta.
Solo un sorriso però, non di più, perché sarebbe indelicato nei confronti di Michelangelo Bricoli, protagonista e voce narrante del romanzo. In definitiva si tratta sempre del funerale di suo padre.
Nel prosieguo del romanzo altre morti, altri funerali, e il senso di vuoto, di solitudine che Michelangelo si porta con sé e che, pagina dopo pagina, cresce a dismisura. Tutto questo però ci viene narrato con un tono lieve, coerente con il personaggio che, amante della buona cucina e dei piaceri della vita, non sembrerebbe troppo incline all'introspezione, o almeno non lo è mai stato ma inevitabilmente lo diventerà.
Spesso le vicende della vita ci cambiano, ci inducono a fare i conti con noi stessi, fino a chiederci se e dove abbiamo sbagliato, se e cosa potremmo/dovremmo modificare della nostra esistenza.
"La mia è una famiglia di ristoratori da almeno quattro generazioni. Il mio bisnonno aveva un'osteria in un paese di montagna. Osteria 'La lepre' si chiamava, per via della maestria della mia bisnonna nel fare la lepre in umido... Mio nonno imparò a cucinare dalla mia bisnonna, mio padre da mio nonno e io da mio padre".
Nel frattempo l'osteria in montagna è diventata un ristorante a Parma, a due passi dal Regio. Il cibo dunque, o meglio il mangiare, come una vera missione, vocazione iscritta nel codice genetico.
"La ragione per cui mio padre chiamò il ristorante 'Il mangione' è fin troppo ovvia: mio padre era obeso. Non amava il cibo. Lui viveva per il cibo... E io non mi posso dire diverso da lui," - aggiunge dopo poche righe Michelangelo.
Forse dovrebbe mangiare di meno, ridurre l'alcool, smettere di fumare, ma vale la pena privarsi di questi piaceri della vita? La paura di morire potrebbe essere un argomento convincente ma Michelangelo, in una autoanalisi impietosa, riconosce di essere troppo "debole di spirito".
In questa storia di provincia dove il cibo la fa da padrone, non manca la parentesi esotica, un viaggio in Africa che diventa ulteriore momento di rottura di un equilibrio difficile forse mai pienamente raggiunto. Non mancano nemmeno Sandokan, la Tigre della Malesia, e il suo fido luogotenente Janez de Gomena, che cercano di convincere Michelangelo a cambiare vita, a trovare un ideale più nobile del semplice mangiare. Manchiamo solo noi. Che cosa faremmo al posto di Michelangelo? Per fortuna che oggi è chiuso per turno.


Giancarlo Montalbini  (30-06-2009)

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