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Nessuna scuola mi consola
Nessuna scuola mi consola
Chiara Valerio 
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Romanzo, Italia 2009
167 pp.
Prezzo di copertina € 9
Editore: Nottetempo , 2009
ISBN 978-88-7452-198-2


Nottetempo

Non è certo facile sopravvivere ai collegi docenti, agli scrutini finali, ai verbali e alla burocrazia, alle circolari del preside, alla settimana bianca, ai distributori di merendine... Alessandra Faggi, insegnante di matematica, e alcuni suoi colleghi trovano un modo tutto loro per resistere nonostante tutto. E, nonostante tutto, si divertono e ci divertono.

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Nessuna scuola mi consola: "Professore è solo chi resiste"

Ieri l'altro sono entrato in una classe per una supplenza. Nelle ultime file di banchi c'erano sette studenti. Erano nudi. Così mi sono sentito libero di allentarmi la cravatta. E poi ho fatto l'appello.

Che la scuola italiana sia malata è un dato acquisito, condiviso pressoché da tutti. Più difficile è distinguere tra sintomi ed effetti, cause remote e cause scatenanti.
E' un po' come per i vecchi: si è rotto il femore perché è caduto o è caduto perché si è rotto il femore?
Ancora più problematico mettere a fuoco cure davvero efficaci che non siano solo palliativi. Tanti luminari si sono avvicendati al capezzale del paziente ma senza risultati apprezzabili.
"Non se ne esce. Almeno fino a quando non suona la campanella".
Questo incipit fulminante la dice lunga sul tono che domina nel libro di Chiara Valerio.
E non meno fulminante è l'autopresentazione della protagonista di Nessuna scuola mi consola: "Io mi chiamo Alessandra Faggi e ho trent'anni. Insegno matematica dove capita. Non sono mercenaria ma solo precaria".
In tanti hanno scritto sull'argomento scuola, alcuni privilegiando la denuncia altri l'ironia, e questa è la strada che anche la nostra autrice ha deciso di percorrere.
Il risultato è divertente, con il rischio però della battuta che, efficace su un palcoscenico, rischia di perdere in immediatezza nel momento in cui viene trasposta sulla carta.
"Ieri spiegavo Manzoni e all'espressione mugghiare della folla, Petroboni (Marco Petroboni, IIC) ha detto Perché camminavano con le vacche?"
E ancora: "Oggi ho detto a Meroni (Giangiulio Meroni, IIIL) che se non si decide a studiare perderà l'anno e lui mi ha risposto Nel secondo tempo tutto andrà meglio".
Rimanendo su un piano strettamente stilistico sembra si possa sottolineare l'uso o l'assenza di alcuni convenzionali segni di interpunzione. La peculiarità si nota soprattutto in alcune pagine dove l'autrice sembra dimenticarsi della virgola, in realtà non di dimenticanza si tratta ma di una precisa scelta espressiva funzionale al ritmo della scrittura e della lettura.
Non è dato sapere se Chiara Valerio abbia vissuto in prima persona l'esperienza dell'insegnamento, resta il fatto che i suoi personaggi sono credibili, così come il loro disagio, nonostante le situazioni paradossali che si trovano a vivere.
" ...ho chiuso gli occhi e mi sono concentrata sulle voci. Il tono è molto lamentoso. Per il comportamento il rendimento l'educazione e l'interesse degli studenti, per gli involucri di cioccolato caramelle patatine al bacon lasciati per terra come resti di una muta. Ci si lamenta più di qualsiasi altra cosa. Deve essere la struttura della scuola, crea frustrazione più dei corridoi di linoleum, delle porte di compensato e delle pareti di carton gesso".
Quale insegnante non ha provato sulla sua pelle questa sensazione? Come venirne fuori?
Assolutamente geniale la trovata della professoressa Faggi di dare vita a "un gruppo di ascolto", riunioni segretissime che si svolgono di notte, a lume di candela, nella sala docenti.
E' solo una valvola di sfogo, certo, mandando al diavolo verbali e burocrazia, ma è anche l'unico modo per sopravvivere alla frustrazione, là "dove professore è solo chi resiste".


Giancarlo Montalbini  (09-06-2009)

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