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Il turista
The Tourist
Olen Steinhauer 
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Spionaggio, Stati Uniti 2009
430 pp.
Prezzo di copertina € 18
Traduzione: Emanuela Cervini
Editore: Giano , 2009
ISBN 9788862510530


Giano

Milo Weaver è un "turista", un agente della CIA con compiti molto, molto operativi. Dire che è un killer è poco, ma rende l'idea. Quando si trova faccia a faccia con il suo ultimo bersaglio, uno come lui chiamato Tigre, la storia dovrebbe finire e invece comincia una trama di intrighi, doppi e tripli giochi, segreti e colpi di scena che non lascia scampo.

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Il turista: Un segreto d'autore, la spy story secondo Olen Steinhauer

Forse vuoi solo stare dalla parte del vincitore. E' normale, ci sono persone che vogliono entrare nella storia. Ma la storia è piena di insidie. Un blocco monolitico può andare in pezzi dall'oggi al domani.

Forse il mondo "segreto" di John Le Carré o Graham Greene era più semplice da raccontare: in un modo o nell'altro il mondo mondo era diviso in due e la naturale schizofrenia degli agenti segreti aveva dei limiti, piuttosto labili, ma pur sempre dei contorni definiti. Tra la caduta del muro di Berlino, vent'anni fa, e l'11 settebre 2001 anche il terreno su cui si muovono i servizi segreti è diventato liquido e frammentario e una doppia identità non basta più. Ci vogliono personalità complesse, forse anche confuse come quella di Milo Weaver, il "turista" protagonista del romanzo di Olen Steinhauer. Un personaggio che che è sempre presente nell'azione, ma è come se fosse qualcun altro perché si muove in un intricato insieme di personalità, nomi e facce che fluttuano a seconda delle necessità e delle convenienze. A parte che la sua vicenda comincia male (poi non si potrà raccontare di più), Milo Weaver sembra uno che sta nel gioco come l'acqua in una nuvola: c'è e non c'è ed è proprio nella definizione di questa atmosfera in cui la presenza è assenza (e viceversa) che Olen Steinhauer reinventa la spy story come strumento di indagine psicologica, come se gli agenti segreti dovessero combattere prima di tutto con se stessi (con le moltitudini di volti che contengono). "Non possiamo essere sempre perfetti. In fondo siamo solo uomini" dice uno di loro e l'affermazione può sembrare banale finché si vuole, ma si pensa che il direttore superiore di Milo Weaver, colui che ordina "i viaggi" al "turista" è soltanto una voce, un suono nel telefono, si capisce che il lato oscuro della vita in cui devono muoversi gli agenti segreti è una condizione mentale immersa nel pericolo e nella paura. Una sensazione che la scrittura di Olen Steinhauer, semplice per necessità e arguta per stile, riesce a rendere senza dover ricorrere ad effetti speciali (sì, a parte una piccola esplosione nucleare e altri colpi bassi) solo affidandosi alla tensione di "turisti" che non sanno più dove andare, perché non c'è più alcun posto dove andare. Un'ottima spy story, non a caso consigliata anche da Lee Child, Nelson Demille e, non ultimo, Stephen King.

Marco Denti  (25-05-2009)

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