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Crackpot. La storia di Hoda
Crackpot
Adele Wiseman 
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Romanzo, Canada 1974
413 pp.
Prezzo di copertina € 22
Traduzione: Gabriella Morisco
Editore: Le Lettere , 2008
ISBN 8860871301


Le Lettere

Figlia di ebrei ucraini emigrati in America, Hoda è una ragazzina rubiconda e vivace.
Concepita in un cimitero di un piccolo villaggio del vasto impero russo da due reietti (una ragazza fragile e gobba e un uomo bello ma cieco), questa pingue ragazzina mostra una forza d'animo sorprendente e una incomprensibile aderenza alla vita.
Nella nuova patria d'oltreoceano la sorte non è più benevola con i tre fuggiaschi; le giornate di Hoda trascorrono sempre uguali: la mattina al seguito della mamma Rachele, che si logora per pochi spiccioli prestando servizio in casa di cittadini abbienti; la sera nella sua misera e umida casa, ascoltando i racconti del papà Daniele.
Il destino, tuttavia, non ha esaurito le sue beffe e così, rimasta precocemente orfana di madre Hoda deve prendere in mano le sorti della propria vita; il passaggio dai banchi di scuola alla professione di prostituta è rapido e quasi naturale. Avvicinatasi al sesso quasi per gioco, incoraggiata dal piccolo gruppo di coetanei, la ragazza a farne il principale mezzo di sostentamento per sé e per l'amatissimo padre.


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Crackpot: Hoda, madre, amante amica, ma soprattutto eterna bambina

Tutto successe a causa della sua abitudine di insistere a comprare i cesti del padre. All'inizio era stato un modo molto utile e vantaggioso di evitare che la casa si riempisse anche troppo della produzione paterna dovuta alla sua infaticabile industriosità. Permetteva inoltre ai clienti di bilanciare qualsiasi eventuale senso di disagio avessero provato nell'essersi concessi un piccolo vizio, con un grazioso contrappeso di virtù, sotto forma di una prova di affetto, totalmente inaspettata e apparentemente gratuita, verso le loro mogli. Ma una volta che la natura professionale dell'attività di Hoda fu nota a tutti, le donne incominciarono a chiedersi cosa ci facessero i loro uomini in quel luogo.
Con il tempo il possedere uno dei graziosi e robusti cesti di Daniele divenne praticamente l'equivalente di un'aperta ammissione che un marito o un figlio aveva sconfinato dalla retta via. La frase astutamente gentile "Ma che bel cesto di paglia! Vostro marito vi ha fatto questo regalo?" diventava, più di una volta, l'equivalente di un ago conficcato in un cuore umiliato per ricevere poi una risposta con un sorrisino a denti stretti "No, ce l'ho da molto tempo. In realtà l'ho comprato io stessa da quel povero cieco un po' scemo. Mi fa tanto pena perché non può fare niente se sua figlia è una puttana".


Indubbiamente ispirato ad esperienze personali o comunque inerenti alle proprie origini e alla propria cultura, questo racconto risulta davvero appassionante. Le parole scorrono veloci e gli stati d'animo si alternano con ritmo serrato: in pochi istanti si passa dal sorridere teneramente per le ingenuità dei protagonisti fino a piangere per le crudeli sciagure che il destino riserva loro.
Le oltre quattrocento pagine volano leggere, emozionando ed incuriosendo il lettore. L'autrice, con il suo stile di crudo realismo, non si limita a raccontare le vicende della bella Hoda, ma offre un'interessante spunto per indagare e conoscere la storia del popolo ebraico in fuga, ed avvicinarsi ad una cultura ricca di sfaccettature, di cui c'è ancora molto da sapere.
Il romanzo propone come incipit un lungo excursus nella genealogia familiare dei protagonisti, che ha lo scopo di fornire importanti e opportune premesse per comprendere pienamente tutta la storia. E così, con qualche momento di disorientamento si assiste da un inconsueto concepimento in un cimitero sino al rocambolesco sbarco nel nuovo continente, dove si riversano tutte le speranze di una nuova vita.
E mentre impariamo a conoscere quella bimba tondetta che, suo malgrado, nasce e vive nel dolore senza tuttavia perdersi nel rancore e nella rassegnazione, giungiamo senza troppa fatica nel cuore del romanzo.
Costretta a diventar donna precocemente, Hoda dimostra come, seppur nelle condizioni più avverse, si possa cogliere un'opportunità e preservare il proprio patrimonio personale. Attraversando le oscure vie dell'emarginazione e dell'incomprensione, questa donnona dal fisico debordante dà prova di un'energia incontenibile, che le permette di accettare e superare le cose più incredibili. La sua forza si nutre d'amore, per il padre così debole e saggio, per la madre gracile e determinata, per gli amici, da cui spera e sogna di esser ricambiata, ma soprattutto di amore incondizionato per la vita, a cui mostra un'aderenza incomprensibile. Quella di Hoda è in fondo la fiaba cruda di una donna che vede transitare la vita davanti a sé e decide di afferrarla come crede e di trattenerla come può, accettando il dolore nella ricerca della felicità.


Marta De Santis  (18-05-2009)

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