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Guerra per sempre
The Forever War
Dexter Filkins 
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Reportage, Stati Uniti 2008
370 pp.
Prezzo di copertina € 25
Traduzione: Pierluigi Micalizzi
Editore: Bruno Mondadori , 2009
ISBN 9788861592926


Bruno Mondadori

Dalle esecuzioni della pena capitale a Kabul all'assedio di Falluja attraverso la vita quotidiana di Baghdad, Dexter Filkins realizza uno dei più coinvolgenti e intensi reportage dedicati alle guerre in Iraq e in Afghanistan.

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Guerra per sempre: Correndo nella notte di Baghdad

I giorni possono morire, ma i sogni esplodono.

In un manuale dei "ribelli" Dexter Filkins trova una frase che lo colpisce: "La guerra è fatta di trucchi". L'ha imparato vivendola in prima linea: giornalista "embedded" come ha detto in un'intervista, Dexter Filkins è stato "una mosca sul muro" nei suoi anni tra le guerre in Afghanistan e (soprattutto) in Iraq. Ha sentito gli iracheni mentire agli americani e gli americani mentire a se stessi e se lo è segnato su almeno mezzo migliaio di taccuini: "Non c'era dubbio che gli iracheni mentissero agli americani. Ma le bugie peggiori erano quelle che gli americani raccontavano a se stessi. Ci credevano perché faceva comodo, e perché non crederci era un pensiero troppo spaventoso". Ha corso nel crepuscolo di Baghdad e ha vissuto l'incubo di Falluja. Ha parlato con le autorità politiche, religiose e militari e ha rischiato di essere rapito, ucciso o ferito dal "fuoco amico" non meno di quello nemico come tutti in Afghanistan e in Iraq. Ha vissuto con i soldati e ha capito l'assurdità della guerra, del prepararsi alla guerra, del vivere la guerra quando glielo ha spiegato il capitano Sal Aguilar: "Quando ti addestri per questo, ci scherzi su, non vedi l'ora di viverlo nella realtà. Poi quando lo vedi, quando vedi com'è veramente, non lo vorresti rivedere più". Il suo reportage è fatto così: viscerale, senza mediazioni, quasi un diario di bordo, giorno per giorno, notte dopo notte, nel tentativo di scovare un improbabile barlume di speranza, di respirare l'aria che rimane sopra la polvere. Un piccolo appunto all'edizione italiana. La foto di copertina, sarà un lapsus bellico, ma è un famosissimo scatto di Don McCullin (Shell Shocked Soldier, Hue, 1968) che risale ad uno dei momenti più brutali della guerra del Vietnam quando i marines, per riprendere il controllo della cittadella imperiale, Hue, coniarono la formula "per salvare la città, dobbiamo distruggerla", pratica che poi è stata riutilizzata per Falluja. Non è l'unico difetto perché gli AC130 (aerei quadrimotori) vengono scambiati per elicotteri d'attacco (più volte, quindi è proprio un errore, non una svista) e qui e là altre imperfezioni tecniche che denotano una scarsa padronanza con il linguaggio militare. Trattandosi di un reportage di guerra, non è relativo.

Marco Denti  (08-05-2009)

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