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La decisione di Brandes
La decisiò de Brandes
Eduard Màrquez 
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Romanzo, Spagna 2005
126 pp.
Prezzo di copertina € 12
Traduzione: Paolo Vertic
Editore: Keller , 2008
ISBN 9 788889-767092


Keller

Brandes è un pittore e conserva nel suo studio una tela di Cranach il Vecchio regalatagli dal padre in punto di morte. Parigi è occupata dalle truppe tedesche e Hofer, mercante d'arte al servizio dei nazisti, vuole a ogni costo il Cranach per la collezione privata di Goering. Per Brandes rinunciare al Cranach significa tradire la memoria dei suoi genitori, la loro storia, ma l'alternativa è rinunciare ai suoi ricordi più personali, a se stesso, alla sua arte.

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La decisione di Brandes: "L'anima dei colori"

Sarebbe perfetto se la vita fosse facile da correggere come un disegno. Forse, con meno errori, non ne trarremmo tanto beneficio, però sarebbe un buon modo di risparmiarsi molte preoccupazioni.

Ci sono momenti nella vita di ciascuno in cui ci si deve confrontare con se stessi, il proprio passato e la propria storia, decisioni ineludibili da prendere senza alibi e senza scorciatoie.
Quando toccherà a noi saremo abbastanza forti e coerenti per fare quanto va fatto?
"I quadri della lista o il Cranach. La mia storia o quella dei miei genitori". Brandes, il protagonista del romanzo di Màrquez, è di fronte a un bivio e sa bene che la sua scelta è definitiva, non gli verranno offerte altre opportunità. Hofer, con l'arroganza del potere, lo costringe a scegliere tra i suoi quadri, la sua arte, e quel quadro che il padre gli ha regalato in punto di morte. In quella decisione si gioca il senso di tutta la sua esistenza.
"Mi chiedo spesso dell'istante che, come la chiave di volta, dà senso alla mia vita. Forse non è il più felice né il più intenso, però sì, almeno quello che dovrebbe servirmi a non serbarmi rancore per tutto quello che avrei potuto fare, per tutte le scelte sbagliate, per tutte le parole non dette".
Brandes non è un eroe né uno particolarmente determinato, e questo ce lo fa sentire vicino, partecipiamo con intensità al dramma della sua decisione, soffriamo le sue incertezze di fronte al ricatto di Hofer, e nel far nostri i suoi ricordi sentiamo quasi di assolvere un compito, una missione.
"Curiosamente, da quando ho i giorni contati, sento che mi sono convertito nel rifugio degli assenti; dei ricordi, isolati, arbitrari e imprecisi, di quelli che mi hanno preceduto. Ricordi che spariranno con me ... Oggi mi tranquillizzerebbe sapere che qualcosa di me perdura in qualcuno. Un tratto fisiognomico, un modo di sorridere o di muovere le mani, un'espressione. O la memoria di Alma. O la mia. O le storie di mio padre. Però sono l'ultimo anello di una genealogia di ombre. Dopo di me ci sarà posto solo per l'oblio".
Vorremmo tranquillizzare Brandes che i suoi ricordi non spariranno, li porteremo con noi e li conserveremo come un dono prezioso.
Poi ci viene in mente che Brandes è solo un personaggio letterario. Ce ne eravamo dimenticati, e questo vuol dire che Eduard Màrquez ha colpito nel segno e il suo libro è un piccolo capolavoro.
Tutto il romanzo scorre sul filo della memoria con Brandes, apparentemente, unico protagonista sul palcoscenico. Le poche incursioni di Hofer sono brevissime e lo collocano fuori dalla scena, non una presenza ma una minaccia incombente, pronto a intervenire ma ancora fuori dalla porta o tra le quinte, e funziona come espediente narrativo per creare attesa, suspence.
Ma se il protagonista è Brandes, solo lui con i suoi ricordi, ecco che come per magia - ma la scrittura non è magia? - la scena si anima e arrivano tutti, suo padre e sua madre, Alma, Erika, Marcellus Goldschmidt, il sergente Forkel, la "Binz", Lisa, i maestri dell'Accademia.
"E' un peccato che tanta gente sia entrata e uscita dalla mia vita e abbia lasciato solo tracce di ricordi più o meno sparsi. Come io nella loro immagino ... Mi chiedo spesso cosa ne sia stato del tale e del tal'altro. Forse si tratta di un ultimo impeto di curiosità nostalgica prima di scomparire ... però è evidente che dovrò confortarmi col poco che so. Il resto è come se non fosse mai esistito".
Alcuni di questi personaggi/fantasmi entrano in gioco evocati da oggetti minimi ma carichi di significato: un bilancino, uno zootropio, un cestino da cucito, manifesti di mostre e spettacoli.
E poi ci sono i quadri, la magia della scrittura che si intreccia con la magia della pittura.
E' suo padre che ha aiutato Brandes a scoprire l'anima dei colori ed ha animato la sua infanzia con storie fantastiche, storie che i lettori non potranno dimenticare.
Senza anticipare nulla dell'originale finale, rimandiamo all'esergo che è poi una citazione di Georges Braque: "Ci rimane solo quello che non ci tolgono, ed è il meglio di noi stessi".


Giancarlo Montalbini  (24-02-2009)

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