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Nei primi mesi del 1925 Paul Eluard e Benjamin Pèret sfornano nelle pagine della rivista Rèvolution Surréaliste i 152 proverbi più folli e geniali che siano mai stati inventati. Scrittura automatica, frammentaria, dadaista che si trasforma in un esemplare atto di libertà culturale.
Proverbi surrealisti: Taglia e incolla prima di tutto, nel labirinto delle parole con i surrealisti
Non ci sono gioielli senza ebbrezza.
Non c'è migliore introduzione a questi piccoli e bizzarri versi, se non quella puntuale e dettagliata di Antonio Castronuovo che apre la raccolta: "Se si intendeva procurare alla vita una piena libertà, il surrealismo doveva conoscere il funzionamento del pensiero. Per giungere a questo inventò, oltre al resto, la pratica della scrittura automatica: il surrealista si abbandonava senza inibizioni al flusso della coscienza irrazionale, si faceva possedere dal puro automatismo psichico che, lungi dal produrre cose illogiche, gli concedeva invece di pescare immagini della mente. La scrittura automatica non inventava nuovi processi del pensiero ma scopriva quelli profondi che lo reggono, giungendo ad accordare dicibile e indicibile". Oltre che surrealisti, questi proverbi sono un po' anche dadaisti (vista, tra l'altro, la dedica a Tristan Tzara, che diventa il proverbio numero 153) quando giocano con le parole in assoluta libertà associandole in modo casuale e repentino ("Tre datteri in un flauto" oppure "Un po' più verde è men che biondo"), in cerca soltanto di un ritmo o di un colore. Allora visto lo spirito eccentrico è bene ricordare che qualche significato, magari imprevisto e subliminale, viene a galla dalle profondità della coscienza quando "Gli amanti intersecano le amanti" e che forse, nella spontaneità delle associazioni, un piccolo proverbio surrealista ("Fatta la strada, val la pena rifarla") anticipa l'urgenza di Jack Kerouac (e magari, vista l'estemporaneità delle parole, anche di William S. Burroughs) e, scegliendogli un altro senso, potrebbe riassumere l'inettitudine di intere classi di amministratori e politici che ormai non distinguono realtà da realtà (ovvero le buche dalle strade). Paradossalmente, il mondo è più surreale adesso che nel 1925 e questi proverbi, se proprio non aiutano a leggere tra le righe, almeno sono una boccata d'aria fresca per la mente. Ultimo appunto: nella traduzione si perdono inevitabilmente alcune rime e assonanze piuttosto ardite (come quel proverbio che fa: "Un clou chasse Hercule", che diventa "Chiodo scaccia Ercole", e non si poteva fare altrimenti) però nella stragrande maggioranza dei casi lo spirito irriverente, caustico rimane intatto e infine si trova anche il proverbio che può essere assunto come il motto di tutte le scombinate, sincere, geniali teorie surrealiste che potrebbero essere riassunte in "Vivere d'errori e di profumi". Sarebbe meglio per tutti, anche per la fanghiglia, per il farmacista e per le amarene.
Marco Denti
(14-01-2009)
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Il libro mascherato
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