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Le ragazzacce
The Big Girls
Susanna Moore 
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Romanzo, Stati Uniti 2007
232 pp.
Prezzo di copertina € 15
Traduzione: Silvia Piraccini
Editore: Guanda , 2008
ISBN 978-88-6088-230-1


Guanda

Che cosa ha spinto la dottoressa Forrest a lavorare come psichiatra nel carcere di Sloatsburg? Helen, una sua paziente condannata all'ergastolo per aver ucciso i figli, forse l'aiuterà a trovare la risposta. Poi ci sono Hike Bradshaw, capitano delle guardie carcerarie e innamorato della dottoressa, e Angie, una giovane e spregiudicata attrice di Hollywood. Questi quattro personaggi ci accompagnano per tutto il romanzo e le loro voci si intrecciano come le loro storie, fino al drammatico e inquietante epilogo.

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Le ragazzacce: "Un pianeta sporco è molto più vicino alla fine"

Shane era seduto sulla sponda del letto a guardarmi. Gli dissi di coricarsi da bravo bambino e lui ubbidì, e io presi in mano il guanciale, glielo premetti sul faccino e contai fino a cento. Non ricordo la piccola, ma tanta era la gioia di averli salvati tutti e due dopo mesi di agonia e paura che svenni... Il bambino deve aver creduto che stavo giocando con loro a un qualche gioco, tipo nascondino o bau-sette. In cuor loro sapevano che era per il loro bene. In cuor loro sapevano che volevo salvarli da questo mondo di tristezza e peccato.

Con il suo Le ragazzacce Susanna Moore ci fa entrare in un carcere psichiatrico femminile. Come in un gioco di ombre l'inferno della condizione carceraria sfuma in un altro inferno, popolato di demoni e fantasmi, la malattia mentale che diventa rifugio, fuga da realtà altrimenti insostenibili.
Entriamo dunque nell'Istituto penitenziario di Sloatsburg insieme alla dottoressa Forrest che lavora qui da sei mesi in veste di psichiatra e che ci fa da guida, nei diversi edifici, negli spazi comuni e privati, nel suo mondo interiore e nella sua fatica ad affrontare una realtà così difficile.
Ma avvertiamo subito che non è solo questo e che il suo è un disagio esistenziale dalle radici più profonde.
"Lo scorso autunno, quando arrivai, anche se non sembrava avevo i nervi a pezzi. Louise, mi dicevo tutte le mattine, puoi farcela. Ma la verità è che non sapevo da che parte girarmi. E' un miracolo che sia durata tanto. Mi sento ancora affaticata e strana: gli odori fetidi, il lento fiume nero, le campanelle, la luce gialla, tutto vortica attorno a me, dandomi il capogiro. E' solo questione di tempo".
Le ragazzacce comincia così, quasi una pagina di diario, e continua così fino alla fine, un diario scritto a più mani, quattro voci narranti i cui pensieri si intrecciano in un continuo e spiazzante cambio di prospettiva.
Ogni personaggio ha la sua storia da raccontare ma le protagoniste sono essenzialmente loro, la dottoressa Louise Forrest ed Helen, una sua paziente, in carcere per aver ucciso i suoi due bambini, una diagnosi di schizofrenia che l'ha salvata dalla condanna a morte.
"Quando arrivai nella mia cella mi portarono via la tuta arancione che indossavo al processo e mi consegnarono due paia di jeans di seconda mano, quattro T-shirt nere di varie taglie e sempre di seconda mano, scarpe da ginnastica nere con i fianchi elasticizzati che mi stanno alla perfezione, tre paia di calze tubolari bianche, tre paia di mutande, due reggiseni, una maglietta blu nuova e un golfino nero di seconda mano. Allora cominciai a capire che forse non mi avrebbero giustiziato. E allora cominciai DAVVERO a impazzire".
Helen vuole punirsi, vuole farsi del male. Ha già tentato due volte il suicidio e le sue braccia sono coperte di cicatrici. Helen si sente sporca, cattiva, e la dottoressa cerca di aiutarla facendole ricordare abusi e violenze subite fin da bambina ad opera del patrigno. Ma è un'operazione dolorosa, non esente da rischi.
Nella relazione analista paziente scattano spesso dinamiche difficili da gestire, soprattutto se il medico ha vissuto sulla sua pelle quei sintomi, quelle fantasie, quel disagio che dovrebbe curare.
La dottoressa Forrest ha un figlio di otto anni e sa bene, per esperienza diretta, come la maternità possa a volte divenire un elemento di rottura nell'equilibrio psicologico di una donna, fino a comprometterne la salute mentale.
"Me lo tolsero nell'istante stesso in cui nacque e con una sedia a rotelle mi portarono direttamente dalla sala parto al reparto psichiatrico. Qualche volta penso che non ero affatto matta, ma solo stanchissima. Quando finalmente mi lasciarono tornare a casa non riuscivo a smettere di piangere. Per dare al bambino il biberon di grigio latte di soia, lo tenevo a un braccio di distanza. Per fargli il bagno portavo i guanti. Avevo la tremenda fantasia di fargli male - farlo cadere, affogarlo, buttarlo giù dalla finestra".
Louise ed Helen parlano la stessa lingua, per molti aspetti si assomigliano, è inevitabile che diventino amiche stringendo un rapporto importante per entrambe. Questa umanità che affiora nelle situazioni estreme sembrerebbe indurci alla speranza, ma è solo un'illusione. Come si legge nel risvolto di copertina, "...non c'è redenzione possibile né dal dolore né dalla violenza o dalla colpa: nonostante gli sforzi per capirsi, nonostante la fiducia e il desiderio di non lasciarsi sole, le donne si muovono in un mondo da cui pare bandita l'innocenza, in cui tutti sono vittime e tutti sono carnefici, di se stessi e degli altri. Un'immensa, sconfinata prigione".


Giancarlo Montalbini  (23-12-2008)

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