Round Robin
L'Erasmus di Federico Di Vita, una delle esperienze più significative che una persona possa avere il privilegio di fare. L'ultima stanza ovattata nella quale si potrà sostare prima di spalancare le porte verso la giungla.
Cronache da Siviglia: Un viaggio lungo un sogno
Queste ultime parole fuggono via come farfalle. La luna d'estate nascosta nelle vele tra i palazzi o il freddo sguardo di un'inglese sgusciano ugualmente inafferrabili. E allora sarà bene che io smetta il tentativo di pescarle. Quello che rimane lo stringo tra le mani come una conchiglia, dentro si sente l'eco di Siviglia. Lo porterò con me tra le città, almeno per un po'.
La Spagna, l'Andalusia, Sevilla. E' in questa città arabeggiante, piena di giardini che entrano nell'anima, di vicoli, di tapas, di parole pronunciate senza la classica "s" riecheggiante nella mente del resto del mondo quando si pensa alla Spagna, bagnata dalle fredde acque dell'Atlantico, che è ambientato l'Erasmus di Francesco Di Vita. La città rappresentata dalla Giralde, dal Guadalquivir, dalle edicole ornate con i santi, dove la settimana lavorativa e studentesca termina il venerdì.
All'inizio è sempre inevitabile paragonare la città ospitante alla propria (Roma) e nel confronto i due luoghi sembrano essere effettivamente simili (per lo meno quando questo rapporto è fatto tra una città italiana ed una spagnola). Non c'è un perdente o un vincitore: nell'esperienza, nella mentalità Erasmus, non si può entrare in un conflitto (solo a volte di idee ma strettamente personali) così profondo. Si è assaliti dal fascino dello sconosciuto e della scoperta rispetto al legame ed alla tradizione (ma non solo, dato che le città italiane sono tra le più antiche e storicamente importanti del mondo) del proprio luogo di provenienza.
Quando si paga il conto al bar e si è con amici non si usa il metodo "romano" o "genovese", ma la "ronda", cioè un giro ciascuno (considerando che lì, però, una "cana" (birra alla spina) costa mediamente un euro e cinquanta). Ci si muove in taxi, che viene a costare dai tre ai cinque euro per fare l'intero giro della città.
Le giornate sono scandite da ritmi freneticamente piacevoli: l'università, il corso di lingua, pulire, cucinare, fare la spesa. Organizzare viaggi, scambiarsi idee, punti di vista, entrare in contatto con culture e tipologie di persone inaspettate, confermando o a volte raffinando il pregiudizio verso determinate popolazioni. Si vivono amori leggeri e spensierati. Si evitano i connazionali per imparare al meglio la lingua straniera, per mettere in discussione pensieri e stili di vita. Si sente nascere un'irrequietezza che non finirà al termine del viaggio.
Un mondo, quello spagnolo, fatto anche di "botellion", "telepizza" e "corte inglés" dove, a differenza dell'immaginario collettivo in cui i fortunati abitanti della penisola iberica non fanno altro che ballare, bere ed organizzare feste lavorano, bene e diligentemente e, rispetto alle altre popolazioni, vivono. Non per lavorare, ma per respirare le loro passioni, le voglie di viaggiare, scoprire nuove cose e divertirsi. Questa è la differenza. E per questo l'autore non potrà più allontanare dal cuore e dall'anima questo immenso viaggio.
Claudia Esposito
(23-12-2008)
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Il libro mascherato
La consapevolezza dell'esistenza di altri stili di vita mette a disagio, dal momento che rappresenta una sfida alla modalità quotidianamente accettata e praticata senza porsi domande né dubbi.
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