?
lettera.com [libri con qualcosa di speciale dentro]
home
libri
articoli
archivio
Prigionieri del Paradiso
Omensetter's Luck
William H. Gass 
blank
Romanzo, Stati Uniti 1966
395 pp.
Prezzo di copertina € 12
Prefazione: Tommaso Pincio
Traduzione: Bruno Oddera
Editore: Minimum Fax , 2008
ISBN 978-88-7521-171-4


Minimum Fax

Gilean è un tranquillo sonnacchioso paesino sulle sponde dell'Ohio e l'arrivo di Omensetter è un avvenimento di cui si parlerà a lungo. La fortuna del nuovo arrivato e la sua straordinaria capacità di vivere felice in armonia con la natura e con il prossimo incuriosiscono e affascinano tutti gli abitanti. Solo il reverendo Furber, iracondo e passionale, vive la naturale indifferenza di Omensetter come un pericolo e una minaccia.

naldina naldina naldina naldina naldinagrigio

Prigionieri del Paradiso: La divina indifferenza di Omensetter

Quel che faceva Omensetter, lo faceva con tanta semplicità che sembrava un miracolo. Gli veniva facile, la sua vita scorreva facile, come la linea di pastello fluida e larga tracciata dall'uomo che disegnava caricature alla fiera.

"Mio caro amico, sarò uno sciocco, ma non riesco a capire perché un tizio abbia bisogno di trenta pagine per descrivere come si agita e si rigira nel letto prima di addormentarsi".
Il giudizio non propriamente lusinghiero, era del responsabile di una casa editrice che era stato tra i primi lettori di Swan di Proust.
Ma cosa c'entra Proust in questa sede?
Probabilmente quell'editore avrebbe espresso lo stesso giudizio leggendo Gass e avrebbe compiuto lo stesso errore.
Israbestis Tott non soffre di insonnia ma è costretto a letto durante la convalescenza da una malattia, e, per un discreto numero di righe, si perde sulla parete di fronte.
"Adesso la sua buia stanza gli sembrava fresca, una prigione riposante. Poteva immaginare di scorgere carte geografiche nella carta da parati. Le rose si erano stinte divenendo vaghi gusci rosei. Restavano soltanto alcune linee argentee lungo gli steli scomparsi e nelle venature delle foglie, chiazze indistinte del verde più pallido... la debole traccia di una geografia misteriosa. Una macchia di unto era una palude, una montagna o un tesoro. Nelle giornate fresche Israbestis andava in barca lungo una crepa, sotto i rami degli alberi, abbassando la testa. Pescava in una scheggiatura dell'intonaco. Le perche abboccavano... Le macchie rappresentavano città, i segni a matita erano ponti; chiazze d'umidità e scoloriture impresse dalle persiane simulavano campi di frumento, di avena e di granturco... Nell'ombra di un angolo la crepa sfociava in un vasto mare... uno strappo nella carta da parati sembrava proprio una linea ferroviaria, e un altro faceva pensare a una catena di montagne. Alcune goccioline d'inchiostro formavano una serie di laghi... Navigava giù per i fiumi delle crepe appena percettibili. Si apriva un varco attraverso giungle intricate e tortuose disegnate dalle foglie pallide. Arrancava attraverso spazi vuoti di deserto e si dissetava avidamente a pozze melmose... Nei giorni che passava sulla parete pensava a se stesso come un marinaio. Evocava vivide immagini di vele, di verdi onde sulle distese dell'oceano... Quando si arrampicava sull'alberatura e le molle del letto cigolavano come un ponte e una chiglia nel rollio e come il bozzetto del paranco, avvistava una nuvola scura gonfiarsi all'orizzonte... poi tutto a un tratto la bufera cessava. Vedeva la nuvolaglia schiarirsi e l'acqua sconvolta scomparire prima di addormentarsi, per un momento. In questo modo visitava i porti del mondo... Nei giorni migliori abbandonava la parete, anche se cominciava sempre da lì... si scostava dall'argine o dalla costa lungo le alture tormentate spingendosi a remi sulla palude formata dalla macchia di unto, e, prima di aver infilato l'esca sull'amo e di aver gettato la lenza nella scheggiatura dell'intonaco, si ritrovava nella storia della sua vita, fuori dalla parete, nel vecchio mondo lento".
Davvero uno straordinario pezzo di bravura. Dite che non era il caso di scomodare Proust? Se preferite possiamo evocare Joyce.
Nella dotta e stimolante prefazione Tommaso Pincio sottolinea che questo libro "dà voce al fiume delle parole e dei pensieri della gente di Gilean. Perché è il flusso di coscienza di un'intera comunità". Il problema è che talvolta il fiume diventa un torrente in piena che rischia di travolgerti.
Di certo possiamo dire che Prigionieri del Paradiso non è una lettura agevole, ma la difficoltà lo rende ancora più prezioso. Ma forse è opportuno entrare nel merito della storia.
Omensetter è l'indiscusso protagonista ma è al contempo un personaggio non personaggio, un "vuoto" come lo definisce lo stesso Gass. La straordinaria fortuna e la personalità magnetica di questo gigante buono, arrivato a Gilean in un giorno di primavera, non possono non incuriosire, affascinare, conquistare tutti gli abitanti del piccolo villaggio, tutti tranne il reverendo Furber. Del resto i due sono troppo diversi.
Omensetter vive in una sorta di beata incoscienza, felice e inconsapevole, indifferente a quanto gli accade attorno, senza i pensieri, le ansie e le paure dei comuni mortali, in piena armonia con la natura della quale interpreta ogni segno. Gilean non è il Paradiso ma Omensetter ci vive come nell'Eden, un Adamo che non ha ancora assaporato il frutto della conoscenza. "Quell'uomo vive come un gatto addormentato su una sedia... Il gatto è una creatura graziosa, si capisce. Fino a che punto è grazioso un uomo? Può essere bello il fatto che un uomo trascorra la propria vita dormendo? Si preoccupi come si preoccupa una vacca? Rifiuti anche un briciolo di responsabilità?".
Il giudizio è del reverendo Furber, un uomo contorto e profondamente tormentato, il senso della colpa e del peccato che lo ossessionano, una vita vissuta nella menzogna, senza mai essere se stesso, indossando una maschera che non gli appartiene.
Questo romanzo nasce dallo scontro tra questi due universi così lontani e inconciliabili, e diventa l'occasione per riflettere sulla natura umana e sul senso dell'esistere, su di noi e sul nostro modo di vivere.


Giancarlo Montalbini  (18-11-2008)

Leggi tutte le recensioni di Giancarlo Montalbini


Vota il libro!
La media è 2.42 (19 voti)
 

Altri libri per parola chiave
Attraverso il paradiso
Il paradiso del diavolo
Inquietudine in paradiso
L'amante del paradiso
L'imperfezione è il nostro paradiso
Sembra proprio di stare in paradiso
Un paradiso all'inferno
Un'ora e mezza dalle parti del paradiso
mascherato  Il libro mascherato

Riteniamo che il sistema alimentare debba essere riorganizzato sulla base della salute: per le nostre comunit`, per le persone, per gli animali e per il mondo naturale.


newsletter news - lettera


cerca


Feed - lettera

rss RSS / atom Atom