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La caccia. Io e i criminali di guerra

Carla Del Ponte 
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Saggio, Svizzera 2008
400 pp.
Prezzo di copertina € 20
Curatore: Chuck Sudetic
Traduzione: Bruno Amato
Editore: Feltrinelli , 2008
ISBN 9788807171444


Feltrinelli

Con la toga di procuratore capo del tribunale penale internazionale, dal 1999 al 2007, Carla Del Ponte ha affrontato e racconta i procedimenti per incriminare i responsabili e per rendere giustizia alle vittime di due tra i più grandi crimini contro l'umanità del ventesimo secolo: i genocidi in Rwanda e nella ex Jugoslavia.

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La caccia: Dalla parte dei morti, la caccia di Carla Del Ponte

E qui, davanti a me in questo istante, ci sono migliaia di morti i cui nomi sono andati persi nel silenzio.

Nella sua infanzia nel Canton Ticino Carla Del Ponte andava a caccia di vipere con i fratelli. Diventata adulta si è messa sulle tracce di serpenti ben più infidi e pericolosi che hanno attraversato una buona metà del sentiero della sua vita quando ha dovuto, in qualità di procuratore capo del tribunale penale internazionale, perseguire i criminali responsabili degli atroci genocidi in Rwanda e nella ex Jugoslavia. Nella sua ricostruzione, minuziosa e dettagliatissima nel raccontare piccole vittorie e grandi fallimenti, a tratti sembra di leggere un sofisticato legal thriller con una protagonista volitiva che non si fa mancare nulla (né il golf né i buoni ristoranti né, soprattutto, le Louis Vuitton) ma che non risparmia colpi al "muro di gomma" di politica & affari che rallenta o tende a impedire la giustizia. Carla Del Ponte si trova a combattere con intrighi, noncuranza, incompetenza, indifferenza, ma più spesso con un'ambiguità di fondo tra vittime e colpevoli che (come è logico) questi ultimi cercano di sfruttare a proprio vantaggio. Le decisioni non sono facili, e nemmeno semplici: spesso Carla Del Ponte ha dovuto battagliare con i propri uffici, ammonendo, licenziando, sbraitando e si è dovuta confrontare con paesi che hanno una tradizione machiavellica, Italia per prima. I colloqui con i ministri nostrani sono emblematici del "muro di gomma", definizione (non a caso) nata nel nostro paese all'epoca dell'incidente di Ustica (1980), che a ben guardare è un altro crimine di guerra mai risolto. Ma i crimini di guerra sono complessi e l'indignazione, l'orrore, persino il cordoglio sono relativi, se proprio non sono inutili. Servono prove e fatti che colleghino le prove con le più alte gerarchie, politiche & militari, perché serve poco condannare l'ultimo soldato che ha tirato il grilletto o calato la lama del machete. Carla Del Ponte con ostinazione, tenacia e con una disperata chiarezza dei suoi intenti, ha capito che tutto ciò non avrebbe avuto senso se non fosse andata a bussare alle porte delle maggiori potenze mondiali, a discutere con i rappresentanti della CIA, della NATO e, ovviamente, dell'ONU (su cui pesa un giudizio con pochi margini di consolazione: "Tanto assurda è la realtà in cui ci si imbatte lavorando con le Nazioni Unite. Non per colpa dell'organismo in sé, ma per i contraccolpi della politica di cui non può non soffrire"). Seguire l'andazzo delle sue Louis Vuitton non è soltanto un esercizio di civetteria, perché prendere la borsa e andarsene è anche un segnale diplomatico e Carla Del Ponte si rimette ben presto alla sua debolezza: "A volte l'istinto mi mette fuori strada. A volte mi fa interpretare male l'umore del mio pubblico. Ma in questo caso mi fido totalmente dell'istinto. Sento che capiscono quello che dico. So che se fallissimo ci sarebbe un prezzo infernale da pagare". La posta in gioco è molto più alta dell'assicurare a tribunali e prigioni internazionali i criminali di guerra e il senso del libro sembra racchiudersi proprio nel tentativo ideale di spiegare le motivazioni, il senso, la logica ultima della Caccia, al di là dei suoi risultati: "A mano a mano che il tempo passa e le armi diventano più letali e meno costose, permettere all'impunità di averla vinta e consentire che gli amari ricordi viventi di ingiustizie infettino intere società e interi gruppi culturali e religiosi metterà a repentaglio il benessere praticamente di ognuno, dovunque. Dobbiamo partire dal presupposto che non esista un momento poco opportuno per cominciare ad accumulare prove e trovare testimoni, per presentare accuse, per eseguire arresti e, per quei casi confermati, per emettere giudizi contro i perpetratori di ogni parte di un dato conflitto". Nonostante le sconfitte, che Carla Del Ponte ammette senza falsi pudori ("C'è uno strano senso di vuoto che scende nell'anima con un simile fallimento dopo otto anni di battaglie e aspettative che oscillano all'impazzata") il suo lavoro serve e servirà a tracciare una linea oltre la quale l'impunità non può andare e essendo, per sua stessa ammisisone "più una cacciatrice di serpenti che una studiosa di diritto", ha ben ragione Carla Del Ponte a dire che adesso tocca a scrittori e storici cominciare a costruire sulle fondamenta che il suo tribunale ha lasciato. Un atto, in fondo a un tomo di quattrocento pagine, di estrema sensibilità perché la giustizia ha un peso indiscutibile, ma le condanne della storia non hanno appelli.

Marco Denti  (28-10-2008)

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