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Memorie di una contadina
Bab'ja Dolja
Lev Nikolaevic Tolstoj 
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Romanzo, Russia 1886
120 pp.
Prezzo di copertina € 9,50
Traduzione: Isabella Panfido
Editore: Casagrande , 2008
ISBN 9788877134912


Casagrande

Dal racconto orale di una contadina della Tula, nasce una storia che, a partire da un matrimonio obbligatorio, traccia un'esistenza povera e tormentata nella Russia degli zar. Una lotta per la sopravvivenza, non sempre a lieto fine, tra gli stenti, la fatica, i lunghi inverni e persino la deportazione in Siberia.

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Memorie di una contadina: L'ultima corvèe, vita agra nella Russia degli zar

Stava lì quel mio omettino da niente, non volevo neanche guardarlo, ma baciarlo bisognava. Devo rassegnarmi: ci baciamo, ci inchiniamo al prete, tutto come si deve. E il pope brinda.

La storia, a parte la visione generale e le cesellature del Maestro (soprattutto nel finale e nel titolo), è in gran parte vera e come è stata raccontata dalla Anisja alla cognata di Tolstoj. Si narra di un matrimonio combinato, della fatica di vivere nella campagna russa e in una famiglia acquisita con una suocera, Kozlicha, che è il vero deus ex machina nelle vicende famigliari, del vivere afflitti dalla fame e dalla miseria che si trasformano in disperazione quando il marito di Anisja viene deportato in Siberia per un maldestro tentativo di furto. La svolta nella vita di Anisja arriva proprio in quel momento, mentre dice lei, "vivevamo così né male né bene": da lì in poi la sua esistenza è una lotta infinita contro le privazioni, gli stenti, le ingiurie e l'arroganza dell'autorità e della burocrazia che richiede di nuovo tutte le "carte" anche quando il marito ha scontato la sua colpa in Siberia, morendo per sfinimento. Nel racconto di Anisja, innocente fino alla brutalità, non si delinea soltanto la personalità di una donna aggrappata con le unghie alla vita e il suo sconforto davanti alla disgregazione della famiglia (oltre al marito, vedrà morire anche i figli), ma tutta una realtà rurale fatta di gesti poveri, spesso intrecciati ad una fede grezza che non basta e non aiuta, se non come consolazione. Il contesto sociale, la vita dei plebei in campagna, l'impero che chiede tasse e soldati senza dare nulla in cambio, piccoli e grandi sfruttamenti nonché il tran tran, spesso perfido e tagliente, dei paesi spersi nella provincia russa rimane quasi sullo sfondo, nonostante sia chiara la collocazione umana di tutti i personaggi. Non sappiamo se e quanto il testo raccolto da T.A. Kuzminskaja sia rimasto fedele al racconto orale di Anisja (anche per via delle modifiche apportate in seguito dallo stesso Tolstoj), ma di certo si è tradotto in una narrazione epica, più che drammatica. Rendendo Anisja "un'eroina senza poema". E' una sottile citazione (quanto mai pertinente) di Anna Achmatova che Isabella Panfidi (che, oltre alla traduzione, cura la postfazione, utilissima a ricostruire le complesse vicende editoriali del libro) mette a sigillo di un piccolo libro, forse sfiorato appena dalla maestria di Tolstoj, forse forgiato dal materiale ruvido dell'oralità, ma che in ogni caso puzza di vita, di morte, di lavoro, di malattia e di fatica anche a distanza di due secoli.

Marco Denti  (14-10-2008)

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