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Chiamami col tuo nome
Call me by your name
André Aciman 
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Romanzo, Stati Uniti 2007
271 pp.
Prezzo di copertina € 15,50
Traduzione: Valeria Bastia
Editore: Guanda , 2008
ISBN 9788860880673


Guanda

Chiamami col tuo nome è il racconto dell'attrazione improvvisa e travolgente che sboccia tra due ragazzi, il diciassettenne Elio, figlio di un professore universitario, in vacanza con la famiglia nella loro villa nella riviera ligure e un giovane ospite, invitato per l'estate, il ventiquattrenne Oliver, che sta lavorando alla sua tesi di dottorato. Quell'estate della metà degli anni Ottanta viene rievocata, a distanza di vent'anni, dal più giovane dei protagonisti. Sconvolti e totalmente impreparati di fronte allo scoppiare di questa passione, i due inizialmente tentano di simulare indifferenza, ma con l'avanzare dei giorni vengono travolti da un'inesorabile corrente di ossessione e paura, seduzione e desiderio. Quello che Elio e Oliver proveranno in quei giorni estivi e sospesi in Liguria e durante un'afosa notte romana sarà qualcosa che loro stessi sanno non si ripeterà mai più: un'intimità totale, assoluta, un'esperienza che li segnerà per tutta la vita.

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Chiamami col tuo nome: Quello che gli uomini non dicono

Chi legge lo fa per nascondersi. Per nascondere chi è realmente. E chi si nasconde non sempre si piace.

"Non provare niente per non rischiare di provare qualcosa... che spreco... " . Chi abbia la fortuna di essere così privo da pregiudizi e barriere per accettare una melanconica, straziante meditazione sull'amore e sul tempo, condotta con straordinaria eleganza ad un passo dal precipizio dei luoghi comuni, non si faccia scappare questo romanzo. L'ispirazione proustiana, emozionale e catartica, pervade ogni pagina secondo parametri estremamente raffinati e leggeri: la riviera ligure e Roma prendono forma in una visione mitica, ancestrale, eterna. Da un punto di vista strettamente lessicale, inoltre, è davvero incredibile come non compaiano mai riferimenti all'omosessualità della storia, a conferma dell'intelligente prospettiva di un amore fortemente connotato al maschile (del resto la prospettiva gay del romanzo è certamente fondamentale ma non essenziale, a fronte dell'universalità del sentimento), ma libero dalle gabbie degli stereotipi che, ad ogni livello, condizionerebbero anche involontariamente la lettura. Allo stesso tempo però è interessante l'assenza della parola amore, che ritorna in negativo soltanto nel titolo di un libro, E se l'amore, che simboleggia l'alterità banale dalla quale rifuggire. Quasi come se la parola amore fosse, per un uomo, talmente logora ed abusata da perdere la potenza del gesto che sottende, delle emozioni indicibili a parole ma solo a silenzi, perdute in un sentimento così comune eppure sempre così diverso. A maggior ragione in una storia d'amore tra due uomini; ammesso che amore sia, ovviamente. E forse non c'è un sostantivo che possa riassumere la complessità dell'incontro tra i due protagonisti, se non lo scambio dei loro nomi propri, in una fusione d'identità, e non soltanto di corpi. Chiamarsi col nome dell'altro significa fondersi, trovarsi, riconoscersi. Ecco perché questo libro costituisce una raffinatissima esperienza di cesello sulle accezioni semantiche, sempre molto precise e d'estrema caratura.
Nei dialoghi tra i protagonisti -fatti di poche parole e a volte di soli cenni d'intesa- la complicità e il fascino di quello che gli uomini non dicono, ma lasciano nascosto in una comunicazione che prescinde dalle parole e si fa gesto, azione.
Proprio quando il momento forse centrale di tutto il romanzo è costituito da un dialogo, ma non tra i protagonisti, bensì tra uno di loro e il padre. Al centro del romanzo un dialogo, al centro del quale Aciman inserisce piccole frasi che costituiscono il momento più alto della storia, e come spesso succede, è un escamotage compositivo per far emergere, con la passione più intensa, la verità: "...cuore e corpo ci vengono dati una volta sola. La maggior parte di noi non riesce a fare a meno di vivere come se avesse a disposizione due vite, la versione temporanea e quella definitiva, più tutte quelle che stanno in mezzo. Invece di vita ce n'è una sola, e prima che tu te ne accorga ti ritrovi col cuore esausto e arriva un momento in cui nessuno lo guarda più, il tuo corpo, e tantomeno vuole avvicinarglisi. Adesso soffri. Non invidio il dolore in sé. Ma te lo invidio, questo dolore".
E forse a lettura finita resta soltanto il vento dei ricordi che trascende le parole e il loro significato (e torna inesorabile il riflesso della frase di chiusura de Il nome della rosa di Umberto Eco "Stat rosa pristina nomine - nomina nuda tenemus", profetica maledizione della retorica sterile di questi ultimi anni): come se nell'amore in fondo non restassero solo che due nomi di persona, fusi l'uno nell'altro come cosa sola, come nome solo.


Alberto Campagnolo  (30-09-2008)

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